NEWS

Andiamo a Teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   Antonio Poli debutta nel ruolo de Il Duca di Mantova nella nuova produzione di “Rigoletto”, in scena...
continua...
CORI RAZZISTI IN TUTTI GLI STADI   di Luigi Rezzuti    E’ da quando Aurelio De Laurentiis, acquistò il titolo del fallimento del calcio Napoli, che...
continua...
Venghino signori, ecco il borgo dove le case si vendono ad un euro   di Luigi Rezzuti   Comprare una casa, o meglio un rudere, a 1 euro, da oggi, è...
continua...
MILLE VOCI PER AMATRICE   di ANNAMARIA RICCIO   Il cuore della D’Ovidio Nicolardi questa volta batte per Amatrice. Un concerto al cinema Plaza lo...
continua...
Miti napoletani di oggi.68 L’attesa del mezzo di trasporto   di Sergio Zazzera   La scena si ripete tutti i giorni, anche più volte nella stessa...
continua...
SPIGOLATURE   di Luciano Scateni   Olimpiadi: vengo anch’io? No, tu no Il tormentone “olimpiadi sì, olimpiadi no” incrocia uno snodo eclatante.. La...
continua...
UNA ESTATE IN FAMIGLIA   di Peppe Iannicelli   Quando le estati fanciulle finiscono è sempre troppo presto. E raramente abbiamo saputo apprezzarle...
continua...
INCONTRI AL TRAMONTO   (Giugno 2017)
continua...
SPIGOLATURE   di Luciano Scateni    Stupri? Colpa delle donne, dice Chrissie Un’ipotesi possibile nasce dalla biografia di tale Chrissie Hynde,...
continua...
Andiamo a teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   L’iniziativa di  erreteatro, “Mutaverso al tuo Natale, regala il teatro”, che suggerisce a chi è a...
continua...

 Le biblioteche napoletane

 

di Antonio La Gala

 

 

Per capire come e quando le attuali biblioteche napoletane sono sorte non si può prescindere dalla conoscenza della storia religiosa della città, perché sono state soprattutto le istituzioni religiose ad avercele lasciate.

Infatti, dal Medio Evo in poi, erano i numerosi monasteri e conventi sparsi per la città ad avere ognuno la propria biblioteca, in tempi in cui le biblioteche pubbliche nemmeno si immaginavano.

Importantissime erano le biblioteche monastiche di San Giovanni a Carbonara, degli Agostiniani; di San Domenico Maggiore; di Santa Maria La Nova dei frati Minori; di San Lorenzo dei Conventuali; dei Santi Severino e Sossio dei Benedettini; di San Pietro a Majella dei Celestini; di Monteoliveto degli Olivetani; di San Martino dei Certosini, citando solo quelle più rilevanti.

Quando, poi, nel Cinquecento della Controriforma,  sorsero gli Ordini regolari, si aggiunsero le biblioteche dei Gesuiti, dei Teatini e altre ancora.

La sottrazione delle proprietà ai religiosi, dal Settecento in poi, (lo scioglimento dell’ordine dei Gesuiti, voluto da Tanucci, gli espropri giacobini e quelli del nuovo Regno d’Italia), hanno provocato la trasmigrazione del materiale raccolto in queste librerie per lo più verso biblioteche pubbliche.  

E’ sopravvissuta integra solo la biblioteca dei Gerolomini, sorta alla fine del Cinquecento.

I libri della biblioteca dei Gesuiti spesso andarono avanti e indietro, seguendo le reiterate soppressioni e ricomposizioni dell’Ordine: nel secondo Ottocento molti di questi libri sono stati immessi nella “Reale Biblioteca Nazionale” e altri ancora sono confluiti nella biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria.

Nel secondo Ottocento fu dato anche alla biblioteca del Museo Nazionale di San Martino il carattere di museo specializzato in storia regionale, motivo per cui, oltre ai manoscritti e ai libri dei Teatini di San Paolo Maggiore e dei Certosini, furono raccolti e ordinati opere manoscritte ed a stampa, autografi, disegni e documenti patrii di vario genere.

Nel panorama delle biblioteche napoletane si rileva un’estesa presenza di biblioteche classificate “minori”, specializzate in argomenti ben precisi, ad esempio quelle annesse agli Istituti d’istruzione superiore come le Scuole d’Ingegneria, delle Scienze Matematiche, Naturali, Chimica, e delle altre Facoltà universitarie, quelle annesse all’Orto Botanico, all’Osservatorio astronomico, alle scuole delle varie branche della Medicina, degli Ospedali, dell’Istituto Tecnico e Nautico, del Conservatorio di Musica, del Museo Civico Filangieri (quest’ultima specializzata in storia e arte militare), le biblioteche delle varie Accademie, come ad esempio quella Pontaniana, le raccolte dell’Istituto Orientale, di quello delle Belle Arti, quelle dei vari Musei.

Qui mi fermo, pur sapendo di tralasciarne decine e decine di altre, ma sapendo anche che qualunque elencazione non sarebbe mai esaustiva.

In una pubblicazione dell’anno 1900 abbiamo trovato una suggestiva descrizione d’epoca dell’ambiente di lettura della biblioteca, ospitata nella vecchia sala monumentale della biblioteca che il Cardinale Brancaccio lasciò ad uso del pubblico nella seconda metà del Seicento (in seguito affiancata da altre sale, man mano che i libri aumentavano per dono o per acquisto). Qui i lettori potevano consultare i libri fino alle dieci di sera, per cui: “le lampade elettriche (siamo nell’anno 1900 n.d.r.) scintillano la sera sulle tavola da studio, in mezzo ad un’intricata rete di fili conduttori, e in quel tetro ambiente formano uno strano contrasto con gli anneriti scaffali, con le pesanti decorazioni della volta, con quei dipinti di cardinali e di guerrieri di Casa Brancaccio, che, dall’alto delle pareti, sembrano guardare con disdegno ai nostri tentativi così poco estetici d’innestare il nuovo sul vecchio”.

Chi gira per le biblioteche di Napoli (fra i pochi luoghi della città a non essere affollati), nota che ancora oggi, quasi di regola, esse sono disseminate in edifici antichi di alto valore storico, nei quali, per motivi sia strutturali che di mantenimento dell’antico, gli adattamenti degli ambienti alla nuova funzione sono faticosi e non riescono ad evitare, un certo qual “strano contrasto”, ad esempio, fra austeri dipinti e computers, fra decorazioni, cornici e stucchi e fotocopiatrici.

Io però credo che lo “strano contrasto” fra l’antichità degli ambienti e la modernità delle attuali attrezzature, non sia per niente un contrasto, ma anzi rappresenti un elemento di unione, rendendo materiale, tangibile, la continuità fra noi che leggiamo e chi, nel passato, ha scritto per noi.

Una continuità che costituisce la funzione delle biblioteche.

Con il libro l’Uomo cerca di dire qualcosa a quelli con cui non può avere un contatto fisico, vocale, soprattutto ai nipoti e pronipoti.           

Un ponte sospeso nel tempo.

(Novembre 2018)

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen