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Un uomo pigro

 

di Luigi Rezzuti

 

Sono stanco, tanto stanco, sono stanco di essere stanco, non amo passeggiare, non amo fare shopping, mi annoio quando mia moglie mi dice di andare a fare la spesa.

Ogni volta che sono costretto ad uscire per andare in quella specie di negozietto di alimentari, sento la voce stridula della proprietaria che mi accoglie con un fastidiosissimo “Buon giorno, signore, da quanto tempo!…” che in realtà significa: “Perché non vieni tutti i giorni a fare la spesa qui?”.

Quel tono, così forzatamente gioviale, mi infastidisce. Mi sembra di essere preso per i fondelli.

Ma saranno affari miei dove vado a fare la spesa oppure no?.

Ogni volta che sono costretto ad andare lì, non faccio in tempo ad entrare che la sua voce mi innervosisce, quella falsa cortesia mi dà fastidio.   

È un negozietto piccolo piccolo che accampa pretese da “alimentari” mentre a me piacciono i supermercati. Essendo totalmente pigro, preferisco i supermercati dove trovo tutto, faccio la spesa e vado via senza dover girare da un negozio all’altro. Inoltre non sono costretto ad attraversare la strada.

Il negozietto di cui parlo è esattamente dall’altra parte della strada, proprio di fronte al mio palazzo.

Attraversare significherebbe tener conto di un sacco di fattori: le auto che vengono da destra e quelle che vengono da sinistra, scendere dal marciapiede, fare lo slalom fra le auto parcheggiate ed evitare quelle che tentano di investirmi.

La mia buona volontà si esaurisce già con il dover uscire di casa, prendere l’ascensore, pigiare il pulsante, aspettare che arrivi giù, subire il sobbalzo finale, uscire dall’ascensore, trascinare la mia strepitosa vitalità fino al portone, uscire, lasciare il portone accostato per risparmiare la fatica di doverlo riaprire al ritorno, scendere lo scalino, camminare ….

Come si può pretendere che io affronti anche tutta la faccenda dell’attraversare e poi con quale incentivo? Con il “Buon giorno, signore, da quanto tempo!” Inoltre è anche vecchia e brutta la proprietaria. No, proprio no, sono scoraggiato in partenza.

Rimango da questo lato della strada, mi guardo un po’ intorno sperando di dover salutare il minor numero possibile di persone.

In ogni caso prendo fiato e comincio, passando davanti al bar “Buon giorno”, davanti all’edicola “Buon giorno”. Allungo il passo davanti a negozi poco simpatici e arrivo finalmente al supermercato, che ha di tutto e mi evita di andare in giro a far la spesa.

Prendo tutto quanto è scritto nella nota della spesa, preparatami da mia moglie, e affronto i cinquanta metri del ritorno.

Il ritorno è una tragedia: i negozianti mi vedono passare e i “Buon giorno”, che mi sono risparmiato all’andata, li devo intascare al ritorno.

Arrivo al portone di casa: è chiuso ... Maledetto, è chiuso, estraggo il mazzo di chiavi e, se sono  fortunato, al quarto o quinto tentativo, dovrei trovare quella giusta.

Apro, arranco verso l’ascensore. Quanto mi pesano quelle due buste colme! Prego che non ci siano incontri con i vicini con i quali sarei costretto a scambiare i soliti convenevoli.

Premo freneticamente il pulsante dell’ascensore, maledetto, è all’ottavo piano, sette, sei, cinque, quattro … tre … è una tortura aspettare che arrivi … due … uno … sono ormai allo stremo delle forze … Terra! Eccolo, apriti, apriti prima che arrivi qualcuno, apriti! Finalmente si apre e mi porta fino al quinto piano.

Un sobbalzo che mi distende la colonna vertebrale e sono davanti al mio appartamento, suono il campanello, mia moglie non lo sente suonare, chiavi nella toppa, giro, giro, si apre.

Sono salvo. Entro. Pochi passi, sistemo la spesa nel frigo, mi siedo, stanco, sul divano. Completo il mio approdo togliendomi le scarpe e sto per stravaccarmi sul divano quando arriva mia moglie che, finalmente, si è accorta del mio rientro e mi grida : “Non ti sei fatto dare dal fruttivendolo gli odori?” Non rispondo, sono stanco e adesso sapete anche quanta fatica mi costerebbe attraversare la strada e sentire anche “Buon giorno, signore, da quanto tempo!”       

(Giugno 2017)   

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