NEWS

Parlanno ’e poesia 11   di Romano Rizzo    E. A. Mario   E. A. Mario (al secolo Giovanni Gaeta) è stato un monumento nella storia della poesia e...
continua...
Miti napoletani di oggi.68 L’attesa del mezzo di trasporto   di Sergio Zazzera   La scena si ripete tutti i giorni, anche più volte nella stessa...
continua...
SPIGOLATURE   di Luciano Scateni   Effetto infestante dei migranti Ecco l’incipit di questa nota: la gramigna, la parietaria, i trifogli, invadono i...
continua...
Andiamo a Teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   “Two”, una coppia alle prese con dinamiche da bar Alla Sala Pasolini di Salerno nell’ambito della...
continua...
La luce del mito   di Gabriella Pagnotta   I recenti avvenimenti, accaduti a Bardonecchia e a Mentone, hanno diviso l’opinione pubblica e hanno...
continua...
CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A   di Luigi Rezzuti   Ormai siamo all’ultimo giro di boa del campionato di calcio di serie A. La Juventus ha già vinto...
continua...
Infanzia di Giambattista Vico   di Antonio La Gala   In passato si credeva che Giambattista Vico fosse nato nella piazza dei Girolamini e lì, nel...
continua...
MONDIALI DI CALCIO 2018   di Luigi Rezzuti   Dal 14 giugno al 15 luglio, trentadue giorni di sfida tra 32 squadre nazionali di ogni continente,...
continua...
LA PRIMAVERA  E’ ALLE PORTE   di Luigi Rezzuti   Se qualcuno ci chiede “Quando inizia la primavera” siamo abituati a rispondere il 21 marzo, ma non...
continua...
Parlanno ’e poesia.3   di Romano Rizzo    Non so se vi siete mai chiesto quali sono i motivi che inducono a preferire una poesia ad un’altra, un poeta...
continua...

Parlanno ‘e poesia 8

 

di Romano Rizzo

 

Gennaro Esposito

Una delle più dibattute teorie sull’arte e la poesia è certo quella relativa al ruolo che l’arte e la poesia devono avere rispetto all’epoca in cui sono prodotte. Molti sostengono che la poesia, e l’arte in genere, debba essere rappresentazione fedele dell’epoca in cui ha origine e debba essere necessariamente portatrice di un messaggio di ammonimento o di denuncia. Gennaro Esposito, che ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere da vicino, ha sentito con forza questa istanza e, incurante del fatto che questa Sua posizione, profondamente innovativa, avrebbe potuto attirargli gli strali degli irriducibili estimatori della poesia tradizionale, ha indicato alla poesia un percorso diverso ed inesplorato. Per questo è stato inizialmente osteggiato da coloro che amavano la poesia digiacomiana, ma guardato con curiosità e simpatia dagli estimatori della poesia di Russo e di Viviani. In particolare.Gennaro Esposito è stato dalla critica definito poeta sociale per la tematica da Lui preferita, in quanto, fedele fino in fondo alle Sue convinzioni politiche. In ogni Suo scritto, infatti, si può leggere la denuncia delle tristi condizioni di vita di tanta parte dell’umanità, purtroppo derelitta e abbandonata. Il più grande pregio della Sua poesia, a mio parere, risiede nella straordinaria capacità di raggiungere e coinvolgere una gran massa di lettori per merito di un ingegnoso accorgimento cui l’Esposito, con grandissima ed ineguagliabile maestria, molto spesso ricorre : Fa seguire ad una accorata e particolareggiata descrizione di una situazione, che ingenera sdegno e compassione, una battuta  fulminante, ad effetto, che condisce il tutto con un pizzico di bonomia, filosofia e benevola ironia. Per questo alcuni lettori, non molti, per fortuna, apprezzando e gustando i finali delle sue poesie, considerano l’Esposito un poeta divertente e non colgono il senso di protesta e denuncia che è in quasi tutte le sue opere. Ineguagliabile ed ineguagliato maestro in quelle che Lui chiamava “ chiuse”; maestro perché voce nuova che ha avuto il coraggio di rompere con un passato glorioso; maestro perché ha dato alla sua poesia la missione di denunciare con forza le brutture della nostra società, Gennaro Esposito è stato un grande poeta, la cui opera meriterebbe di essere riesaminata e rivista con attenzione da una critica, capace di cogliere e mettere in luce tutte le sfumature. La Sua figura è quella di chi ha dato una veste nuova alla poesia napoletana, legandola alla vita odierna con tutte le sue miserie, di cui ha reso testimonianza, addolcendo le denunce e le proteste con il sorriso.

Invidia crepa !

di Gennaro Esposito

 

Ajere, verso ô cinema Bellini,

s’è miso nnanze a mme nu furguncino :

tra massarizie e ciento cianfrusaglie,

ce steva ‘a coppa tutta na famiglia.

 

Penzaje : sarranno forse sinistrate

o nu padrone ‘e casa ll’ha sfrattate ?

E se purtava ‘ncopp’a chillu mezzo

‘o ppoco ‘e rrobba, ‘a povera “ricchezza”.

 

Na ceffuniera, na spallera ‘e lietto

e ncopp’a nu cummò ddoje culunnette;

cchiù ‘ncopp’ancora, ‘int’a na bacinella,

tazze, bicchiere, piatte e caccavelle;

 

ddoje rete ‘e lietto e quatto pagliericcie,

e chella ch’era stata na pelliccia;

nu Sangennaro chino ‘e cemmeraglie,

nu tavulino e cinche segge ‘e paglia.

 

Nnant’a st’architettura ‘e rrobba vecchia,

ce steva ‘a nonna cu ‘e sciucquaglie â recchia.

Sta rrobba…misa una ‘a coppa a n’ata,

pareva ‘o monumento ô disperato..

 

Stu furguncino, buono pe ghì ô scasso,

quanta miseria se purtava a spasso !...

S’alluntanaje scanzanno fuosse e prete..

« Invidia crepa !» teneva scritto arreto…

 

(Novembre 2016)

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen