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CONCERTO DI NATALE - FONDAZIONE CASTEL CAPUANO     (Dicembre 2019)
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Paolo Ricci: falce e pennello   di Antonio La Gala     Una figura di rilievo nel panorama culturale della Napoli del Novecento è stato Paolo Ricci...
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Villa Patrizi e S. Stefano   di Antonio La Gala   Fra le due aree collinari contigue, di Posillipo e del Vomero, possiamo individuare una zona di...
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Come sara’ il Natale 2020?   di Luigi Rezzuti   Le nuove strette del Dpcm, dovute all’aumento dei casi di Covid 19, fanno pensare che il Natale 2020...
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Andiamo aTeatro a cura di Marisa Pumpo Pica   AL TEATRO DIANA “STORIE DI CLAUDIA”   Da mercoledì 24 febbraio fino al 6 marzo, Claudia Gerini in:...
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SALUTE E BENESSERE Dipendenza sessuale on line   di Manuela Morra   Il mondo virtuale, tanto vantaggioso per molteplici aspetti della vita di...
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CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A   di Luigi Rezzuti   Ormai siamo all’ultimo giro di boa del campionato di calcio di serie A. La Juventus ha già vinto...
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Miti napoletani di oggi.52

IL “CUOPPO”

 

di Sergio Zazzera

 

In senso proprio, a Napoli il cuóppo è il cartoccio a forma di cono capovolto; in senso figurato (e, magari, con la precisazione cuópp’âllésse) è la persona dal fisico tozzo e sgraziato. Dei due, è del primo che ho scelto di occuparmi qui, oggi che sembra avere assunto il predominio, a Napoli, nel settore dello street food. Dunque, mentre a Londra dominano fish & chips, a Parigi le baguettes con le più diverse farciture, a Istanbul il kebab, a Palermo arancine e pani c’’a mèusa, a Napoli la parte del leone spetta, ormai, al cuóppo.

Non soltanto nei quartieri popolari, infatti, hanno aperto i loro battenti botteghe dotate di friggitrice, bensì anche in quelli più chic; per non dire dei furgoni che, soprattutto nelle ore serali, infestano via Caracciolo, quel “lungomare” che, almeno (o anche?!) da questa calamità, attende ancora di essere “liberato”.

Che cosa, poi, contenga questo benedetto cuóppo è tutto da definire: c’è quello di patatine (il più comune), quello di alici, quello di baccalà, quello di frittelle di verdure o di ortaggi e via dicendo: si tratta soltanto di scegliere. Ma anche di sperare di sopravvivere: l’olio nella friggitrice sarà, magari, di palma? e dopo quante centinaia – o migliaia – di fritture ne sarà eseguito il “cambio”? e quali saranno la qualità e la freschezza delle materie prime impiegate? E quali l’impegno e l’igiene nella preparazione? Poveri quegli stomaci delle giovani generazioni!

(Marzo 2017)

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