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LA JUVE VINCE LO SCUDETTO IL NAPOLI VINCE LO SCUDETTO DELL’ONESTA’   di Luigi Rezzuti   Pensavamo che calciopoli fosse davvero finita, invece sotto...
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IMPATTO AMBIENTALE DEL PETROLIO IN TERRA E IN MARE   Il 6 febbraio 2016, alle ore 17.00, il Museo del Mare di Napoli presenta: IMPATTO AMBIENTALE DEL...
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Parlanno 'e poesia   di Romano Rizzo   Antonino Alonge (Palermo, 20 settembre 1871 - Milano, 13 agosto 1958). Poeta e giornalista, visse a Napoli...
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Galleria Salotto Cerino - Pozzuoli “Il golfo di Napoli  tra storia, natura e degrado”   Giovedì, 2 marzo, alle ore 19,  è stata inaugurata la mostra...
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    RESIDENZE BORBONICHE, Patrimonio dell’Umanità   APPELLO-PROPOSTA di candidatura per la lista UNESCO   Una grande campagna di...
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Tra arte e natura. Sabato a Castel Gandolfo   di Luigi Rezzuti   Anche se con notevole ritardo, ho saputo di poter visitare Castel Gandolfo, partendo...
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Il tempo del vino e delle rose - Caffè letterario piazza Dante 44/45, Napoli - Info 081 014 5940   Giovedì 10 ottobre ore 18:30 Maria Grazia Gugliotti,...
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“Voi mi odiate e io per dispetto vi amo tutti”   Lunedì, 14 marzo, alle ore 18.00, presso la libreria IOCISTO’, in via Cimarosa, 20 (Piazza Fuga),...
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Miti napoletani di oggi.60

ELENA FERRANTE

 

di Sergio Zazzera

 

Ora dico una banalità. La storia e il mito sono entrambi prodotti dell’uomo: la prima, della sua azione; il secondo, del suo pensiero.

Perché la dico, è presto spiegato: da alcune settimane, il periodico L’Espresso sta pubblicando una serie d’interventi di scrittori e critici letterari sul “fenomeno” Elena Ferrante; fenomeno, sul quale i pareri espressi sono i più disparati. Uno di essi, però, mi ha colpito, in maniera particolare, perché è quello col quale avverto maggiore sintonia.

Si tratta dell’intervento di Paolo Di Paolo, il quale, in estrema sintesi, stigmatizza il fatto che la scrittrice (o lo scrittore?) si celi dietro una sorta di muro – o di paratia –, che impedisce di conoscerne la reale identità.

Ecco, dunque, emergere il mito, che (absit iniuria verbis) è la trasposizione contemporanea di quello di Pulcinella, vale a dire, di un personaggio che si nasconde dietro a una maschera. Ora, non voglio dire che ad averne determinato il successo sia stata proprio questa sorta di mistero, ma non mi sentirei di escludere che il suo contributo essa lo abbia dato, se non altro, a quella parte di pubblico ch’è più disposta a subire il “fascino dell’ignoto”.

Ebbene, io non appartengo a quella parte di pubblico: non leggo la Ferrante, perché m’interessa la storia, non il mito, se non quando (e non è il nostro caso) esso spiana la strada alla storia. Né mi si obietti che sono tanti gli scrittori (e non soltanto essi) che ricorrono allo pseudonimo, ch’è cosa assolutamente diversa: si sa, infatti – e per citare uno degli esempi più conosciuti – che la reale identità di Aldo Palazzeschi è quella di Aldo Giurlani o che quella di Vincenzo Cardarelli è quella di Nazareno Caldarelli. Si tratta, però, in entrambi i casi – al pari di tanti altri –, di personalità che non hanno celato il loro volto dietro a una maschera. Eppure, il loro successo lo hanno ugualmente ottenuto.

(Marzo 2018)

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