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(Novembre 2017)
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L’OSTERIA DEL CONTADINO

 

di Luigi Rezzuti

 


L’osteria del contadino era una semplice casupola in mezzo ai campi. Chi non la conosceva, poteva pensare a un capanno per gli attrezzi.

Da più di cinquant’anni Giorgio gestiva questo bar-cucina, che consentiva a chi passasse  in quella zona di fermarsi a mangiare un piatto di fettuccine col  sugo del ragù, che bolliva sul fuoco dal giorno precedente.

Certo, durante la settimana era difficile che qualcuno si fermasse all’ Osteria del Contadino, però, il sabato e la domenica Giorgio si rallegrava nel vedere i clienti arrivare.

L’osteria era aperta dall’inizio della primavera fino all’autunno inoltrato, poi chiudeva, con i primi freddi, e Giorgio poteva stare un po’ tranquillo con la sua famiglia.

Davanti all’osteria c’era un ampio spazio per il parcheggio delle auto e tutto intorno c’erano le stalle con le mucche, gli asini e i maiali e, in  un ovile,  pecore e galline.

Egli aveva costruito, con piccoli tronchi d’alberi, una sorta di negozio-bancarella, dove  esponeva e vendeva verdure, olive, olio, zucche e frutta della sua campagna.

Fu grande la sorpresa di Giorgio quando, un giorno, da lontano, vide un grosso autobus con targa straniera avvicinarsi e fermarsi nel parcheggio e da esso scendere un arzillo autista, che non superava la sessantina e, con lui, una cinquantina di turisti tedeschi.

Restò impalato sull’uscio  ad asciugarsi le mani con uno straccio, che ogni oste tiene a portata di mano.

L’autista, un italo-tedesco, nativo della provincia di Avellino, chiese subito qualcosa da bere, mentre i turisti si incamminavano a visitare la campagna e a vedere quella bancarella, dove Giorgio esponeva i prodotti della sua terra.

Giorgio chiese all’autista se gradiva un buon  bicchiere di vino, ma l’autista rispose che, da quando guidava, non aveva mai bevuto bevande alcoliche e optò per un’aranciata.

Poi prese a raccontare: “In trent’anni alla guida di questi autobus non ho mai toccato un solo bicchiere di vino, la società mi avrebbe licenziato in tronco”. “Caspita! Trent’anni di guida…quanta strada avete fatto!” replicò Giorgio.

“Ho portato in giro per l’Europa tanti turisti, loro sì che, a pranzo e a cena, bevono senza ritegno, tanto poi li riporto io in albergo”.

L’autista continuò col dire che amava la campagna e che, durante i suoi viaggi, cercava sempre di andare in aperta campagna, alla ricerca di trattorie o agriturismi, dove gustare cibi genuini, che difficilmente si possono trovare nelle grosse metropoli.

L’oste lasciò l’autista sorseggiare la sua fresca aranciata e si affrettò ad andare in cucina per preparare il pranzo.

Intanto i turisti tedeschi, dopo  aver curiosato nella campagna, iniziarono a prendere posto nella sala da pranzo.

Giorgio portò subito degli antipasti a base di formaggi vari, prosciutto, capicollo, salame dolce  e piccante, olive nere e bianche, delle  piccole ricottine di latte di pecora di sua produzione, dei bocconcini di mozzarella, bruschette, condite con pomodorini, aglio e basilico, pane casareccio in quantità e molti boccali di vino locale, che i tedeschi bevevano con piacere.

Poi, dopo circa un’oretta, portò in tavola le famose fettuccine al sugo di ragù e, mentre i turisti mangiavano voracemente, accese la brace con dei rametti secchi e della carbonella, ponendovi sopra delle salsicce, cosciotti di pollo e costolette di capretto.

L’autista e tutta la comitiva di turisti gustarono molto questo pranzo preparato da Giorgio che, alla fine, offrì ad ognuno caffè e grappa di sua produzione.

La comitiva salutò il contadino riprendendo il viaggio. Per il nostro oste quella  fu una giornata indimenticabile e, a fine giornata, provò grande soddisfazione sia per l’affluenza dei clienti che per la novità di aver ospitato dei turisti tedeschi.

(Febbraio 2017)

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