NEWS

Tanto va la gatta al lardo… Giro di boia per il Santone Samuele   di Luigi Rezzuti   Sulle pagine de “IL VOMERESE” del mese di marzo 2016,...
continua...
Parlanno ’e poesia 5   di Romano Rizzo   EPIFANIO ROSSETTI è stato, senza dubbio, una delle figure preminenti della poesia napoletana...
continua...
“ULTIMO TOCCO”   Mercoledì 23 marzo 2016, alle ore 18, nella sede della Fondazione Humaniter (piazza Vanvitelli, 15 - Napoli - I piano, aula 11),...
continua...
SALUTE Frutta di primavera   di Luigi Rezzuti   In primavera arriva la frutta “golosa”, quella che piace proprio a tutti, dai grandi ai bambini e...
continua...
Spigolature   di Luciano Scateni   Audience tv: tutto si fa per te Ma datevi una regolata. Il potere di condurre talk show, seguiti da qualche...
continua...
Pazze strisce pedonali   di Annamaria Riccio   Nella logica delle cose c’è un prodotto che scaturisce da una motivazione, che ne ha indotto...
continua...
E  POI ... Rio, inferno e paradiso di Raffaele Calafiore   di Luigi Alviggi   Copacabana, Ipanema, sono nomi che rievocano immagini prestigiose di...
continua...
“UN PERCHÉ AL GIORNO TOGLIE LA NOIA DI TORNO”   Giovedì 23 Maggio, ore 18,  Nuovo Teatro Sancarluccio, via San Pasquale, Napoli. Roberto D’Ajello e...
continua...
LE FORME DELLA POESIA   Da “Il tempo del vino e delle rose” riceviamo e siamo lieti di pubblicare gli eventi della settimana: 4 maggio ore 18.30:...
continua...
Il tempo del vino e delle rose Caffè letterario piazza Dante 44/45, Napoli Info 081 014 5940   Domenica, 25 novembre, ore 10:30, per la Rassegna "La...
continua...

Il limite infranto

 

di Gabriella Pagnotta

 

Georges Bataille, filosofo francese del secolo scorso, illumina il nostro tempo con le sue riflessioni profondamente attuali. Le pagine dei suoi libri più famosi, come Il limite dell’utile, La parte maledetta o Il dispendio, rappresentano un tentativo di liberare l’uomo da un atteggiamento improntato alla concorrenza e alla produttività che connota, ormai, vari settori della nostra vita; siamo come parti di un conflitto in cui si lotta per accaparrare quanta più ricchezza possibile. Il culto della crescita illimitata e dello sviluppo è diventato il motore della società: la hybris ha trionfato nei rapporti umani, ordinati dalla razionalità economica e declinati alla luce del progresso. Per gli antichi la hybris è l’atteggiamento di chi, noncurante delle massime iscritte nel tempio di Apollo, γνῶθι σαυτόν,gnòthi seautòn e μηδὲν ἄγαν, medèn àgan, “conosci te stesso” e “niente di troppo”, trascura di riconoscere “la propria finitezza e limitatezza”[1] e il patrimonio della sapienza oracolare delfica. Per Aristotele la hybris è il sentimento dell’eccesso e della superbia; nell’Odissea, è dismisura, eccesso contro la massima delfica del medèn àgan e porta con sé un destino di infelicità. Nell’antichità, quindi, la hybris indica la sfida dell’uomo che si cimenta in imprese che vanno al di là del confine stabilito dagli dei; è sintomo di superamento dei limiti del contingente, è cifra di un’umanità che vuol possedere e sfidare i segreti della natura. Gli eroi greci, che con orgoglio e tracotanza sfidano la propria limitatezza, subiscono la nèmesis, lo sdegno divino che si trasforma in vendetta. Per l’essere umano odierno, la natura non è più l’argine a oltrepassare il limite né una realtà da contemplare, da conservare e difendere; l’economia è diventata il fine dell’esistenza umana e la phronesis, associata al desiderio di agire bene, è stata messa da parte. È ragionevole il comportamento di una razionalità senza limiti “il cui principio di crescita infinita contrasta con la realtà dei limiti del pianeta e il cui principio di opportunità per tutti confligge con la realtà del profitto che moltiplica soltanto se stesso”[2]? George Bataille ci può aiutare a rispondere a questa domanda. Infatti ne Il limite dell’utile sostiene chela produzione industriale moderna eleva il livello medio senza attenuare la disuguaglianza tra le classi”, crea masse di individui in costante competizione tra loro e distrugge i vincoli di solidarietà.[3] L’unico tratto decisivo, per il filosofo francese, è l’accumulazione del capitale nella più grande indifferenza morale, la stessa che consente, come se fosse un fatto del tutto banale, che “un’industria di un paese in guerra fornisse a un paese nemico i prodotti necessari all’armamento…Come gli insetti che continuano a rispondere al loro istinto senza alcun riguardo per i risultati, a volte disastrosi, che ne conseguono.”[4] A questa società, che ha improntato i legami tra gli uomini secondo il principio dell’utile, Bataille contrappone un pensiero della comunità che trova nell’amicizia dell’uomo per l’uomo la cifra di nuovi legami tra gli esseri.

Seguiranno, a breve, ragguagli ed approfondimenti, riguardanti la vita, la personalità e la formazione culturale di Geoges Bataille affinché i nostri lettori  possano cogliere a fondo l’attualità del suo pensiero.

 _____________

[1] G. Reale, Socrate. Alla scoperta della sapienza umana, Milano, Rizzoli 2007, p. 49

[2] Cfr. C. Castoriadis, La cultura dell’egoismo: l’anima umana sotto il capitalismo, Eleuthera, Milano 2014.

[3] G. Bataille, Il limite dell’utile, Adelphi, Milano 2000, p. 74.

[4] Ibidem.

(Marzo 2018)

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen