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PRIMA DELL'OBLIO         (Marzo 2019)
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“SWINGING”: ENZA MONETTI AL PAN   di Sergio Zazzera   In principio era l’albero. Che sia quello “della conoscenza del bene e del male” della...
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Parlanno ’e poesia 4 - Giovanni Boccacciari   di Romano Rizzo   Una fìgura di primo piano, nel panorama della poesia napoletana è stata, senza dubbio,...
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Napoli Ottocento, come venivano i turisti   di Antonio La Gala   Negli anni Venti dell’Ottocento cominciarono a crescere i flussi turistici verso...
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SALUTE E BENESSERE Una casa a misura di sonno   di Peppe Iannicelli   Un terzo della giornata per lavorare, un terzo della giornata per vivere i...
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Il calcio mercato del Napoli   di Luigi Rezzuti   E’ appena terminato il campionato che già si parla di calcio mercato. Il Napoli, classificatosi...
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ANTICHI SAPORI   di Luigi Rezzuti   Con l’avvicinarsi della stagione invernale mi sono tornati alla mente gli antichi sapori di una volta, tra cui...
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Livia Carandente, Quanti figli hai? Quando l’attesa di un bebè dura più di nove mesi (Tau Editrice)   di Luciana Alboreto   A come Amore. Amore come...
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PREMIO CONCETTA BARRA - ISOLA DI PROCIDA -TERZA EDIZIONE   A settembre 2016 si è tenuta la terza edizione del “Premio Concetta Barra – Isola di...
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SEGNALIBRO a cura di Marisa Pumpo Pica   Napoli 3,0 Sguardi sulla città di Mariacarla Rubinacci Biblioteca dei Leoni, Castelvetrano Veneto,...
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Spigolature

 

di Luciano Scateni

 

Ma Vespa non è poi così insostituibile


Parla a vanvera chi della Rai ha percezione, dal divano di casa, contento  o no, di quanto propone ai suoi utenti o chi siede nelle poltrone dei piani alti di viale Mazzini, prigioniero delle dinamiche nepotistiche interne all’azienda, delle centrali direzionali che contano sul potere riflesso delle icone televisive, emanazione de partiti. Altrimenti sarebbe misterioso l’allucinante assioma della tesi “senza i volti celebri” la concorrenza è impossibile. Tutto nasce dalla legge sull’editoria che imporrebbe di retribuirli con cifre massime di duecentoquarantamila euro. “Ce li ruberebbero Mediaset e La7” lamentano i vertici Rai, con enfasi terroristica . Fingono di non conoscere il patrimonio di professionalità  che, con banali operazioni di valorizzazione,  sarebbero in grado di proporre  in tempi rapidi come successori  di Baudo, Vespa  (contratto da 1,8 milioni) , Giletti e Clerici (500mila), Fazio (2 milioni). Le controprove si sprecano. E’ dimostrato dalla storia della Rai che chiunque sia dotato di qualità televisive, se proposto ripetutamente e in fasce di grande ascolto,  dopo poco diventa “volto celebre”. A Dall’Orto e agli staff dei direttori delle Reti sarebbe sufficiente un’indagine interna accurata per scoprire giornalisti, gente di spettacolo o all’esterno, da retribuire con i citati 240mila euro, che bruscolini non sono. Non andrà così e la legge che fissa questo tetto di compensi sarà aggirata, ci si può scommettere, perché anche la Rai è parte del Paese di Pulcinella. (Nella foto Dall’Orto)

 

Calcio batte 5Stelle 1 a 0

Si è concluso con la netta vittoria del populismo calcistico il ping-pong che ha consentito ai media di riempiere senza  sforzo pagine e pagine. Lo stadio della Roma si farà a Tor di Quinto, a dispetto della logica, dell’allarme per un’area a rischio idrogeologico e dell’irragionevole priorità concessa alle bizze della Roma, alle fibrillazioni degli ultra e alla libido di parte dei grillini, che contano di tradurre in consenso partitico l’euforia del tifo giallorosso. In Campidoglio,  alle prese con i disastri della capitale, si sono arresi all’incredibile ricatto del proprietario della Roma, l’americano James Pallotta, al suo “Se non si fa lo stadio Tor di Quinto dovremo dar via i nostri migliori calciatori”. Ha vinto e i mugugni di penta stellati, contrari all’operazione, sono stati zittiti dal “comico” genovese con l’abituale piglio del despota.

 

Il mini stadio del presidente

Lo “spettacolo”  si replica a Napoli, dove l’ormai palese tirannia di De Laurentiis muove su più fronti.  Mal digerita la sconfitta di Madrid (contro la squadra campione del mondo), il proprietario del Napoli ha praticamente tacciato di incompetenza,  con sgradevole pesantezza, il tecnico Sarri e gli ha imposto di impiegare il centravanti Pavoletti, che, a giudicare dalla gara con il Chievo, ha confermato di essere lontano da un inserimento proficuo nel gioco degli azzurri. A proposito di stadi, De Laurentiis polemizza con toni duri con il sindaco De Magistris e minaccia “Trovo il terreno dove costruirlo.” Costruire cosa? L’idea decisamente discriminatoria, cioè razzista e manifestata a più riprese, ipotizza una struttura per soli ventimila posti, a prezzi compatibili con portafogli molto gonfi, che  taglierebbero fuori la gente della curva B, cioè l’intera presenza popolare di tifosi storici. Cosa ci piace? Il crescente successo sportivo della squadra multietnica Afro-Napoli United, che ha sbaragliato tutti gli avversari e vinto il campionato AICS. Questi ragazzi, emigrati da terre in guerra e senza futuro, sono la faccia buona di uno sport che muove fiumi di denaro e lo snatura. A comandare la danza miliardaria sono i petrolieri arabi, magnati Usa e da ultimi, ma solo cronologicamente, i nababbi cinesi in competizione con il resto del mondo  per accaparrarsi i migliori calciatori, alzando a cifre stratosferiche le offerte all’asta del mercato internazionale.

(Marzo 2017)

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