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PREMIO SALVATORE CERINO  
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SEGNALIBRO a cura di Marisa Pumpo Pica   Napoli 3,0 Sguardi sulla città di Mariacarla Rubinacci Biblioteca dei Leoni, Castelvetrano Veneto,...
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SFUGLIATELLA     (Marzo 2019)
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LE FORME DELLA POESIA   Da “Il tempo del vino e delle rose” riceviamo e siamo lieti di pubblicare gli eventi della settimana: 4 maggio ore 18.30:...
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Luca Postiglione. La vita come un sogno dorato   di Antonio La Gala   Luca Postiglione (1876-1936) fu un artista - pittore e poeta - attivo nei...
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FINALMENTE RISOLTO IL MISTERO DEL TRIANGOLO DELLE BERMUDA   di Luigi Rezzuti   Ormai tutti conoscono, almeno per sentito dire, il Triangolo delle...
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LA COMUNITA’ EBRAICA DI NAPOLI E IL PREGIUDIZIO ANTISIONISTA   Riceviamo e pubblichiamo La Comunità ebraica di Napoli esprime la propria indignazione...
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MACCHINE DA SCRIVERE DALL’800 AD OGGI   a cura di  Luigi Rezzuti   Nell’epoca del digitale e dei computer la scrittura si è evoluta e continua ad...
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Miti napoletani di oggi.61 IL "DIVARIO TRA LE CLASSI SOCIALI"   di Sergio Zazzera     Mai come a Napoli si è fatto registrare in maniera tanto...
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La luce del mito

 

di Gabriella Pagnotta

 

I recenti avvenimenti, accaduti a Bardonecchia e a Mentone, hanno diviso l’opinione pubblica e hanno portato all’attenzione di chi si è soffermato a riflettere sulla legittimità o meno di alcune azioni della polizia francese l’eterno conflitto, mai risolto, tra l’ordine reale e l’ordine ideale delle cose. Legge e giustizia, infatti, per quanto sembri assurdo, a volte, sono in contrasto tra loro.

Partiamo dal racconto dei fatti. Lo scorso 30 marzo, alcuni poliziotti francesi, a Bardonecchia, in territorio italiano, fanno irruzione nel Centro per migranti, Rainbow Africa, e costringono un cittadino nigeriano a sottoporsi ad un esame delle urine. Pochi giorni dopo, alcuni gendarmi francesi salgono su un treno proveniente da Ventimiglia alla stazione di Mentone e, al rifiuto di esibire i documenti, costringono una famiglia di migranti a scendere dal treno e trascinano, tra le proteste e le urla, la donna che è incinta. Il senso di umanità nell’affrontare la questione migranti sembra aver abbandonato la polizia francese.

Rispetto della dignità umana o rispetto di un protocollo? Affermazione del sentimento morale o di una legge che mira al buon funzionamento di un ingiusto ordine reale? Ius soli o ius sanguinis? Chi può aiutarci nel cammino della comprensione? Proviamo ad interrogare Antigone, per tentare di dare risposta alle nostre inquiete domande, Antigone che ha vissuto sulla propria pelle, fino all’estrema scelta, la lotta tra etica e potere temporale, tra persona e stato.

Sofocle, l’inventore del mito a cui ci rivolgiamo in questa epoca di conflitti irrisolti, racconta la storia di Eteocle e Polinice che, combattendosi per salire al trono di Tebe, trovano la morte in battaglia. Il nuovo re della città, Creonte, decide di lasciare insepolto il corpo di Polinice, fratello di Antigone, la quale sfida l’ordine del re e compie il rito funebre, contravvenendo alla legge della polis, ma rispettando un ordine superiore a quello di Creonte, l’ordine degli dei. Antigone viene esiliata e condannata a vivere in una grotta, lontana da tutti. Prima che arrivi l’ordine del re, illuminato dai consigli di Tiresia, di scagionarla, ella si è già tolta la vita, impiccandosi. Creonte e Antigone: due entità contrapposte l’una all’altra: il primo vuol salvare la patria dai nemici, la seconda compie un gesto che sente come dovere supremo. Antigone risponde ad un bisogno di giustizia universale, al di sopra della contingenza, un bisogno di pietas e trova il coraggio di affermare il bene in sé, la forza morale, di fronte al degrado della polis, restituendo la cittadinanza al valore della dignità umana, troppo spesso esiliato, con il quale rifondare una nuova etica della comunità.

(Maggio 2018)

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