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Miti napoletani di oggi.48

LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

 

di Sergio Zazzera

 

Ogni qualvolta il discorso cada sul tema della criminalità organizzata, il pensiero corre subito all’Italia meridionale, sia essa la Campania (camorra), la Sicilia (mafia), la Calabria (‘ndrangheta) o la Puglia (Sacra Corona Unita): addirittura, alcuni anni fa, un alto magistrato campano definì Napoli “l’Università della criminalità”. Al contrario, io credo (e tentai anche di spiegarglielo) che il capoluogo della nostra regione sia, tutt’al più, una delle “Facoltà” di questa ipotetica “Università”, diffusa, peraltro, su tutto il territorio nazionale; ma mi spiego.

In tempi recenti è cominciata a emergere la diffusione del fenomeno della criminalità organizzata “di tipo mafioso” (come la definisce, in maniera semplificata, la scienza penalistica) anche al di fuori dell’Italia meridionale: si pensi a quanto riferito dai media, relativamente a Roma (“mafia capitale”), al Veneto, all’Emilia, al Piemonte e alla Lombardia. Qualcuno obietterà che si tratta d’infiltrazioni al Nord di personaggi provenienti dal Sud, il che, però, non è sempre vero, come potrà essere chiarito dall’esempio che segue.

Chi mi conosce, sa che, in una mia “precedente esistenza”, ho esercitato funzioni giurisdizionali; e, in particolare, a Milano, nei primi anni 70 del secolo scorso. Ebbene, alcuni dei nomi, che di recente si sono letti sui giornali e uditi alla radio o alla televisione, relativamente alla criminalità operante in questa città, avevano già “sfilato” (si fa per dire) davanti a me in quel periodo; e non si trattava di personaggi saliti dal Sud, anzi, i loro cognomi ne denunciavano l’origine locale. Soltanto che, evidentemente, la consegna per i media era quella di non divulgare tali notizie, probabilmente per salvare l’immagine cittadina. Nel che, poi, consiste il “falso linguaggio”, ovvero il mito di un fenomeno, che in sé, di mitico, non avrebbe proprio nulla.

(Dicembre 2016)

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