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CHAMPIONS LEAGUE 2018 - 2019   di Luigi Rezzuti   Poteva mai capitare,, una volta tanto, un girone meno impegnativo per la squadra del Napoli di...
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TANTI AUGURI. MARADONA CHE NON TRADISCE   di Peppe Iannicelli   Napoli e Buenos Aires, il Vesuvio ed il Rio de La Plata,  i vicoli del Decumano e le...
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"Donne e dintorni" a Cetara il 6 marzo   di Claudia Bonasi   Cetara anticipa la festa delle donne e presenta domenica 6 marzo, alle ore 18, presso...
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Premio letterario “Trivio” 2016 - Cerimonia di premiazione al Pan di Napoli   di Marisa Pumpo Pica   La cerimonia di premiazione della prima...
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IL PALLINO DELLA GUERRA   di Luigi Rezzuti   Durante la permanenza militare all’ospedale militare, una mattina, arrivò l’ordine di una esercitazione...
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L’ELEFANTE  E  LA  FORMICA, di  Eleonora  Bellini   di Luigi Alviggi     Questo lavoro rinnova la memoria su Mohandas Gandhi (1869–1948), il Mahatma...
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SEGNALIBRO   a cura di Marisa Pumpo Pica   Fiori del mio campo, di Giovanni Baiano, Cosmopolis Edizioni Napoli   Uomo d’altri tempi, Giovanni...
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Medicina ieri e oggi   di Luigi Rezzuti   Ogni volta che per televisione passava la pubblicità del “Già fatta? Pic indolor, l’ago niente male”, che...
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7 marzo. Il fascino dell’immaginario, ovvero la creatività   Creatività: anche su questo indaga la Scuola di Palo Alto, prima al mondo per le ricerche...
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Le lettere di Sua Maestà

 

di Antonio La Gala

 

La corrispondenza che Ferdinando I Borbone  indirizzava alla seconda moglie, Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, negli anni attorno al 1820, evidenzia interessanti aspetti della personalità del sovrano.

Ferdinando, quando era lontano da Lucia, le scriveva quasi ogni giorno, ma si tratta di una corrispondenza che per la verità nulla aggiunge alla letteratura e alla storiografia, perché per lo più si compone di lettere uniformi e scialbe nel contenuto. Il re le dettava ad un segretario in dissidio con l'ortografia, limitandosi ad apporre la firma. Raccontavano della selvaggina abbattuta, di cui egli spediva scelti capi in Floridiana; di perdite e vincite al gioco, di cui inviava una parte a Lucia ("i nostri interessi di gioco non vanno bene, la prima sera perdemmo 14 pezze e jeri 12, questa sera speriamo aver migliore fortuna"); degli acciacchi della vecchiaia, la tosse e il catarro, la podagra, la "cacarella" (sic), del piatto del giorno, di fatti domestici, e anche di problemi intestinali e altre sciocchezzuole.

Il monarca scriveva da Resina augurandosi che a Lucia avesse "fatto effetto la purga di olio di ricino" e da Lubiana per informarla che "ad Udine mi venne la cacarella motivo per cui non andai a teatro". La poco protocollare “sincerità”, anche in pubblico, con cui il “Re Lazzarone” amministrava le varie funzioni del suo regale intestino, ha lasciato una ricca aneddotica.

"Cara Lucia, cattiva nottata ho passata per motivo dei nervi che mi tiravano da tutti i versi, la mattinata però non è cattiva essendo bastantemente divertito con i beccafichi; e te ne mando venti presi colle reti, unitamente a buoni frutti". Da Caserta faceva sapere che "alle sette e mezza siamo andati a vedere pesare la Caccia di ieri. Questa faccenda è durata fino alle nove e mezza, essendoci delli animalucci che meritavano esser visti e rivisti, e poi si sono accomodati in modo che spero arrivino in buono stato quelli che arrivano a Napoli. Mi sono sbarbizzato, vestito, fatta la distribuzione della Caccia, intesa la seconda Messa alle undici e poi incominciato a scrivere questa.......Dal rapporto del Porto ho inteso l'arrivo della filuca dove è imbarcato il Leone che mi avvisi arrivato e che spero possa far bene compagnia alla bella Leonessa".   

Da Lubiana comunicava che "sabbato (sic) 13 finalmente dopo di averti scritto mi riuscì di uscire prima di mezzogiorno a fare un caminata (sic) a piedi. Poi pranzai con i Sovrani. Il resto del dopo pranzo che qui è brevissimo (era inverno n.d.a.) e la serata applicai, alla fine giocai un poco, ed alle dieci mi coricai". Lamentava poi che il Duca di Modena, "giunto all'Avemaria", aveva girato in carrozza per  "godere i lumi della città, ma siccome non me ne fece saper niente, così io rimasi in casa. La notte dal 13 al 14 dormii mediocremente e prima delle sei mi alzai".

Interessanti sono anche le espressioni con cui Ferdinando usava aprire e chiudere  le sue epistole. "Cara Lucia mia; Cara e adorata Lucia; Lucia Carissima; Mia Cara e Buona Lucia; Mia sempre più cara Lucia".

"Tuo affezzionatissimo (sic) Compagno Ferdinando; ti abbraccio teneramente; ti abbraccio a tutto cuore; sono il tuo affezzionatissimo Compagno che ti ama teneramente". Spesso si firmava " il tuo papasso".

Questa corrispondenza ci presenta un lato umano del personaggio Ferdinando, di cui però non va dimenticato che fra una lettera ed un'altra, in quegli anni, Ferdinando concedeva una Costituzione giurandone l'osservanza più volte sul Vangelo per poi tradirla; che nel contempo si dava un gran da fare per mandare a morte, in  prigione e in esilio Carbonari, liberali e oppositori vari. E mostra anche di che cosa s'interessava maggiormente il sovrano che era responsabile del governo di mezza Italia: la caccia ai beccafichi.

(Giugno 2018)

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