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Mattia Preti, arte e omicidi   di Antonio La Gala   Mattia Preti, uno dei maggiori pittori del Seicento napoletano e italiano, è noto ai vomeresi...
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Galleria Salotto Cerino - Pozzuoli “Il golfo di Napoli  tra storia, natura e degrado”   Giovedì, 2 marzo, alle ore 19,  è stata inaugurata la mostra...
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All’asilo dalle suore   di Luigi Rezzuti   Ogni volta che Enrico si trovava davanti a quel muro scrostato, non poteva fare a meno di fermarsi e...
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A San Valentino …abbiamo tutti 20 anni   Al Museo del Mare, il 14 febbraio, non per nostalgia ma perché anche se i nostri capelli sono bianchi,...
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Il pittore Gaetano Ricchizzi   di Antonio La Gala   Figura singolare di uomo e di artista, Gaetano Ricchizzi, (Napoli 1879 - Napoli 1950), è fra i...
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L’antica chiesa di S. Gennariello   di Antonio La Gala   La chiesa più antica del Vomero è quella di S. Gennariello, in Via Cifariello, più nota...
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PREMIO SALVATORE CERINO  
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Andiamo a teatro a cura di Marisa Pumpo Pica   "Io e Napoli"   Al TEATRO DIANA, da giovedì 5 maggio, GINO RIVIECCIO in "Io e Napoli" di Gino...
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Miti napoletani di oggi.47

LE PISTE CICLABILI

 

di Sergio Zazzera

 

Se dovessi azzardarmi ad affermare che il balcone di casa mia è un palcoscenico teatrale, sicuramente mi si riterrebbe pazzo. Viceversa, a Napoli esistono, da qualche tempo, marciapiedi e sedi stradali pedonalizzate, che un semplice disegno di bicicletta stilizzata, dipinto a vernice bianca, ha trasformato in piste ciclabili, senza che nessuno abbia sollevato questioni d’identità (almeno, a quanto sembra). Cito, per tutti, il viale Kennedy e via Chiaja, ma l’elenco completo è notevolmente più consistente.

E qui il falso linguaggio (leggi: falsa denominazione di un ambito spaziale) balza evidente, se soltanto si pensa alle piste ciclabili di altri luoghi, che sono realizzate in maniera tale, che risultano nettamente separate, sia dalla parte pedonale della strada, che da quella carrozzabile. In realtà, ricordo di averne viste a Valencia, in Spagna, alcune simili a quelle napoletane, tracciate a vernice sui marciapiedi: questi ultimi, però, sono larghi all’incirca il triplo di quelli napoletani, il che consente la pacifica convivenza di ciclisti e pedoni. Tanto più, se, poi, si pensa che, in quella città, i primi di costoro hanno acquisito un’educazione all’uso della strada, che impone loro di procedere a velocità moderata, stando attenti a evitare d’investire i secondi e annunciando la loro presenza col segnalatore acustico. Da noi, viceversa, il pedone diviene una sorta di bersaglio per il tiro a segno, che sembra costituire lo sport preferito dai ciclisti, i quali mostrano di non porsi neppure il problema della moderazione della velocità. Per non dire del rispetto delle norme sulla circolazione stradale, dal momento che anche la bicicletta è un veicolo.

(Novembre 2016)

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