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AUSTERITA’   di Luigi Rezzuti   Non ho vergogna ad ammettere che di politica non capisco niente e di conseguenza non sono simpatizzante di nessuna...
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Villa Patrizi e S. Stefano   di Antonio La Gala   Fra le due aree collinari contigue, di Posillipo e del Vomero, possiamo individuare una zona di...
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Pensieri ad alta voce

di Marisa Pumpo Pica

 

Il successo dello scrittore

 

Il nuovo anno si apre sempre ricco di speranze, ma spesso anche sul filo della nostalgia del passato. Ed è quanto accade anche a me, in questo momento, per cui ho deciso di riprendere una vecchia rubrica che, anni addietro, ho curato, per lungo tempo su un’altra testata della quale mi occupavo, Incontro culturale. La rubrica era, per l’appunto Pensieri ad alta voce, una sorta di dialogo immaginario con i lettori sui più svariati argomenti, che, di volta in volta si affastellano alla mente, casualmente o sulla spinta di qualcosa che ci preme comunicare..  

 

Oggi il mio pensiero è andato agli scrittori.

Mi sono chiesta sempre più spesso, negli ultimi tempi, a che cosa sia legato il successo di uno scrittore. L’interrogativo è arduo e la risposta non è semplice neanche per chi, come me, ha dedicato quasi un’intera vita alla lettura dei libri e alla presentazione degli stessi nelle più frequentate librerie della città, e non solo.

Molti scrittori, oggi, sono condannati ad essere relegati nel buio del silenzio, avvolti dall’onda scura dell’anonimato, mentre altri sembrano predestinati a “magnifiche sorti e progressive”. Considerati scrittori emergenti, celebrati da più parti, balzano in breve agli onori della gloria.

Nei bei tempi andati, esisteva una buona critica letteraria, rappresentata da intellettuali preparati, attenti, severi e…neutrali. Anzi, spesso, il libro non veniva nemmeno pubblicato se non superava il “guado” del critico-consulente, il quale se ne faceva garante presso l’editore e ne rendeva possibile la pubblicazione. Ed era il lettore, in ultima analisi, a decretarne il successo, un successo non costruito, che perdurava nel tempo. Per questo ancora parliamo di Compagnone, Rea, Prisco, La Capria e così via, mentre la fama di uno scrittore, ai nostri giorni, ha una durata massima di una decina di anni. E poi su di lui cade l’oblìo.

Oggi lo scrittore è un accorto manager di se stesso. Ancor prima che il suo libro sia pubblicato, ha già la sua claque, i suoi fans, il suo clan, la sua tribù. Sì la sua tribù e, come nelle tribù indiane risuona il tam tam da un villaggio all’altro, per richiamare i grandi sacerdoti e celebrare i riti, così cantano le sirene e, da una via all’altra, da una piazza all’altra, da un vicolo all’altro della città, risuona il nome dello scrittore. È il caso letterario del momento.

I luoghi di grido, le sale più accreditate, i teatri più accorsati se lo contendono, per non parlare delle comparsate televisive. Il suo nome balza in primo piano su giornali e riviste patinate. Dai suoi libri si ricavano pièce teatrali, commedie, sceneggiati e serie tv.   

Tutto questo, preceduto e seguito da un battage pubblicitario, cui partecipano, con audace sagacia, anche alcuni politici che, dal sostegno allo scrittore e dal suo successo, ricaveranno una considerevole forza d’immagine e… di voti… al momento opportuno.

Così nascono i miti e i riti nella nostra città.

Ma, mentre scrivevo, mentre mi lasciavo andare a queste considerazioni, ho pensato al caro amico ed eccellente collaboratore de “Il Vomerese”, Sergio Zazzera, e alla sua brillante rubrica sui miti contemporanei, giunta al numero 49, e mi sono detta: “Che questo non possa essere, caro Sergio, il cinquantesimo dei tuoi miti da approfondire e sviluppare?”

(Gennaio 2017) 

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