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ATTUALITA' DEL PENSIERO CRITICO DI ROCCO MONTANO (Dicembre 2017)
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UNA STAGIONE CALCISTICA STORTA   di Luigi Rezzuti    Durante il periodo precampionato tutti affermavano che questa stagione 2019/2020 sarebbe stata...
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LINO BANFI   di Luigi Rezzuti   Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi, nasce il 9 luglio del 1936 ad Andria, in provincia di Bari. A quindici anni...
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IL CAMPIONATO DEL NAPOLI   dI Luigi Rezzuti   Del tradimento di Gonzalo Higuain, che ha preferito passare alla Juve, la più acerrima nemica del Napoli...
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 YOU NO SPEAK AMERICANO ORIGINAL   ARMY CALL TO ARTISTS. ALL ARTISTS ARE INVITED.  CHIAMATA ALLE ARMI PER GLI ARTISTI. TUTTI GLI ARTISTI SONO...
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UN NATALE DA FAVOLA   Domenica 18 dicembre, ore 10-13, Giardini dell'Ippodromo di Agnano, presso Mercatino Contadino, lettura di favole di Natale...
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UN GIORNO AL MARE   di Luigi Rezzuti   L’intenzione era di trascorrere una giornata al mare, ma dopo tre ore,  bloccati in mezzo al traffico e...
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Andiamo a Teatro a cura di Marisa Pumpo Pica Mutaverso Teatro - Il paradiso degli idioti     Per la stagione Mutaverso Teatro di ErreTeatro, a cura...
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“Quello che vedo”, la webserie sull’autismo di Maurizio Casagrande, in giro per le scuole   di Marisa Pumpo Pica   La webserie “Quello che vedo”,...
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AUSTERITA’   di Luigi Rezzuti   Non ho vergogna ad ammettere che di politica non capisco niente e di conseguenza non sono simpatizzante di nessuna...
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Vincenzo Irolli: arte o commercio? 

 

di Antonio La Gala

 


Vincenzo Irolli (Napoli, 1860 - 1949) scoprì la sua passione per l'arte a diciassette anni, dopo aver visto all’Esposizione nazionale di Napoli del 1877, il Corpus Domini di Michetti e I Parassiti di D'Orsi.

Nello stesso anno s’iscrisse all'Accademia delle Belle Arti, vincendo, due anni dopo, il primo premio alla XV mostra della Promotrice Salvator Rosa. Sebbene allievo di Gioacchino Toma, la sua pittura fu, invece, influenzata dagli effetti cromatici di Michetti, Morelli e Mancini, che portarono nella sua tavolozza forti chiaroscuri, luci e riflessi abbaglianti e multicolori.

Spinto da necessità economiche, fra il 1883 e il 1895, affiancò alla sua produzione migliore e ispirata, una produzione minore, con soggetti di facile commerciabilità, e perciò frivoli e piacevoli. Si racconta che il pittore, (come faceva pure Luca Postiglione) cedeva quadretti ad un rivenditore di colori e materiali per artisti di Piazza Bellini, il quale, poi, faceva copiare, con poche varianti, i quadretti di Irolli e Postiglione, in maniera seriale, da artisti minori e bisognosi, per poco o niente, alimentando un ricco mercato.  

Rimase operoso anche quando si ritirava in non brevi isolamenti, fra cui un lungo periodo nell'allora tranquilla Calvizzano, luogo d'origine della famiglia paterna e dove il pittore risiedeva da giovane. Traendo ispirazione da scene e personaggi della vita quotidiana, Irolli nella sua lunga vita (arrivò ad 89 anni), produsse una gran quantità di quadri, che incontrarono i favori soprattutto della committenza borghese, circostanza che gli nocque negli ambienti della critica italiana, perché lo fecero considerare un pittore "commerciale", giudicando severamente le sbavature sentimentali e coloristiche della sua tavolozza. Qualche critico giustifica l'accentuazione cromatica di Irolli come mezzo espressivo funzionale alla raffigurazione della carnalità e visceralità del mondo oggetto delle sue opere, quello popolare della città, i suoi vicoli, i volti degli scugnizzi, le vedute accecate dalla luce. Alla Biennale di Venezia giunse più che sessantenne, sebbene l'apprezzamento di cui godeva all'estero gli assicurasse una forte e continua presenza nelle esposizioni straniere, specie in Germania. Oggi alcune sue opere sono esposte, oltre che a Capodimonte, nelle Gallerie d'Arte Moderna di Torino, Milano, Palermo e addirittura nel "Petit Palais" di Parigi.

Chi volesse vedere da vicino un'opera di Irolli, la può ammirare nella Chiesa dei Salesiani in Via Morghen, al Vomero.

A proposito dell’aspetto commerciale della produzione di Irolli, ci sembra esagerata, oltre che poco opportuna, la tirata che il critico Paolo Ricci, animato da furori ideologici, pubblicò proprio in occasione della morte dell'artista avvenuta nel 1949, a mò di necrologio. Fra le tante inopportune sgradevolezze, leggiamo: "All'età di 89 anni è morto nella sua casa di Via Cagnazzi a Capodimonte il vecchio pittore Vincenzo Irolli, ultimo e più autorevole esponente di un gusto pittorico napoletano contro il quale noi stesso abbiamo lottato e continueremo a combattere per salvare la cultura pittorica meridionale dal dilettantismo, dai trucchi e dal commercialismo deteriore. Egli interpretava fedelmente i desideri e la moralità di una classe senza ideali (...), la grossa borghesia meridionale che era succeduta, dopo l'Unità d'Italia, agli ultimi esponenti di quella nobiltà feudale dei quali essa assorbì soltanto la rabbia antipopolare e il possesso della terra. Irolli appartiene al campo della reazione. Gli elementi costitutivi della pittura irolliana sono: sentimentalismo, intenerimento pietoso, leziosaggine e moralismo demagogico, il tutto espresso con una tavolozza spietatamente accesa e grossolana, approssimativa e civettuola".

A noi la critica d'Arte vista con strumentalizzazioni ideologiche e politiche, indipendentemente se osservata da un lato o da quell'altro delle ideologie, non piace. E ancor meno gli insulti ai funerali.

(Giugno 2017)

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