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IL FURTO DEL “CAPPELLO” DI KOUNELLIS

 

di Sergio Zazzera

 

E’ del 4 marzo la notizia del furto del “Cappello”, elemento dell’installazione realizzata da Yannis Kounellis, scomparso il mese scorso, nella stazione Dante della linea 1 della Metropolitana di Napoli.

Il mio auspicio è che autore del furto possa essere stato un individuo indigente, colpito dal freddo che ci sta affliggendo in questi giorni, piuttosto che un collezionista di opere d’arte, e mi accingo a spiegarne il motivo.

Premetto (e chi mi conosce lo sa), che sono particolarmente critico nei confronti dell’arte contemporanea, relativamente alla quale condivido pienamente il punto di vista di Jean Clair, filosofo, Accademico di Francia, del quale invito a leggere la Breve storia dell’arte moderna. Ciò posto, credo che quel cappello possa essere considerato “opera d’arte”, soltanto se non è idoneo a difendere dal freddo; altrimenti, è un cappello, e basta, dal momento che della natura l’arte è soltanto imitazione.

Se, poi, quel cappello dovesse costituire per qualcuno una vera e propria opera d’arte, credo che esso sarebbe tale, soltanto se inserito nel contesto dell’installazione realizzata da Kounellis, della quale esso costituisce (meglio, costituiva) un mero elemento: preso da solo, continua a essere soltanto un copricapo. Dunque, “cornuto e mazziato” – come si dice a Helsinki – il committente del furto, qualora avesse pagato un compenso all’esecutore: a recarsi da un cappellaio, avrebbe sicuramente risparmiato parecchio.

(Marzo 2017)

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