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La Germania necessaria     Venerdì 24 novembre 2017, ore 17.00, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove - Via...
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AL PAN DI NAPOLI LE “OMBRE” DI ARMANDO DE STEFANO   Dal 19 maggio al 25 giugno, una mostra curata da Mimma Sardella. Armando De Stefano omaggia Jorge...
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SEGNALIBRO   a cura di Marisa Pumpo Pica   Fiori del mio campo, di Giovanni Baiano, Cosmopolis Edizioni Napoli   Uomo d’altri tempi, Giovanni...
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Parlanno ’e poesia 12 – Varie   di Romano Rizzo   Ragionando di poeti e poesia, mi sono tornate in mente alcune semplici considerazioni, che spesso ho...
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Miti napoletani di oggi.64 LA “CITTA' IMPERMEABILE”   di Sergio Zazzera   Walter Benjamin elaborò per Napoli la definizione di «città porosa», nel...
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Miti napoletani di oggi.42 IL "RISANAMENTO" DI NAPOLI   di Sergio Zazzera   Si è soliti dire che non tutti i mali vengono per nuocere, benché...
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FIORI DEL MIO CAMPO  
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Miti napoletani di oggi.57 LA "CASA DI TONIA"   di Sergio Zazzera   Dal 2010, al civico n. 12-g di via Santa Maria degli Angeli alle Croci, a...
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IL PALLINO DELLA GUERRA   di Luigi Rezzuti   Durante la permanenza militare all’ospedale militare, una mattina, arrivò l’ordine di una esercitazione...
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The Starfish   di Nicola Garofano    “Con la testa nel delta del Mississipi, ma con i piedi ben piantati alle falde del Vesuvio”. Da questo motto...
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L’esilio della bellezza

 

di Gabriella Pagnotta

 

Qual è il valore del limite oggi? I limiti sono qualcosa da temere, da mantenere, da costruire o da superare?

Nel tempo, il concetto di limite si è modificato e molti confini fisici e intellettuali sono crollati, non solo luoghi lontani sono diventati vicini ma anche i misteri della natura sono stati indagati e svelati; molte libertà sono state conquistate e ponti costruiti, ma, nello stesso tempo, tanti dogmi e tabù si sono rafforzati e nuove forme di limiti sono state imposte con la violenza.

Un atteggiamento di eccessiva fiducia nei poteri della razionalità, la poderosa arma che tutto spiega e risolve, ha contraddistinto il pensiero occidentale: ci si è affidati al filo della ragione per liberarsi dalle forze animalesche che vivono nei meandri labirintici nascosti in ognuno di noi. Contro le illusioni delle sensazioni soggettive, l’intelletto ha messo in guardia dalle passioni che ingannano e ha invitato a credere solo nel cogito che controlla, afferra e domina tutto. E così è calato il silenzio su tutte quelle dimensioni esperienziali che sfuggono alla presa della ragione sistematizzante. Un atteggiamento dicotomico caratterizza il nostro modo di essere e pensare: ragione-sogno, logos-pathos, oggettività-soggettività… come se noi dovessimo scegliere tra l’uno o l’altro e mantenere la scelta costantemente in tutta la nostra esistenza. Alte barriere sono state erette all’interno di ognuno di noi, spingendoci ad osservare la realtà con uno sguardo parziale,  barriere che ci hanno separato da noi stessi e dagli altri. Contro la pretesa di autosufficienza del cogito cartesiano, pensatori, come il filosofo Bataille, insorgono per portare “la passione nell’intellettualità”, per smascherare la presunta sicurezza di un Io che non è padrone nemmeno in casa propria. La razionalità, di cui avremmo dovuto fidarci, con la quale avremmo dovuto spiegare il mondo attraverso un “discorso” logico e consequenziale, appare ora manchevole, incompleta, nuda come i milioni di Ebrei nei campi di concentramento. Può la ragione rendere conto di tale manifestazione del non-senso e dell’orrore?

Il soggetto di Bataille è un essere integrale, immerso nell’esistenza “come acqua in mezzo alle acque”, che accetta la sua finitudine, imperfezione,  negatività, incompiutezza e impossibilità, i limiti del sapere e dell’esistenza. Il nuovo Io ferito, senza certezze né ripari, un Io che non nega nulla, volge il suo sguardo verso l’Altro, sguardo che scopre la bellezza, scevra dalle rigide leggi di un sistema, legato alla mera produzione di cose e al loro incessante e disperato consumo. Seguendo il pensiero di Bataille, continuando sulla strada da lui tracciata, è la bellezza, figlia della misura e del limite, che dobbiamo recuperare, quella bellezza che Camus aveva visto esiliare e per la quale i Greci avevano preso le armi: “la nostra Europa, lanciata alla conquista della totalità, è figlia della dismisura. Essa nega la bellezza come nega tutto quello che non esalta. E, per quanto in modo diverso, esalta una sola cosa: l'impero futuro della ragione1.  

 

Se fossi albero tra gli alberi o gatto tra gli animali,

questa vita avrebbe un senso

perché farei parte del mondo.

Io sarei quel mondo, al quale mi oppongo ora con tutta la mia coscienza…

 Questa ragione tanto inconsistente

 è quella che mi pone contro tutta la creazione2.

___________

 1  A. Camus, L’estate e altri saggi solari, Bompiani, Milano 2013.

2 A. Camus, Il mito di Sisifo, in Opere. Romanzi, racconti, saggi, Bompiani, Milano 2003.

(Maggio 2018)

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