NEWS

“PROCIDA ‘900”   Martedì 15 maggio 2018, alle ore 17.30, nell’aula “Massimo Della Campa” (4° piano) della Fondazione Humaniter (piazza Vanvitelli, 15 –...
continua...
Pazze strisce pedonali   di Annamaria Riccio   Nella logica delle cose c’è un prodotto che scaturisce da una motivazione, che ne ha indotto...
continua...
I “Colloqui di Salerno” 2016   di Claudia Bonasi   Si terrà martedì 18 ottobre, alle ore 11, nella Sala Giunta del Comune di Salerno, la conferenza...
continua...
Illustri illustratori: i Matania   di Antonio La Gala   Càpita spesso di incontrare, fra gli artisti figurativi napoletani, vere dinastie. Fra i...
continua...
Spigolature   di Luciano Scateni   Ai margini del Festival No, non è la Bbc L’industria che produce televisione è tra i dispensatori di ‘manca...
continua...
Andiamo a Teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   Antonio Poli debutta nel ruolo de Il Duca di Mantova nella nuova produzione di “Rigoletto”, in scena...
continua...
NON E’ MAI TROPPO TARDI IN AMORE   di Luigi Rezzuti   In primavera si organizzano sempre delle feste scolastiche, dove mi piace andare. Siamo tutti...
continua...
SERGIO ZAZZERA, Broccolincollina. Fatti, figure e luoghi della collina vomerese (Napoli, Cuzzolin, 2016), pp. 200, €. 13,00.   recensione di Mimmo...
continua...
Paolo Ricci: falce e pennello   di Antonio La Gala     Una figura di rilievo nel panorama culturale della Napoli del Novecento è stato Paolo Ricci...
continua...
MOTOCICLETTE CON SIDECAR   di Luigi Rezzuti   Le origini della motocarrozzetta risalgono alla fine del XIX secolo, quando un ufficiale dell’esercito...
continua...

Ferdinando aveva due Sicilie

 

di Antonio La Gala

 

Perché i Borbone erano re di Due Sicilie, visto che esiste una sola Sicilia?

Per capirlo bisogna partire dall’anno 1139, quando i Normanni unificarono tutto il sud d’Italia, Sicilia compresa, in un solo Stato, chiamato Regno di Sicilia, perché aveva capitale Palermo.

Carlo d’Angiò nel 1282 perse la Sicilia, ribellatasi con i Vespri siciliani, conservando solo la parte continentale del regno, per cui da quell’epoca dovrebbe parlarsi di un regno di Napoli distinto da quello di Sicilia. Gli Angioini, però, sperando in una riconquista, pur dopo aver portato la capitale a Napoli, continuarono a chiamarsi Re di Sicilia, persino dopo che, nel 1372, con un trattato rinunciarono definitivamente all’isola.

Dopo i Vespri Siciliani la sola Sicilia era passata agli Aragonesi.

Quando Alfonso d’Aragona nel 1443 subentrò agli Angioini nel governo della parte continentale del sud d’Italia, riunì in sé, ma solo come persona, le due corone aragonesi dei due Stati diversi – quello di Palermo e quello di Napoli, chiamato ancora di Sicilia – e assunse perciò il titolo di Re delle Due Sicilie.

Una corona era quella della del regno dell’isola, l’altra era quella del regno continentale ma ancora chiamato di Sicilia, tolto agli Angioini

Alla sua morte (1458) l’unità di tutto il Sud, almeno sotto la stessa persona, si spezzò di nuovo, diviso fra isola e continente, in due diversi regni rimasti divisi anche nel periodo del viceregno spagnolo, fino a quando, quasi tre secoli dopo, Carlo III di Borbone riassunse in sé un’altra volta, lo scettro dei due regni, ma solo come persona, diventando pure lui Re delle due Sicilie, e conservando la reciproca autonomia dei due regni.

Con il congresso di Vienna del 1815 Ferdinando, ex Ferdinando IV come Re di Napoli ed ex Ferdinando III come Re di Sicilia, quando tornò a Napoli dopo le due fughe in Sicilia, prima cacciato dai Giacobini nel 1799 e poi dai Francesi napoleonidi nel 1805, riconosciuto re complessivo dello Stato che comprendeva tutto il sud, fu ribattezzato Ferdinando I Re delle Due Sicilie.

Trasversalmente alle accennate vicende di separatezza fra Napoli e Palermo, va notato che, in linea di massima, i Siciliani in passato mal sopportavano la dipendenza da Napoli nelle fasi storiche in cui ne dipendevano, circostanza che fece progettare a Garibaldi lo sbarco in Sicilia, per conquistare il Sud, piuttosto che lungo le meno distanti coste tirreniche. In effetti in Sicilia, a parte le perdenti sparatorie dell’esercito regolare borbonico, poté raccogliere truppe di entusiasti volontari isolani da aggiungere al manipolo dei Mille per marciare contro Napoli.

(Maggio2018)

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen