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Un libro a Teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   Sabato, 5 marzo, alle ore 11.30, nella sala del Teatro Diana, nell’ambito della rassegna...
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Luca Postiglione. La vita come un sogno dorato   di Antonio La Gala   Luca Postiglione (1876-1936) fu un artista - pittore e poeta - attivo nei...
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NAPOLI CAMPIONE D’INVERNO   di Luigi Rezzuti   Solo per la squadra del Napoli  il 2017 non ha portato sfortuna, anzi ha dimostrato che la forza dei...
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PROGRAMMA dei CORSI dell'associazione 1virgola618   Eventi 2018 Percorso di riconoscimento di  ERBE spontanee sabato 3 marzo   ore 14-18con Alberto...
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Nati per donare?   Sabato 8 aprile, ore 17.30, via Cappella Vecchia, 8-b, 1° piano (citofono n. 1003), l’Associazione lucana Giustino Fortunato di...
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FINALMENTE RISOLTO IL MISTERO DEL TRIANGOLO DELLE BERMUDA   di Luigi Rezzuti   Ormai tutti conoscono, almeno per sentito dire, il Triangolo delle...
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“Quello che vedo”, la webserie sull’autismo di Maurizio Casagrande, in giro per le scuole   di Marisa Pumpo Pica   La webserie “Quello che vedo”,...
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LA COMUNITA’ EBRAICA DI NAPOLI E IL PREGIUDIZIO ANTISIONISTA   Riceviamo e pubblichiamo La Comunità ebraica di Napoli esprime la propria indignazione...
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SALUTE E BENESSERE  Con Iasa a lezione di stile di vita sano tra alimentazione corretta e sport   di Claudia Bonasi   Continuano gli appuntamenti...
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Miti napoletani di oggi.49

IL NAPOLI

 

di Sergio Zazzera

 


 Devo richiamare qui, ancora una volta, l’attitudine della reiterazione del rito a generare il mito; e devo citare due deliziosi saggetti, concernenti il tema dello sport come “fenomeno religioso”: quelli, cioè, di Marc Augé (Football, Bologna 2016) e di Jürgen Moltmann (Le Olimpiadi come religione moderna, Bologna 2016), al fine d’illustrare in maniera agevole il mito-Napoli (S.S.C., s’intende).

Premetto che, per quanto motivi (più che ragioni) di carattere economico/commerciale abbiano esteso, sostanzialmente, all’intera settimana la pratica del gioco del calcio, tuttavia, la “giornata calcistica” per eccellenza rimane sempre la domenica: quel medesimo dies Domini, cioè, sacro a Dio, che in esso si riposò e che la dottrina cristiana fa oggetto di santificazione. Elementi rituali di questa pratica sportiva da parte del pubblico, poi, sono individuabili anche negl’inni, nella “ola”, negli striscioni, nell’aura “divistica” che avviluppa i campioni; fattori, tutti questi, che presentano una marcata somiglianza con i canti sacri, le giaculatorie, gli stendardi, la concezione del santo come Divus, che sono componenti essenziali del rituale della messa. Per non dire della connotazione di “fedeli”, che in qualche modo può essere riconosciuta, sia pure in senso laico, agli ultras: altrimenti, perché mai si parlerebbe di “fede sportiva”?

E dal rito al mito: mai quanto oggi, lo sport – e il calcio in primo luogo – ha sotteso interessi economici (come dicevo più sopra, ma anche politici, almeno in qualche misura); la “sana competizione” – che, pure, dovrebbe costituirne la vera essenza – passa, dunque, in secondo piano.

Che dire? Sembra proprio che la funzione di “antiparrocchia” si sia spostata, ormai, dall’osteria (secondo la pittoresca proposizione di Gabriele De Rosa) allo stadio.

(Gennaio 2017)

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