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“Pagine” di Vincenzo Aulitto e Francesco Lucrezi

 

 

Mercoledì 13 dicembre 2017 alle ore 17 presso Movimento Aperto, via Duomo  290/c Napoli si inaugura la mostra  “Pagine”, doppia personale di Vincenzo Aulitto e di Francesco Lucrezi. Resterà aperta fino all’ 8 gennaio 2018: lunedì e martedì ore 17-19, venerdì ore 10.30-12.30  e su appuntamento.

In mostra lavori, di varie dimensioni e di varie tecniche, eseguiti di recente e per l’occasione: un dialogo che si sviluppa sul tema del libro tra due artisti, ciascuno con un profilo ben definito.


Costanzo Ioni  introduce le opere di Vincenzo Aulitto  mentre si intitola : L’essenzialità della pratica artistica “ il testo che Dario Giugliano dedica a Francesco Lucrezi.

Vincenzo Aulitto, che vive e lavora a Pozzuoli incentra la sua ricerca artistica sul rapporto uomo-ambiente in un coinvolgimento dei sensi e degli elementi primordiali; ultimamente si sta interessando alla simbiosi arte/orto. “C’è il libro, ed è il ventre squarciato da un’energia profonda di cui assorbe gli umori in una patina variegata mescolata con pietre sulfuree, e ci sono le scorie, schegge e frammenti trascinati da un’onda fluida, che si inabissa e riemerge. E’ in questo fluire che si può cogliere una sorta di metamorfosi, gli oggetti trasfigurano e schizzano nello spazio, diventano scrigno di sabbie vulcaniche o foglie verdi, in un divenire che è fisico, materico, come nel pieno di un’eruzione, ma al tempo stesso prefigurano una più radicale trasformazione che si colloca in una dimensione imprevista, turgida e polisemica.” Scrive così Costanzo Ioni

Francesco Lucrezi, da anni impegnato fra l’altro, in una interpretazione visiva delle Sacre Scritture, in questo caso parte dall’illustrazione di un bel racconto di Carla Isernia, che aveva narrato la storia di due donne, anzi di una che vede il suo dramma anche alla luce dell’altra , fantasmatica  presenza ,evocata sullo sfondo dell’Archivio dei Banchi di Napoli.

In fondo potremmo concludere affermando che, parlando della donna in questi termini, si sta parlando , volutamente o meno, sotto metafora della condizione dell’arte, all’interno dell’universo del sapere occidentale, universo ben rappresentato da un’ambientazione come quella delle sale di una biblioteca, in cui il femminile si presenta, si manifesta, per rivendicare quel  ruolo primario che le spetta. E, del resto, tutto questo è ben chiaro allo stesso Francesco Lucrezi, il quale tanta parte di sé, delle sue energie, dedica alla pratica artistica, mai considerandola un accessorio della sua esistenza.” Scrive Dario Giugliano.

(Dicembre 2017)

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