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MI SENTO OSSERVATO   di Luigi Rezzuti   E’ sabato pomeriggio, la prossima settimana è l’Epifania, devo comprare ancora tanti regali: per mia moglie, i...
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Parlanno ’e poesia 7   di Romano Rizzo   Peppino Russo  (13 Maggio 1907 / 16 Ottobre 1993) Peppino Russo nacque a Napoli, al corso Garibaldi, nei...
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Una giornata particolare   di Antonio La Gala     “Una giornata particolare” è il titolo di un film di Ettore Scola che racconta una giornata,...
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Miti napoletani di oggi.74 IL “CAFFE' SOSPESO”   di Sergio Zazzera   Che Napoli sia diventata, già da almeno un secolo e mezzo, la “patria” del...
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La morte di G.B. Vico fra corsi e ricorsi   di Antonio La Gala   Giambattista Vico, oltre alle lezioni di storia alta, con le sue opere, ci ha...
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IN VIAGGIO CON UN RAGAZZO NIGERIANO   di Luigi Rezzuti   Era un ragazzo di sedici anni, lo sguardo vispo, un sorriso sempre stampato sul volto. La...
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Città della Scienza rinasce dalle sue ceneri Corporea e il Planetario 3D   di Luciana Alboreto   Napoli, come da ogni evento nefasto, rinasce...
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AL MUSEO DUCA DI MARTINA   (Febbraio 2017)
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EVENTI COSMOPOLIS   Giovedì 12 maggio 2016 - ore 16, 30 Auditorium Scuola media “D’Ovidio – Nicolardi Saluto della Preside Prof. Valeria...
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Miti napoletani di oggi.52

IL “CUOPPO”

 

di Sergio Zazzera

 

In senso proprio, a Napoli il cuóppo è il cartoccio a forma di cono capovolto; in senso figurato (e, magari, con la precisazione cuópp’âllésse) è la persona dal fisico tozzo e sgraziato. Dei due, è del primo che ho scelto di occuparmi qui, oggi che sembra avere assunto il predominio, a Napoli, nel settore dello street food. Dunque, mentre a Londra dominano fish & chips, a Parigi le baguettes con le più diverse farciture, a Istanbul il kebab, a Palermo arancine e pani c’’a mèusa, a Napoli la parte del leone spetta, ormai, al cuóppo.

Non soltanto nei quartieri popolari, infatti, hanno aperto i loro battenti botteghe dotate di friggitrice, bensì anche in quelli più chic; per non dire dei furgoni che, soprattutto nelle ore serali, infestano via Caracciolo, quel “lungomare” che, almeno (o anche?!) da questa calamità, attende ancora di essere “liberato”.

Che cosa, poi, contenga questo benedetto cuóppo è tutto da definire: c’è quello di patatine (il più comune), quello di alici, quello di baccalà, quello di frittelle di verdure o di ortaggi e via dicendo: si tratta soltanto di scegliere. Ma anche di sperare di sopravvivere: l’olio nella friggitrice sarà, magari, di palma? e dopo quante centinaia – o migliaia – di fritture ne sarà eseguito il “cambio”? e quali saranno la qualità e la freschezza delle materie prime impiegate? E quali l’impegno e l’igiene nella preparazione? Poveri quegli stomaci delle giovani generazioni!

(Marzo 2017)

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