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L’isolotto di Megaride tra mito e realtà

 

di Luigi Rezzuti

 


E’ di una decina di giorni fa la notizia che un gruppo di archeologi subacquei si sono immersi nelle acque del golfo di Napoli e hanno portato alla luce i resti di tre gallerie, larghe poco più di un metro e lunghe circa 4 /5 metri.

Le gallerie si trovano ad una profondità di 6/7 metri circa, lungo il lato occidentale di Castel dell’Ovo. 

L’ipotesi principale, è che le gallerie servissero per il trasporto di pozzolana (cenere vulcanica usata per la costruzione).

L’archeologo Filippo Avilla spiega: “ Queste gallerie, finora ignote, si trovano su un fondale che va dai cinque ai sette metri di profondità e, quindi, collegavano le due quote del dislivello. Hanno un taglio trapezoidale, come quello che si trova in tutti i banchi di tufo presenti a Posillipo, definiti genericamente di epoca greca ma utilizzati anche successivamente. Di qui la datazione ancora incerta, perché potrebbero appartenere a cave greche, ma essere state sfruttate pure in età romana, visto il grande utilizzo della pozzolana, attestato in tale periodo.”

A questo punto un piccolo ricorso alla mitologia ci sembra d’obbligo.


E’ proprio su quest’isola di Megaride, infatti, secondo un antico mito, già noto nella  Grecia orientale, che Napoli ebbe origine.

Tra i miti antichi, legati alla città di Napoli, troviamo, appunto,  quello dell’isolotto di Megaride, l’isola minore del golfo di Napoli su cui sorge il Castel dell’Ovo. In origine essa era separata dalla terra ferma da un breve braccio di mare, ma oggi è unita al continente grazie ad una serie di riempimenti  in mare.

Megaride è uno dei luoghi di culto più sacri dell’antichità campana, a cui è legato il mito della sirena Partenope.

Si vuole, infatti, che Il corpo della sirena Partenope, morta di dolore a seguito del rifiuto da parte di Ulisse, sia stato sepolto a Megaride.

Il mito antico di Megaride parte evocando il luogo del mare più tempestoso del Chiatamone, come scrisse nel suo “Leggende napoletane” Matilde Serao.

L’isola era ricoperta da una superficie fiorita, costituita da aranceti, canneti e bellissimi arbusti, tipici della macchia mediterranea. Fu agli albori, giaciglio delle Nereidi e delle Driadi, le figure mitologiche rappresentate dalle ninfe marine e campestri. Ma, secondo la leggenda, Lucullo, un forte guerriero dell’età imperiale romana, fece edificare una Villa-fortezza su  Megaride.

La villa ospitava una tra le più ricche e selezionate biblioteche private dell’antichità, allevamenti di murene, alberi di ciliegie e quant’altro.

Lucullo sistemò le sue bellissime schiave in giardini degni di un imperatore, murene nei vivai delle grotte di coralli e di alghe  verdi, i più rari esotici volatili nelle uccelliere,  i più colti e raffinati musicisti negli archi a tutto sesto.

La Villa di Megaride fu nota per le sue feste, per le sue luminarie, per i suoi banchetti, (trasformatisi, talvolta, in veri baccanali) per le sue scenografie teatrali, ma, ancor di più, per la bellezza di Servilia, sorella di Catone, la bellissima moglie del mecenate, nota per le sue capacità letterarie, ma anche per la sua sfrenata mondanità, spinta all’eccesso, al punto tale da far disperare non solo poeti ed artisti, ma tutti gli ospiti della villa, dai garzoni ai nobili romani e… perfino gli dei…

Oggi l’isolotto di Megaride è divenuto più che altro un basamento di tufo e piperno, diviso tra ciò che è un borgo di ristoranti e locali notturni e il più antico castello napoletano, il Castel dell’Ovo.

(Aprile 2018)

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