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LA  FIGLIA  FEMMINA, di Anna Giurickovic Dato

 

di Luigi Alviggi

 


Il libro si apre nella città di Rabat ove il padre Giorgio, diplomatico italiano, l’unica figlia Maria di pochi anni e la moglie Silvia dimorano per il lavoro di lui. Questa parentesi si proietterà sull’intera narrazione, come luogo di immagini care, in cui la moglie troverà conforto quando la vita forzerà a fuggire in scenari di felicità non più raggiungibili. Maria si comporta in maniera strana tanto da far paura alla madre che la percepisce come minaccia. Il padre nicchia alle lagnanze della consorte sulle misure da prendere: grande l’affetto verso la figlia e Silvia, delusa, si conforta nel crederlo un ottimo papà. Diversi anni dopo troviamo madre e figlia a Roma, città d’origine, il padre è rimasto vittima di una morte misteriosa. Silvia ha un nuovo compagno, Antonio, ma vive sempre in funzione di Maria, vittima delle turbe infantili, e ha paura di scompensarla e subirne poi le ritorsioni. La ragazza è instabile nel tormento di troppi ricordi. E la loro forza è tale da poter schiantare anche un adulto ben rodato nell’implacabilità di un passato immutabile.

L’impatto della prima visita di Antonio in casa rompe la routine familiare. Le due donne, la figlia di soli tredici anni, poco sanno aprirsi al nuovo. Ci pensa Antonio ad accendere l’insieme e nel pomeriggio, che dovrebbe inserirsi nel solco di un incontro familiare, scatenati da Maria, affiorano istinti inarrestabili nell’uomo, travolto dall’onda di sensualità che trasuda dall’adolescente.

A Silvia non resta che stupirsi della figlia che ora appare un essere insospettato. Maria, difatti, nello spazio del pranzo e del successivo rimanere di Antonio, percorre una scala i cui gradini sembrano noti da sempre, anche se non ha vita sociale, non va a scuola, non ha passioni, vittima d’improvvise insofferenze verso tutto, con lacrime e urla. Imbocca un pericoloso meccanismo lungo il quale scivola fino a un’apparente perdita di controllo, si comporta da donna navigata e non da adolescente qual è. Le tentazioni verso Antonio, scatenate dai primi brevi contatti dei corpi, diventano coinvolgenti per l’uomo, scosso fino (e oltre) al limite del lecito. 

Il piano della figlia, spontaneo o calcolato, priva la madre di sicurezze e fa nascere dentro sentimenti di forte inadeguatezza, nella consapevolezza di essere giunta al punto di perdere l’affetto dell’amante, mentre la piccola, con minime mosse, accende nel compagno una sensualità fuori controllo, capace di ridurlo schiavo ai suoi piedi. La madre vede in lei “lo sguardo di una iena”, si sente andare in pezzi, vittima del torbido gioco filiale, che la scalza dal trono facendo del suo amore il proprio vassallo.

I protagonisti sono tutti colpevoli e, da vittime, possono anche trasformarsi in persecutori, come accade in famiglie normali, nelle quali il trascorrere dei giorni porta a debordare dai confini di ruolo per sconfinare nella depravazione. Silvia è madre dal comportamento ambiguo, che intuisce e allo stesso tempo si rifiuta di comprendere quanto accaduto in famiglia, nel timore che l’abisso la inghiotta senza rimedio. Maria, orfana, non può che riversare su di lei angosce e rancori ereditati dall’infanzia e dai quali non è stata affatto protetta.

Scavando nel passato, oggi Silvia si illumina di riflesso. Ruggero e Leopolda, lui collega di Giorgio, invitano nella dimora di campagna i freschi sposi e lì affiorano le inclinazioni di Giorgio che una moglie giovane e innamorata non arriva a percepire. È estate, i due hanno una figlia Beatrice, Bibì, dodicenne dal seno di naturale sensualità in sboccio, che tiene scoperto senza pudore. Verso di lei si appuntano i desideri dell’uomo al fondo della coscienza. Tutto si mette a fuoco con troppo ritardo, a latte già versato, perché vi si possa porre rimedio. E Silvia resta nell’incertezza non avendo forza di rinsaldarsi in alcuna convinzione. A volte pare intravedere la realtà ma gli sconvolgimenti che comporterebbe sono tali da non riuscire ad ammetterla, e ne scivola via come di fronte a qualcosa, la cui accettazione è superiore alle capacità personali. Nemmeno la psicologa della scuola riesce a spalancare la porta che ostinatamente vuole continuare a tenere sbarrata. 

Primo romanzo della giovanissima Autrice (Catania, 1989), si è imposto per la lucida descrizione della sottile perfidia alla base della critica relazione madre-figlia e per lo scottante tema trattato. Il narrato evidenzia acuta penetrazione psicologica dei personaggi e il lessico, misurato e avvincente, mette a nudo gli aspetti più segreti delle protagoniste nel complesso universo femminile, approfondito al meglio. L’amore per particolari minori rivela l’attenta meditazione dell’Autrice che osserva il circostante, esplicitato in ricchezza descrittiva. Una lettura incisiva che non ha attimi di sosta e incalza il lettore, una raffigurazione e una potenza descrittiva di tutto rilievo, considerata anche l’età della Dato.

ANNA GIURICKOVIC DATO, La figlia femmina, FAZI, 2017 – pp. 192 - € 16,00.

(aprile 2017)

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