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Andiamo a Teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   “Two”, una coppia alle prese con dinamiche da bar Alla Sala Pasolini di Salerno nell’ambito della...
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IL "PREMIO CERINO"   (Maggio 2016)
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Il cervello anarchico – Enzo Soresi   di Luciana Alboreto   SIN è la sigla della “Società Italiana di Neurologia” che, dal 14 al 20 marzo 2016,...
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Miti napoletani di oggi.46   Pompei   di Sergio Zazzera   Fra i tanti esempi di urbanistica del mondo romano, pervenuti fino ai giorni nostri,...
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NAPOLETANA - Arte turca al CAM   Dal 18 novembre 2017 alle ore 18.00 presso il museo CAM si terrà Napoletana, a cura di Kani Kaya, mostra di 37...
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Spigolature

 

di Luciano Scateni

 

Sul ponte di Messina “…lor si daran la mano”

Identità di promesse tra Dem e Forza Italia.

 

Sì, no, se, ma, forse. Perché sì, perché no, lo famo o non lo famo, serve-non serve, ne parlerà/ne sparlerà tutto il mondo. Priorità o superflua esibizione propagandistica, opera di regime o viatico per un futuro di omologazione tecnologica al meglio dell’ingegneria civile, velleità o realismo. Utopia pre elettorale supersfruttata, o sensibilità per i disagi delle popolazioni isolane, promesse da comizio o vera intenzionalità: i dubbi amletici si accavallano inquietanti, alimentati dalla notizia bomba “sì’ al ponte, esplosa nel cielo della politica dem, da sempre ispirata a rigorosa intransigenza per l’opera dell’impossibile. Incoerenza dei giorni caldi delle baruffe elettorali, improvviso balzo all’indietro. Di che si parla? Di un mito virtuale, speso da destra a manca per scippare voti ai siciliani con la promessa di un ponte ardito che connetterebbe la Trinacria al continente. Il più lesto a gettare l’esca in puro stile “Cetto la Qualunque” (esilarante film di Antonio Albanese) fu l’indiscusso monarca delle promesse al vento, al secolo l’ex cavaliere Berlusconi Silvio. Finita nell’archivio delle idee impossibili, la promessa è stata resuscitata con respirazione bocca a bocca e massaggio cardiaco dal Renzi Matteo Renzi, con l’identico obbiettivo di mutare il “no” in restauro del progetto. Urlò frasi irripetibili il popolo sano della sinistra, volarono gli sfottò della destra, il Pd ordinò ai suoi elettori di seppellire la parola “ponte” sotto una coltre di silenzio no. Fine del tira e molla? Non ci ha sperato nessuno in buona fede ed ecco riapparire la “priorità” del futuro, la sopraelevata veloce di congiunzione tra Sicilia e Italia continentale. Paladino della campagna pro-ponte è ora il Pd siciliano, candidato alla sconfitta. Micari, antagonista di centro destra e 5Stelle, ha chiuso la campagna elettorale con la traversata sullo stretto e motivazioni fantasiose hanno sostanziato l’inversione a “U”: “la Sicilia come porta d’ingresso dei commerci provenienti da Oriente”.

La sintonia d’intenti con l’ex cavaliere è diventata armonia, con identica promessa del ponte. Come celebrante, Piero Fassino: la sua tesi riecheggia contorsioni machiavelliche. Dice l’ex sindaco di Torino che le infrastrutture (leggi il ponte sullo stretto, ndr) non devono sottostare a censure ideologiche, ma bisogna affidarle a esperti che valutino “flussi” (???) e costi. Micari, candidato dem, sicuramente esperto, in quanto ingegnere, consapevole dei pareri negativi, manifestati dagli specialisti di settore, afferma: “Quella del ponte è una cosa carina”. Aggiunge che l’idea non ha il copyright dell’ex cavaliere perché i primi a pensarci sono stati gli antichi romani. A pensarci? Duemila anni fa, quando la tecnologia era ancora un termine da inventare? Perché non risalire ai tempi dei cavernicoli, abitanti in spelonche sul litorale di Messina, desiderosi di arrivare a Reggio Calabria con il loro carro tirato da buoi?

(Novembre 2017)

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