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Pensieri ad alta voce di Marisa Pumpo Pica   Il successo dello scrittore   Il nuovo anno si apre sempre ricco di speranze, ma spesso anche sul filo...
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"CONCERTO PER ARCHI E FILI D'ERBA"  
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La Prima Edizione de “Il Presepe Vivente” a Boscotrecase (NA) nell’antica contrada Oratorio Una straordinaria occasione per conoscere vecchi mestieri e...
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Abolizione delle monete da 1 e 2 centesimi di euro   di Luigi Rezzuti   Qualche anno fa, avemmo modo di denunciare lo spreco di danaro da parte...
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E  POI ... Rio, inferno e paradiso di Raffaele Calafiore   di Luigi Alviggi   Copacabana, Ipanema, sono nomi che rievocano immagini prestigiose di...
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TEATRO BOLIVAR - start up stagione 2016/2017   DUETTI 200 grammi di teatro a sera direzione artistica Ettore Nigro e David Jentgens   29|30...
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Miti napoletani di oggi.44 Labirinto napoletano   di Sergio Zazzera   Il mito classico del labirinto è noto a tutti: l’assatanata Pasifae si lascia...
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Parlanno ‘e poesia 8

 

di Romano Rizzo

 

Gennaro Esposito

Una delle più dibattute teorie sull’arte e la poesia è certo quella relativa al ruolo che l’arte e la poesia devono avere rispetto all’epoca in cui sono prodotte. Molti sostengono che la poesia, e l’arte in genere, debba essere rappresentazione fedele dell’epoca in cui ha origine e debba essere necessariamente portatrice di un messaggio di ammonimento o di denuncia. Gennaro Esposito, che ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere da vicino, ha sentito con forza questa istanza e, incurante del fatto che questa Sua posizione, profondamente innovativa, avrebbe potuto attirargli gli strali degli irriducibili estimatori della poesia tradizionale, ha indicato alla poesia un percorso diverso ed inesplorato. Per questo è stato inizialmente osteggiato da coloro che amavano la poesia digiacomiana, ma guardato con curiosità e simpatia dagli estimatori della poesia di Russo e di Viviani. In particolare.Gennaro Esposito è stato dalla critica definito poeta sociale per la tematica da Lui preferita, in quanto, fedele fino in fondo alle Sue convinzioni politiche. In ogni Suo scritto, infatti, si può leggere la denuncia delle tristi condizioni di vita di tanta parte dell’umanità, purtroppo derelitta e abbandonata. Il più grande pregio della Sua poesia, a mio parere, risiede nella straordinaria capacità di raggiungere e coinvolgere una gran massa di lettori per merito di un ingegnoso accorgimento cui l’Esposito, con grandissima ed ineguagliabile maestria, molto spesso ricorre : Fa seguire ad una accorata e particolareggiata descrizione di una situazione, che ingenera sdegno e compassione, una battuta  fulminante, ad effetto, che condisce il tutto con un pizzico di bonomia, filosofia e benevola ironia. Per questo alcuni lettori, non molti, per fortuna, apprezzando e gustando i finali delle sue poesie, considerano l’Esposito un poeta divertente e non colgono il senso di protesta e denuncia che è in quasi tutte le sue opere. Ineguagliabile ed ineguagliato maestro in quelle che Lui chiamava “ chiuse”; maestro perché voce nuova che ha avuto il coraggio di rompere con un passato glorioso; maestro perché ha dato alla sua poesia la missione di denunciare con forza le brutture della nostra società, Gennaro Esposito è stato un grande poeta, la cui opera meriterebbe di essere riesaminata e rivista con attenzione da una critica, capace di cogliere e mettere in luce tutte le sfumature. La Sua figura è quella di chi ha dato una veste nuova alla poesia napoletana, legandola alla vita odierna con tutte le sue miserie, di cui ha reso testimonianza, addolcendo le denunce e le proteste con il sorriso.

Invidia crepa !

di Gennaro Esposito

 

Ajere, verso ô cinema Bellini,

s’è miso nnanze a mme nu furguncino :

tra massarizie e ciento cianfrusaglie,

ce steva ‘a coppa tutta na famiglia.

 

Penzaje : sarranno forse sinistrate

o nu padrone ‘e casa ll’ha sfrattate ?

E se purtava ‘ncopp’a chillu mezzo

‘o ppoco ‘e rrobba, ‘a povera “ricchezza”.

 

Na ceffuniera, na spallera ‘e lietto

e ncopp’a nu cummò ddoje culunnette;

cchiù ‘ncopp’ancora, ‘int’a na bacinella,

tazze, bicchiere, piatte e caccavelle;

 

ddoje rete ‘e lietto e quatto pagliericcie,

e chella ch’era stata na pelliccia;

nu Sangennaro chino ‘e cemmeraglie,

nu tavulino e cinche segge ‘e paglia.

 

Nnant’a st’architettura ‘e rrobba vecchia,

ce steva ‘a nonna cu ‘e sciucquaglie â recchia.

Sta rrobba…misa una ‘a coppa a n’ata,

pareva ‘o monumento ô disperato..

 

Stu furguncino, buono pe ghì ô scasso,

quanta miseria se purtava a spasso !...

S’alluntanaje scanzanno fuosse e prete..

« Invidia crepa !» teneva scritto arreto…

 

(Novembre 2016)

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