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Nati per donare?   Sabato 8 aprile, ore 17.30, via Cappella Vecchia, 8-b, 1° piano (citofono n. 1003), l’Associazione lucana Giustino Fortunato di...
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L’intervista   di Marisa Pumpo Pica   Enjoy the Void e il suo album d’esordio “Our Garden”     Si fa strada, nel panorama musicale di questi...
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L’ELEFANTE  E  LA  FORMICA, di  Eleonora  Bellini

 

di Luigi Alviggi

 

 

Questo lavoro rinnova la memoria su Mohandas Gandhi (1869–1948), il Mahatma – grande anima in lingua hindi -, appellativo datogli dal poeta indiano Tagore e preso dalla Upanishad, antico testo religioso, ove indica l’Essere Supremo. L’uomo, piccolo e minuto, fu l’equivalente di un Martin Luther King indiano, eroico apostolo della non violenza, e operò fortemente per l’indipendenza della nazione, proclamata nel 1947 grazie all’azione del Partito Nazionale del Congresso. In esso Ghandi fu attivo e, dopo quasi un secolo da colonia britannica, la “Perla dell’Impero” raggiunse la sospirata libertà. Fu divisa in due stati: l’India, a maggioranza indù, e il Pakistan, a maggioranza musulmana, a dispetto dell’ideale ghandiano che ne auspicava uno. Pochi mesi dopo, il Mahatma fu assassinato da un fanatico religioso indù. Il sottotitolo del libro è “Gandhi nelle lettere del nonno”: la narrazione si articola su lettere scritte dal vecchio Bapu (nonno) Raykhumar al nipote Ghaffar per fargli conoscere le grandi qualità dell’uomo. E Bapu anche veniva chiamato il vecchio Gandhi. Un gruppo di amiche, con la narratrice, riunite a Parigi, conoscono l’avvocato Ghaffar, ormai anziano, e sono introdotte nella vicenda.

Gandhi parte dall’evidenza che il popolo indiano vive povero, sfruttato dagli occupanti, un viceré governa per il re d’Inghilterra. Gli inglesi si arricchiscono pagando pochissimo il lavoro degli indigeni e arrivando al punto di imporre cosa coltivare per massimizzare il proprio profitto. Per tal motivo poco erano seminate piante alimentari e la fame era l’altro grande spettro da debellare. Gandhi usò al massimo la disobbedienza civile, il digiuno e la preghiera per giungere ove le armi non avrebbero portato. Divennero costanti strumenti di lotta e fu più volte imprigionato, ma la non cooperazione dei connazionali con i colonialisti iniziò, pian piano, a dare frutti.

Così Raykhumar, coltivatore d’indaco (per la tintura del cotone), divenuto poi stretto collaboratore del Mahatma - lo contatta nel 1917 per chiedere la cancellazione della “macchia d’indaco”, cioè la miseria cui lui e i compagni di lavoro sono condannati. Fu questa la prima vittoria che Gandhi ottenne nella lotta verso l’indipendenza; altra battaglia saliente fu la marcia del sale, per abolire gli assurdi dazi britannici.

Ad arricchire il testo, oltre i tanti sapienti precetti del maestro, sono riportate leggende che vogliono aprire mente e cuore di chi ascolta a verità profonde e a regole di vita essenziali. L’India era socialmente travagliata, ricca di tabù e severe divisioni sociali. La prima linea d’azione fu lavorare sul fronte interno per abbattere anacronismi non più rispondenti alla realtà di uno stato moderno. Il maggior pregiudizio – definito da Gandhi "il peccato dell'India" - era l'emarginazione totale della casta degli intoccabili: la disuguaglianza per caste, gruppi sociali separati, paralizzava la nazione, ingiustizia capitale senza possibilità di riscatto. Gandhi decise che tale divisione non doveva esistere. Perciò egli stesso ogni mattina svolgeva compiti umili, da sempre riservati agli intoccabili: spazzava rifiuti e puliva gabinetti. Definiva gli intoccabili harijan (figli di Dio).

Eleonora Bellini è autrice di molte opere letterarie sia per adulti che per ragazzi, spaziando dalla poesia alla saggistica. Il registro dell’Autrice è lieve, limpido, piacevole. Per molti versi ben si adatta alla dottrina del Mahatma, ammaestrare pacatamente chi ascolta per indurlo a trovare la strada verso la verità. La narrazione sa rendere il difficile momento storico col quale Gandhi si confrontò, tra connazionali che partivano da zero e un mondo che ignorava la realtà della società indiana. Egli diceva:

«Come un elefante, malgrado le sue buone intenzioni, è incapace di pensare come una formica, così un Inglese è incapace di ragionare come un Indiano.»

Nel libro sono riportati un vocabolarietto su termini in lingua usati, un’esauriente biografia e indicazioni su pubblicazioni e altro collegate. Per tutte citiamo il film Ghandi (1982) di Richard Attenborough (regista e attore inglese) che nel 1983 ottenne ben otto Oscar. È anche più volte citata l’opera Gandhi (1924), prima biografia di Romain Rolland (1866–1944), scrittore francese premio Nobel per la letteratura nel 1915, che si rivelò fondamentale per la conoscenza dell’uomo in Occidente. Di questi citiamo: “Poco importa il successo. È importante essere grandi, non sembrarlo”.

Eleonora Bellini : L’elefante e la formica

NonSoloParoleEDIZIONI,  2016 – pp.  128 - €  12,00.

(Dicembre 2017)

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