NEWS

Spigolature   di Luciano Scateni   L’ottimismo si chiama Apple Indossa il giacchino blu di metalmeccanico, stinto dalla fatica, sbiadita la scritta...
continua...
SEGNALIBRO a cura di Marisa Pumpo Pica   Napoli 3,0 Sguardi sulla città di Mariacarla Rubinacci Biblioteca dei Leoni, Castelvetrano Veneto,...
continua...
LA JUVE VINCE LO SCUDETTO IL NAPOLI VINCE LO SCUDETTO DELL’ONESTA’   di Luigi Rezzuti   Pensavamo che calciopoli fosse davvero finita, invece sotto...
continua...
Spigolature   di Luciano Scateni   Sul ponte di Messina “…lor si daran la mano” Identità di promesse tra Dem e Forza Italia.   Sì, no, se, ma,...
continua...
SANITA’ Eppur si muove…   di Loredana Pica   Eppur si muove… qualcosa a Napoli, una città spesso in bilico tra lentezze burocratiche e una tendenziale...
continua...
E' in libreria “UN PERCHÉ AL GIORNO TOGLIE LA NOIA DI TORNO” di Luciano Scateni contributi di Pino Imperatore e Lucio Rufolo Disegni  di Luciano...
continua...
SEGNALIBRO   a cura di Marisa Pumpo Pica   Fiori del mio campo, di Giovanni Baiano, Cosmopolis Edizioni Napoli   Uomo d’altri tempi, Giovanni...
continua...
Gli incontri della Fondazione Premio Napoli   Iniziano gli incontri della Fondazione Premio Napoli aperti alla città. Si parte l’11 marzo, alle ore...
continua...
Caccia al tesoro   di Luigi Rezzuti   A chi non è mai capitato di non ricordare dove si è conservato un oggetto a cui si è particolarmente...
continua...
Cetara al simposio internazionale in Giappone   di Claudia Bonasi     Cetara partecipa, da protagonista, in Giappone, al simposio internazionale “La...
continua...

Le lettere di Sua Maestà

 

di Antonio La Gala

 

La corrispondenza che Ferdinando I Borbone  indirizzava alla seconda moglie, Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, negli anni attorno al 1820, evidenzia interessanti aspetti della personalità del sovrano.

Ferdinando, quando era lontano da Lucia, le scriveva quasi ogni giorno, ma si tratta di una corrispondenza che per la verità nulla aggiunge alla letteratura e alla storiografia, perché per lo più si compone di lettere uniformi e scialbe nel contenuto. Il re le dettava ad un segretario in dissidio con l'ortografia, limitandosi ad apporre la firma. Raccontavano della selvaggina abbattuta, di cui egli spediva scelti capi in Floridiana; di perdite e vincite al gioco, di cui inviava una parte a Lucia ("i nostri interessi di gioco non vanno bene, la prima sera perdemmo 14 pezze e jeri 12, questa sera speriamo aver migliore fortuna"); degli acciacchi della vecchiaia, la tosse e il catarro, la podagra, la "cacarella" (sic), del piatto del giorno, di fatti domestici, e anche di problemi intestinali e altre sciocchezzuole.

Il monarca scriveva da Resina augurandosi che a Lucia avesse "fatto effetto la purga di olio di ricino" e da Lubiana per informarla che "ad Udine mi venne la cacarella motivo per cui non andai a teatro". La poco protocollare “sincerità”, anche in pubblico, con cui il “Re Lazzarone” amministrava le varie funzioni del suo regale intestino, ha lasciato una ricca aneddotica.

"Cara Lucia, cattiva nottata ho passata per motivo dei nervi che mi tiravano da tutti i versi, la mattinata però non è cattiva essendo bastantemente divertito con i beccafichi; e te ne mando venti presi colle reti, unitamente a buoni frutti". Da Caserta faceva sapere che "alle sette e mezza siamo andati a vedere pesare la Caccia di ieri. Questa faccenda è durata fino alle nove e mezza, essendoci delli animalucci che meritavano esser visti e rivisti, e poi si sono accomodati in modo che spero arrivino in buono stato quelli che arrivano a Napoli. Mi sono sbarbizzato, vestito, fatta la distribuzione della Caccia, intesa la seconda Messa alle undici e poi incominciato a scrivere questa.......Dal rapporto del Porto ho inteso l'arrivo della filuca dove è imbarcato il Leone che mi avvisi arrivato e che spero possa far bene compagnia alla bella Leonessa".   

Da Lubiana comunicava che "sabbato (sic) 13 finalmente dopo di averti scritto mi riuscì di uscire prima di mezzogiorno a fare un caminata (sic) a piedi. Poi pranzai con i Sovrani. Il resto del dopo pranzo che qui è brevissimo (era inverno n.d.a.) e la serata applicai, alla fine giocai un poco, ed alle dieci mi coricai". Lamentava poi che il Duca di Modena, "giunto all'Avemaria", aveva girato in carrozza per  "godere i lumi della città, ma siccome non me ne fece saper niente, così io rimasi in casa. La notte dal 13 al 14 dormii mediocremente e prima delle sei mi alzai".

Interessanti sono anche le espressioni con cui Ferdinando usava aprire e chiudere  le sue epistole. "Cara Lucia mia; Cara e adorata Lucia; Lucia Carissima; Mia Cara e Buona Lucia; Mia sempre più cara Lucia".

"Tuo affezzionatissimo (sic) Compagno Ferdinando; ti abbraccio teneramente; ti abbraccio a tutto cuore; sono il tuo affezzionatissimo Compagno che ti ama teneramente". Spesso si firmava " il tuo papasso".

Questa corrispondenza ci presenta un lato umano del personaggio Ferdinando, di cui però non va dimenticato che fra una lettera ed un'altra, in quegli anni, Ferdinando concedeva una Costituzione giurandone l'osservanza più volte sul Vangelo per poi tradirla; che nel contempo si dava un gran da fare per mandare a morte, in  prigione e in esilio Carbonari, liberali e oppositori vari. E mostra anche di che cosa s'interessava maggiormente il sovrano che era responsabile del governo di mezza Italia: la caccia ai beccafichi.

(Giugno 2018)

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen