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STORIE DI CERAMICA     (Giugno 2018)
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IO E FRANCESCO

 

di ANNAMARIA RICCIO

 

A chi non è simpatico? Sentito parlare male del papa? Mai. Chiunque vorrebbe conoscerlo. Da quando si affacciò al balcone di San Pietro quella fredda sera del 13 marzo 2013 quell’uomo,adorno nella sua rappresentanza, ma umile nella sua persona, mi ha subito preso, facilitando il mio percorso di fede.


Il gran momento è arrivato. Il presidente dell’Ordine dei giornalisti, pressato dalle continue richieste, è riuscito ad ottenere l’udienza privata. In una splendida mattina assolata di settembre, ci dirigiamo, dopo aver superato il controllo, verso il portone che dà adito, attraverso scaloni e cortili, alla Sala Clementina, dove incontreremo Sua Santità. All’improvviso si apre la porta laterale e cala il silenzio: entra  con tratto disinvolto apprestandosi verso la sua poltrona e si pone di fronte a noi, ci guarda e con quella faccina buffa che solo lui sa fare, ammicca facendo il gesto con la mano di sederci.

Dopo il discorso di inizio del Comunicatore della Santa Sede e del presidente OdG Iacopino, prende la parola leggendo il discorso preparato, ma per niente impostato. Nulla di papa Francesco sembra essere scontato: anche leggendo le righe fa trasparire una spontaneità inusuale. Tre le raccomandazioni ai giornalisti: amare la verità, vivere con professionalità, rispettare la dignità umana. Il giornalista secondo Francesco, possiede la capacità di pilotare la notizia, assumendone il delicatissimo compito della corretta diffusione e informazione. Il papa si intrattiene poi, piacevolmente con i bambini, come fa sempre, ci saluta personalmente avendo parole di incoraggiamento per tutti. Con un nodo alla gola di commozione gli dico:” Santità, in un momento triste della mia vita, quest’incontro è un raggio di luce. Pregherò per Lei, come sempre ci chiede, ma Lei ci benedica sempre”.

Andando via, percorro un breve tratto insieme a padre Georg  e, alla mia constatazione di un abbinamento felice con Francesco in quanto due persone radiose, mi risponde con un freddo sorriso ed un marcato accento tedesco:” Sono radioso, ma so essere anche rabbioso..” Raggelata da queste parole, vado via rimuginando che quell’omino in bianco, simpatico e spontaneo è così lontano e diverso dalla “corte” che gli sta intorno. La sua fede, la sua determinazione, la sua semplicità e bontà vincono su tutti.

Con il cuore leggero cammino per le strade di Roma con una certezza nel cuore: ho conosciuto un futuro Santo.

(Ottobre 2016)

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