NEWS

"IL COMANDANTE BULOW"     (Gennaio 2019)
continua...
Tra arte e natura. Sabato a Castel Gandolfo   di Luigi Rezzuti   Anche se con notevole ritardo, ho saputo di poter visitare Castel Gandolfo, partendo...
continua...
Il Leicester vince il campionato di calcio inglese   di Luigi Rezzuti   In un campionato di calcio pulito, come quello inglese, può vincere anche una...
continua...
AUSTERITA’   di Luigi Rezzuti   Non ho vergogna ad ammettere che di politica non capisco niente e di conseguenza non sono simpatizzante di nessuna...
continua...
I Paesaggi Culturali della Basilicata   Martedì 28 novembre 2017 ore 17.00, all’ASSOCIAZIONE LUCANA GIUSTINO FORTUNATO (PRESSO SUG - VIA CAPPELLA...
continua...
Spigolature   di Luciano Scateni   Ma Vespa non è poi così insostituibile Parla a vanvera chi della Rai ha percezione, dal divano di casa,...
continua...
LA CAPPELLA DEL BUON CONSIGLIO ALLA “SANTARELLA”   di Sergio Zazzera   L’8 dicembre scorso è stata riaperta al culto, dopo circa quindici anni di...
continua...
MACCHINE DA SCRIVERE DALL’800 AD OGGI   a cura di  Luigi Rezzuti   Nell’epoca del digitale e dei computer la scrittura si è evoluta e continua ad...
continua...
Nuovo Scempio. Quando lo sport diventa crimine   di Gabriella Pagnotta   Lo scontro avviene prima che i giocatori inizino a “giocare”: un uomo...
continua...
L’esilio della bellezza   di Gabriella Pagnotta   Qual è il valore del limite oggi? I limiti sono qualcosa da temere, da mantenere, da costruire o da...
continua...

Miti napoletani di oggi.61

IL "DIVARIO TRA LE CLASSI SOCIALI"

 

di Sergio Zazzera

 

 

Mai come a Napoli si è fatto registrare in maniera tanto marcata un conflitto tra quelle che si continua a chiamare “classi sociali”. Soprattutto negli ultimi tempi, poi, la sua estensione alle generazioni più giovani è dilagata a macchia d’olio: aggressioni, agguati, risse con ferimenti, costituiscono il pane quotidiano per i cronisti di “cittadina”.

Proprio traendo lo spunto da questi ultimi episodi, ma generalizzando il riferimento, di recente qualcuno ha voluto ricondurre l’origine di tale divario agli avvenimenti del 1799; ed è proprio questo il mito, dal momento che credo che tale origine debba essere retrodatata di un buon secolo e mezzo.


Che Vincenzo Cuoco medesimo avesse colto, all’esito del fallimento della breve stagione repubblicana di Napoli, l’errore di non avere coinvolto nella rivoluzione il popolo, è cosa fin troppo nota. Non dev’essere trascurato, però, il fatto che, già nel 1647 – vale a dire, ai tempi di Masaniello –, la “respublica dei togati”, cui avevano dato vita Giulio Genoino e il suo entourage, aveva strumentalizzato il ceto popolare, attraverso la sua “punta di diamante”, costituita da Tommaso Aniello d’Amalfi, del quale essa si era servita come longa manus, scaricandolo appena le cose si misero in un certo modo.

Mi sembra, dunque, che fin da quel più remoto momento il popolo napoletano (quello vascio) ne abbia avuto ben donde, per assumere certi atteggiamenti; i quali, tuttavia, rimangono in ogni caso assolutamente ingiustificabili.

(Aprile 2018)

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen