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Miti napoletani di oggi.52 IL “CUOPPO”   di Sergio Zazzera   In senso proprio, a Napoli il cuóppo è il cartoccio a forma di cono capovolto; in...
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IL TEATRO A NAPOLI   a cura di Luigi Rezzuti   Napoli è una città che trova svariati modi di esprimersi, dalla poesia alla musica, dal teatro al...
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Andiamo a teatro a cura di Marisa Pumpo Pica   Al Teatro Trianon Viviani di Napoli Zappatore Tiziana De Giacomo in scena con Francesco Merola - Regia...
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CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A   di Luigi Rezzuti   Anche quest’anno il campionato di calcio di Serie A, come in quelli precedenti, lo vincerà ancora...
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Galleria Salotto Cerino - Pozzuoli “Il golfo di Napoli  tra storia, natura e degrado”   Giovedì, 2 marzo, alle ore 19,  è stata inaugurata la mostra...
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Giovanni Panza, pittore  senza problematiche   di Antonio La Gala   Giovanni Panza (Miseno, 1894-1989), teorizzava che la vita di ogni persona è...
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“SWINGING”: ENZA MONETTI AL PAN   di Sergio Zazzera   In principio era l’albero. Che sia quello “della conoscenza del bene e del male” della...
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Miti napoletani di oggi. 77 LA “SANT'ORSOLA” DI CARAVAGGIO   di Sergio Zazzera   Fiore all’occhiello della sede napoletana delle “Gallerie...
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Miti napoletani di oggi.69 FANTASMI   di Sergio Zazzera   Sarò un illuso, ma credevo che, almeno ai giorni nostri, il mito del fantasma fosse...
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Cambiare oggi il futuro

 

di Mariacarla Rubinacci

 

Il compagno della vita non c’è più. Nulla sarà come prima.

Devo affrontare il futuro. Devo cambiare.

Si dice che cambiare fa stare bene, e io devo stare bene, per rispetto della vita che, comunque, per me continua a seguire il suo percorso, per dovere verso coloro che mi stanno intorno per darmi fiducia, per la memoria di lui che ha fatto sempre il possibile per farmi stare bene.

L’importante, dunque, è capire che cosa cambiare.

Il lavoro? Sono già in pensione da alcuni anni e, cercando di dare un nuovo colore al mio diverso stato, mi sono volta verso nuove esperienze, ho tentato di dare voce alle mie emozioni di vita, scrivendo parole al vento. Oggi, però, quella voce tace.

I ritmi della giornata? Sono già scanditi e radicati per organizzazione, per abitudine, in ragione degli impegni. Oggi la pagina del tempo che scorre rimane bianca.

La casa? Non è il momento di vendere, sia per il mercato, sia per lo stress della ricerca di una nuova sistemazione, del rione cittadino. E poi mi sembrerebbe di cancellare, con un drastico colpo di spugna, il profumo che fino a ieri inondava la vita.

Spostare i mobili? No, troppo faticoso, misurare, immaginare un nuovo angolo. Forse anche restaurare? No, mi è sempre piaciuto l’arredo, che però è lì, come sempre, ad accompagnare lo sguardo di chi oggi non lo vede più.

Ridipingere le pareti? Non sia mai. Significa fare prove su prove per scegliere i nuovi toni di colore, adeguarsi alla luce, alle stagioni, anche perché non è molto che il rinnovo è stato affrontato.

Le tende? Un dettaglio futile, sono state carine fino ad oggi, continueranno ad adempiere al loro essere adatte all’arredamento.

Rimango io. Devo cambiare.

I capelli? Solitamente si dice che sia la prima parte di sé che una donna prende in consegna quando si affaccia l’esigenza di sentirsi diverse. Quante volte fra amiche è girata la frase “ un nuovo taglio, c’è qualcosa che devo sapere?” e io oggi sono diversa per esigenza, magari prendo in considerazione di….

E sì, ho cambiato, dunque, la tinta dei capelli. Una decisione presa quasi in trans, come fossi un robot pilotato dal parrucchiere, quale attento osservatore delle esigenze anche tacite delle sue clienti.

Il carattere? No, assolutamente, quello è, e quello rimane Non è facile, il carattere non lo forzi, sarebbe come rinnegare il proprio percorso, come affondarre la vanga sul terreno dove sono cresciute le certezze, che ormai sono la facciata della propria vita.

Il look? Altro dettaglio futile, quando sono sempre stata sobria nella scelta dei capi, sia per gusto personale che per stile di colori e forme. L’armadio trabocca del necessario per essere in ordine. Forse uno sguardo alle vetrine….

Cosa rimane? Rimango io. Ma io non ho voglia di cambiare per far cambiare il futuro. Il nuovo tempo ha la sua immagine, scritta da una mano che non si fa mai pilotare. perciò rimanere come sono è il miglior cambiamento che possa mettere in calendario, è il miglior rispetto verso il modo in cui mi sono sempre presentata al mondo e agli occhi di colui che mi ha accompagnata fino a ieri.

L’ieri è diventato l’oggi.

E l’oggi è già il futuro.

(Aprile 2017)

MARISA  PAPA  RUGGIERO, JOCHANAAN

 

Martedì, 11 aprile, alle ore 17, presentazione del poemetto "Jochanaan",  di Marisa  Papa  Ruggiero, edito da Ladolfi (Pagg. 52 – Euro 10, disponibile su richiesta a:  www.ladolfieditore.it). L'evento, presieduto da Aldo Masullo e da Ugo Piscopo, e coordinato da Antonio Filippetti, avrà luogo in Napoli nella Biblioteca “ B. Croce”, in via F. De Mura 2/bis.


Il libro

Mi sono affidata a piani scenici modellati sulle necessità dell’immaginazione, tutti eccentrici rispetto all’asse narrativo. Ho lasciato tuttavia, in vista alcuni riferimenti riconducibili alla tristemente famosa reggia giudaica sul mar Rosso, teatro di un evento biblico ben collocato nella casella mnemonica del sapere storico, sul cui fondale si proiettano delle stilizzazioni drammatiche allucinate che ostinatamente cercano di sgrovigliarsi dagli stereotipi di una iconografia fin troppo abusata in sede drammaturgica e filmica. Le due Presenze sulla scena, reali o riflesse, sono interiorizzazioni figurali di due sistemi  fortemente antagonisti e attrattivi a un tempo - logosed eros – espressioni, in questo mio lavoro, di una drammatica opposizione di sguardo nel penetrare la sfera dell’esperienza sensibile dell’esistenza. Inevitabile la scissione, definitiva, tra il mondo dei riti misterici della fecondità e dell’amore legati al culto della babilonese Ishtar incorporati nella figura della Danzatrice sacra (è questa la mia personale visione della principessa giudaica che ho voluto attirare in una zona densa di inquietudine e di pathos) e la potente autosufficienza del Pensiero Nuovo, interprete di una Dottrina saldamente strutturata sull’ideologia patriarcale, e destinata a durare...

 Il resto (quasi tutto) è fantasia onirica che appartiene solo alla scrittura.

(Marisa Papa Ruggiero)

(Aprile 2017)

Gianfranco PECCHINENDA, Come se niente fosse

 

di Luigi Alviggi

 


Undici racconti aprono lo sguardo su una serie di scenari ove le differenze tra realtà, eventualità, immaginazione, caso, perdono valore - avviluppando in un complesso piano narrativo ricco di invenzione e voluto disordine del reale -, e mirati a dissestare convinzioni personali che, poste sotto esame, finiscono col perdere ogni univocità. Il “sospeso” caratterizza l’esposizione, aprendo la mente al non detto o a quanto può essere intuito tra le righe, in una sorta di liberazione proiettiva del proprio essere nascosto. Le metafore narrative sono metamorfosi di sentimenti abitudinari, restrizione a un’esistenza più gratificante.

E può essere l’incerta sveglia del mattiniero sognatore, perduto in una giravolta dello spazio-tempo che rappresenta una nuova dimensione di vita. O l’odissea perenne dell’”homo scrivens”, ripercorsa in tutte le tappe del rapporto tra autore ed editore dense di sogni e illusioni sul futuro del primo, che - succede anche questo - qualche rara volta può anche andare in porto, ma anche in questo caso un discolo girotondo ingannatore sembra ricacciare ogni cosa nell’onnipresente sospeso.

Gianfranco Pecchinenda - di origini sudamericane, e un sapore definito di tale eredità letteraria affiora tra le sue pagine -, già Preside di Facoltà è oggi docente di Sociologia presso la Federico II di Napoli. La singolarità dei soggetti trattati rappresenta la diversità dell’individuo che a volte può giungere al surreale. Lo stile è influenzato dai balzi in questo dominio, a metà tra irrazionale e onirico. La pagina è sempre piana e scorrevole, fornendo l’ancoraggio a quanto narrato che può schizzare verso l’alto senza disorientare il lettore.

Racconto emblematico dell’insieme è “kafta-kafka”, nel quale già la commistione del titolo tra pietanza mediorientale e grande scrittore praghese fornisce un indizio sulla sostanza del narrato. Un uomo di mezz’età è seduto in un bar e gusta un grog mentre fuori nevica. Fuori dalle vetrate, la facciata del palazzo di fronte si anima funzionando da schermo per visioni: della sua vita, di quella d’altri, poco importa. Un uomo attende qualcosa e l’attesa si prolunga. Il tuffo nel passato prende vita e le immagini sono poca cosa rispetto alle sensazioni e sentimenti che si portano dietro. Poi, come spesso accade nella mente anziana, una stessa immagine diviene sintesi di eventi da epoche diverse che sgranano l’uno nell’altro. E se qualcosa nasce dall’assonanza tra Kafka e kafta, il cibo ha rilievo perché introduce l’atmosfera d’indefinita attesa di qualcosa che ben caratterizza le pagine del grande scrittore. Nella visione ora c’è un bambino di otto anni che attende il padre per essere accompagnato a scuola. Lui è in forte ritardo. Sotto l’ansia, l’uomo è spinto a uscire dal bar ma, appena fuori, avverte l’esigenza di rientrarvi per abbandonarsi di nuovo alla sottile malia delle immagini viste. Trova però la porta sbarrata e a nulla serve sbattervi contro. Dentro nessuno se ne accorge. Impossibile rientrare nel passato! L’incantesimo è tale che non sa più rinunciarvi, e il raggiungimento diventa necessità da soddisfare a qualunque costo. Tutto il suo essere resta sovvertito.

Un mondo di esistenze squassate da problemi che toccano ogni essere umano. Individui che non sanno lottare in maniera appropriata contro e restano annientati dall’incapacità di saper trovare in sé strumenti sufficienti ad averne ragione. Un’umanità travolta e perdente che si dibatte in una gabbia senz’uscita e tollera che le ombre dell’oggi, subite a volte in maniera incolpevole, si allunghino fino a condizionare in maniera irreparabile il domani.

Gianfranco PECCHINENDA, Come se niente fosse, Ad est dell’equatore, 2015 – pp. 128 – € 10,00.

(Marzo 2017)

TANGO DOWN di Gianluca Durante

Caccia all’assassino

 

di Marisa Pumpo Pica

 

 

Presso l'Oratorio dell'Arciconfraternita, a Vietri sul Mare, si è tenuto  il secondo appuntamento dell'edizione 2017 de "La Vetrina della Congrega Letteraria". L’occasione è stata offerta dal thriller, del giornalista Gianluca Durante “Tango Down - nella mente dell'assassino”, Leone Editore .

Dopo un'introduzione del giornalista Aniello Palumbo, è seguito  il monologo-performance dell’autore, accompagnato da efficaci effetti audiovisivi
Un agente dei servizi segreti ed una giovane investigatrice, dal tragico passato, sono sulle tracce del pluriomicida, killer di studentesse, evaso dalla galera a seguito di un sospetto cyberattacco. In un inquietante alternarsi di analessi e prolessi, di flashback ed anticipazioni, dal forte  taglio cinematografico, il giornalista di cronaca nera Stefano Mombelli compromette forse la sua carriera durante l'inchiesta per un triplice omicidio, riconducibile all’ecoterrorismo. Il libro, che sta riscuotendo un discreto successo, fu presentato anche, qualche tempo fa, all’Ecobistrot di Salerno, con un monologo/performance, molto singolare.

Attraverso un'indagine giornalistica, condotta dal vivo, Gianluca Durante era riuscito, anche in quella circostanza, a destare vivo interesse nel pubblico in sala  (e nei  suoi lettori), attraverso una presentazione insolita. Egli, infatti, aveva lanciato una sfida: la caccia all’assassino. Il tutto tra virus informatici, poteri forti, servizi segreti e una storia d’amore dal sapore amaro.    

Gianluca Durante, salernitano, classe 1980, giornalista dal 2000, ha condotto programmi televisivi a sfondo politico ed economico, e ha lavorato per quotidiani, radio e agenzie di stampa, occupandosi di cronaca, cultura e sport. Nel 2007, il suo romanzo d’esordio, “Altravita”, ha vinto il Premio Tedeschi ed è stato pubblicato nei Gialli Mondadori. Nel 2012 ha pubblicato “Altravita 2.0” (Leone Editore). “TANGO DOWN - Nella mente dell’assassino” è il suo terzo romanzo.

 (Gennaio 2017)

IL MIRACOLO DI SAN GENNARO di Henry Weedall

 

di Luigi Alviggi

 

Maurizio de Giovanni, prefatore, sottolinea la differenza tra sentimento religioso e religione: “Crederci. Non crederci”. La religione si può intendere come insieme di regole di vita, riti e osservanze, espressioni del sentimento trascendente che lega l’essere umano a una Entità Superiore nella quale crede. Il miracolo, egli afferma, è:

un sogno collettivo, la speranza di un popolo di uscire dal buio... È la speranza sottile e irrazionale che il destino abbia qualche aspetto che con le leggi della natura, fredde e non modificabili, non ha nulla a che fare. La speranza che basti chiamare, a gran voce, e qualcuno prima o poi risponderà.

Questo lavoro risale al maggio 1831, pubblicato sul mensile The Catholic Magazine and Review, e rappresenta uno dei focus per i quali le parole citate rivestono rilevanza. La sequenza dei passi della cerimonia non è affatto mutata nei quasi 190 anni trascorsi. Prima memoria dell’evento è del secolo XII. La cronaca di Weedall, molto dettagliata, esamina anche la struttura delle ampolle, per confutare l’ipotesi che il calore delle mani del sacerdote sciolga il sangue. Non manca un’anamnesi storica, da cui citiamo:

Nella persecuzione di Diocleziano egli fu martirizzato a causa della sua fede a Pozzuoli, (che è l'antica Puteoli), essendo stato da prima esposto alle bestie feroci nell'anfiteatro, i cui ruderi formano ancora un importantissimo oggetto in quell'importantissimo luogo; ma essendosi le feroci bestie ricusate a farsi ministre della ingiusta crudeltà di quel tiranno, S. Gennaro in uno co' suoi compagni pervennero alla gloria del martirio colla spada.

Il testo è bilingue, italiano e inglese. Diocleziano fu imperatore dal 284 al 305 e la grande persecuzione dei cristiani iniziò nel 303. San Gennaro (? 272 – 305) fu una delle tante vittime illustri. L’editto dell’imperatore Costantino (313), invece, darà libertà di fede religiosa ai cittadini romani. Il reverendo Henry Weedall (Londra 1788 – 1859) insegnò Lettere e Sacre Scritture ed ebbe un posto in prima fila nell’Arcivescovato ove poté osservare le fasi della trasmutazione del sangue credendovi totalmente. Egli difende a spada tratta la sua assoluta convinzione:

Se ci sia chimico alcuno, il quale tenga ciò per possibile ad accadere, appresti costui qualsivoglia sostan­za, che possa credere più condu­cente al suo disegno. La racchiuda a quel modo stesso, com'è racchiuso il sangue di S. Gennaro. Vi applichi quella medesima quantità di calore, come nel caso nostro; e se ne segui­rà il medesimo risultato, sarà tempo allora di far caso de' suoi argomenti. Quanto è a me, tengo per fermo che costui accenderebbe più presto una candela, accostando la sua mano al piede del candeliere, anziché lique­fare qualunque sostanza con quelle circostanze simili al nostro caso.

Nel 1836 l’abate Antonino De Luca – del quale è la traduzione italiana del testo – pubblicò un “Elenco di varie opere nelle quali si fa menzione della miracolosa liquefazione del sangue di S. Gennaro”, di Mons. Giovanni Rossi, poi Direttore della Biblioteca Borbonica di Napoli. Tale lavoro è presente in appendice del libro.

Henry  Weedall, Il miracolo di San Gennaro, prefazione di Maurizio de Giovanni - traduzione di Antonino De Luca (1836), COLONNESE,  2016 – pp.  96 - €  8,00.

(Gennaio 2017)

Ecco i tre vincitori del premio Trivio

 

 

di Claudia Bonasi

 


Ecco i vincitori del premio letterario Trivio 2016. Per la sezione prosa edita vince Gilda Policastro con “Cella” edito da Marsilio; per la sezione poesia edita vince Guido Caserza con “Opus papai” edito da Zona contemporanea; per la sezione poesia inedita il premio va a Ugo Piscopo autore di “Crepitii”. Come già anticipato dal nostro periodico, si e’ tenuta nella sala Di Stefano del Pan – Palazzo delle Arti di Napoli, sabato, 17 dicembre, la cerimonia di premiazione della prima edizione nazionale del Premio letterario Trivio 2016,

“Formula vincente non si cambia. Il successo di questa prima edizione ci spinge a continuare questa esperienza. L’edizione 2017 di Trivio, che tende a valorizzare il lavoro di scrittori e  poeti, tenderà ad allargare la schiera dei partecipanti: e’ un premio di tendenza, che  certamente esprime la migliore poesia contemporanea quasi sempre sperimentale. Per il 2017 vorremmo aprire anche alla poesia tradizionale” ha detto l’editore Francesco G. Forte.

Queste le considerazioni del presidente della giuria, Anonio Pietropaoli e direttore scientifico della rivista Trivio: “Partecipazione di alto livello che ha costretto la giuria ad un sovraccarico  di impegno ma anche di piacere di lettura. Circa 100 i volumi tra editi e inediti  e come prima edizione siamo più che soddisfatti. Il premio, come la rivista omonima, si deve totalmente alla liberalità e sensibilità dell’editore”.

(Dicembre 2016)

Premio letterario “Trivio” 2016 - Cerimonia di premiazione al Pan di Napoli

 

di Marisa Pumpo Pica

 


La cerimonia di premiazione della prima edizione nazionale del Premio letterario Trivio 2016 si è tenuta sabato, 17 dicembre, alle ore 17.00, nella sala “Di Stefano” del Pan (Palazzo delle Arti Napoli), in via dei Mille, 60. Il premio, indetto dalla rivista di poesia, prosa e critica Trivio, edita da oèdipus, di Francesco G. Forte, nasce con l’intento di testimoniare i percorsi nuovi e spesso sperimentali del linguaggio narrativo e poetico. Dopo i saluti dell’assessore alla Cultura del Comune di Napoli, Nino Daniele, la giuria,  composta da Antonio Pietropaoli (presidente), Emanuela Jossa, Wanda Marasco, Paolo Giovannetti, Ferdinando Tricarico (segretario) proclamerà i vincitori delle diverse sezioni. Sono in finale per la prosa edita: Dino Azzalin, Mariano Bàino, Marco Giovenale, Laura Liberale, Gilda Policastro; per la poesia edita: Guido Caserza, Milo De Angelis, Viviana Faschi, Giovanna Marmo, Michele Zaffarano; per la poesia inedita: Carmen Gallo, Manuel Micaletto, Ugo Piscopo. Segnalazione speciale a Paolo Lagazzi, Gianni Paone, Maria Roccasalva (prosa) e Domenica Mauri, Manuel Micaletto, Daniela Raimondi (poesia). Ai vincitori delle due sezioni edite è andato un assegno di 2.000,00 euro ciascuno e all’autore della raccolta di poesia inedita, giudicata più meritevole, un assegno di 1000,00 euro o la pubblicazione dell’opera. A tutti i finalisti è stata donata una riggiola vietrese, dipinta dagli artisti Daria Scotto e Danilo Mariani.

Ha condotto la serata il giornalista Paolo Romano.

(Dicembre 2016)

La casa editrice oèdipus a Palazzo Braschi di Roma e alla Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro

 


Due presentazioni prestigiose per la casa editrice oèdipus di Francesco G. Forte. La prima si è tenuta giovedì, 15 dicembre, alle 17, a Roma, “Palazzo Braschi” dove, in occasione della mostra I pittori del ’900 e le carte da gioco. La collezione di Paola Masino (sale del piano terra), la libreria del Museo ha ospitato il volume di Paola Masino, Periferia (2016) , riedizione del romanzo, pubblicato nel 1933 da Bompiani,  con ampia introduzione e ricchi apparati critici di Marinella Mascia Galateria, curatrice anche del catalogo dell’esposizione. L’opera compare nella collana «à rebours» - diretta per oèdipus da Cecilia Bello Minciacchi -, della quale fanno parte anche i volumi  Barbogeria di Carlo Linati, introdotto da Luigi Matt e, a cura di Milli Graffi, Il grande angolo di Giulia Niccolai,  vincitrice del Premio Elio Pagliarani alla carriera.

La mostra chiuderà il 30 aprile 2017.

La seconda prestigiosa presentazione, come dal comunicato pervenutoci:

Venerdì 16 dicembre in Brasile, a Rio de Janeiro, alle ore 17,30, all’Auditorio Machado de Assis, Biblioteca Nacional, Haroldo de Campos: tradução, transcriação. Por ocasião do lançamento da reunião de ensaios Traduzione, transcreazione de Haroldo de Campos  (oèdipus Edizioni 2016), traduzione di Andrea Lombardi e Gaetano d’Itria. Prefazione di Umberto Eco. Con la partecipazione di un gruppo di esperti: Andrea Mazzucchi, professor da Universidade Federico II de Nápoles; Andrea Lombardi (UFRJ, literatura e tradução); Davi Pessoa (Uerj, literatura e tradução); Gaetano D'Itria (UFRJ, pós-graduando); Marcelo Jacques de Moraes (UFRJ, literatura e tradução); Vitor Alevato (UFRJ, tradução); Yuri Brunello (UFC, tradução). 

copertina Paola Masino                        copertina Haroldo de Campos

(Dicembre 2016)

Papa Francesco – La Chiesa della Misericordia – San Paolo editore

 

di  Luciana Alboreto

 


Il 20 novembre 2016, nella Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo, si è concluso l’Anno Giubilare della Misericordia, annunciato da Papa Francesco, il 13 marzo 2015, in occasione del secondo anniversario dall’elezione; indetto l’11 aprile 2015, alla vigilia della Domenica della Divina Misericordia ed inaugurato l’8 dicembre 2015, alla celebrazione dell’Immacolata Concezione, con l’apertura della Porta Santa, ove cinquanta anni addietro si concludeva il Concilio VaticanoII.
Fiumi di parole su stampa e di interventi mediatici si sono susseguiti sui momenti topici degli interventi e dei viaggi del Pontefice lungo il corso di quest’anno difficile, belligerante e controverso nelle dinamiche politiche e diplomatiche, sempre più conflittuali ed in antitesi con il significato vero e profondo della Cristiana Misericordia. Ma su tutti e su ogni cosa regna sovrana la Parola Santa di Papa Bergoglio, dettata da una profonda spiritualità e da una carismatica comunicativa che la rende agevole e comprensibile a chiunque voglia accoglierla con cuore puro e semplice.
Il libro di cui Egli è autore, “La Chiesa della Misericordia”, non è una lectio magistralis di un teologo, rivolta ad un’elite di eruditi, ma è un dialogo aperto e chiarificatore sui temi più discussi della Fede. La semplicità del linguaggio, adottato da Papa Francesco, incanta e cattura il lettore alla stregua di un maestro che rapisce l’attenzione del suo discepolo o di un padre che, con autorevole tenerezza, orienta e guida i passi incerti del figlio. Già nel primo Angelus, Papa Francesco chiariva come “la Misericordia sarebbe il più nobile sentire capace di cambiare il mondo. Cambiare il mondo nel nome di Dio Padre, che è ricco di Misericordia e grande nell’amore. E Misericordia appartiene a Dio che non si stanca di perdonarci, contrariamente a noi che ci stanchiamo e non vogliamo chiedere perdono, né perdonare”. Questa la vera chiave di lettura di tutto il testo che attribuisce all’Anno Santo il momento in cui “sperimentare l’amore di Dio che perdona attraverso il Sacramento della Riconciliazione”. Si susseguono, tra le righe, parole tenere che ci illuminano sui passi del Vangelo rapportandoli alla quotidiana esperienza del nostro vissuto. L’intento di coinvolgerci tutti, in ogni attimo di vita, ci sollecita a respirare quella gioia dell’animo che, sola, piò muovere l’intera umanità ad un anelito di Pace Universale.
“Il compito primario che spetta alla Chiesa è quello di testimoniare la Misericordia di Dio e di incoraggiare generose risposte di solidarietà per aprire a un futuro di speranza”.              

(Novembre 2016)                                                                                                 

PREMIO NAZIONALE DI POESIA “SALVATORE CERINO”

 

E’ giunto alla XVI  edizione il Premio Nazionale di Poesia “Salvatore Cerino”, che vanta il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il patrocinio morale della Regione Campania e del  Comune di Napoli.

Anche quest’anno le poesie sono a tema libero,  si possono presentare in lingua napoletana o in lingua italiana. E’ aperta la partecipazione anche ai giovani frequentatori di scuola media inferiore e superiore.  Le poesie dei giovani, vanno corredate di certificato di iscrizione e frequenza ad un Istituto di scuola superiore. Il premio non ha scopo di lucro, tuttavia, per la sezione seniores, è richiesta una quota  di € 10, per ciascuna  poesia, a parziale contributo per spese organizzative. 

Le poesie vanno spedite in 7 copie, di cui una completa di firma, dati anagrafict, e-mail.

La poesia completa di dati, unitamente alla fotocopia di versamento, va inserita in busta chiusa, senza segni esterni di  riconoscimento,  e spedita insieme alle 6  rimanenti copie.. (se si preferisce, a mezzo posta prioritaria, ma non raccomandata).

Il termine di presentazione per gli elaborati, è il 31 gennaio 2017. La premiazione alla quale sono invitati tutti i partecipanti, a prescindere dalla loro classificazione, gli  amici e gli amanti della poesia  e dell’Arte in genere, avverrà il 6 maggio 2017 nella Chiesa S.Maria del Parto a Mergellina.

Info: www.salottocerino.itQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

(Novembre 2016)

RITROVARSI  A  PARIGI di   Gaito  Gazdanov

 

Di Luigi Alviggi

 

Gaito Gazdanov (San Pietroburgo, 1903 – 1971), figlio di un guardaboschi, nel 1920 si trasferisce a Parigi dove farà lavori vari, uno di questi il tassista, tenendovi un’esistenza in tutto ordinaria. In vita le opere di questo Autore mai verranno pubblicate in Unione Sovietica. Appariranno in Russia solo dopo lo smembramento dell’URSS, a partire dagli anni ‘90. Il presente lavoro è del 1966.

Esso racconta dell’invito di François all’amico Pierre, incontrato dopo anni, a passare le vacanze insieme in uno sperduto posto in campagna nel sud della Francia, senza gas né luce, immersi nel silenzio ritemprante della natura e del circostante ma anche nell’assenza di ogni agio civile. Pierre, contabile in una piccola azienda, accetta subito per pentirsene dopo poco. Ma ormai il dado è tratto e parte per l’avventura. Il lungo viaggio in treno lo riporta all’infanzia. Lo spettro familiare di ereditare una fortuna dalla zia Justine, sorella del padre, non lo abbandonerà nemmeno da adulto. La zia, arricchitasi attraverso i numerosi amanti – “una gran bella formazione, riuniti in sindacato” come li definirà poi un’altra parente -, in un rigurgito di pentimento lascerà tutto alla Chiesa, deludendo la famiglia in attesa. Per questo motivo Pierre si impegnerà nel lavoro, lasciando l’intero stipendio nelle mani della madre che, anche in condizioni economiche agiate, continuerà a essere molto economa. Poi la guerra, la fuga dal fronte prima di essere fatto prigioniero, il tornare a casa mal ridotto dal lungo cammino, il riprendere man mano le vecchie abitudini. La morte del padre prima e della madre poi lo lasceranno solo nel silenzio pauroso della casa.

La smemorata Marie, raccolta da François svenuta vicino alla casa sperduta nel bosco, una tra la fiumana di gente vagante senza meta in fuga dall’invasione hitleriana, è in totale abulia. Si limita a vagare come un animale nella foresta “ingoiata da una notte bestiale” - come gli dice l’amico - e a Pierre, tra solitudine e pena per la sventurata, scoppia in mente l’idea di portarla a Parigi, per tentare un impossibile recupero di coscienza. François cerca di metterlo in guardia dai mille impacci cui va incontro, ma lui non deflette. Vuole risvegliare in sé la vita perduta con la scomparsa della madre, dare uno scopo ai suoi giorni, solleticato dal fascino dell’impresa incerta e imprevedibile.

Nell’appartamento parigino seguiamo i lentissimi cambiamenti della donna che farebbero scoraggiare chiunque ma non Pierre che, con infinita pazienza, si alimenta di quelle minime variazioni che per mesi rendono soltanto un poco meno amari gli sforzi e i sacrifici compiuti per recuperare l’intelletto di chi è diventata compagna di vita. È come una figlia, che lava, alimenta, mette a letto, e chiude in camera quando esce. Ed ecco un mattino, quando va a spalancare le finestre della stanza e fa la domanda che ripete ogni giorno sin dall’inizio: “Ha dormito bene, Marie?”, lei pronuncia la prima parola dopo anni, con metallica voce da automa: “Bene”. L’alba di una nuova vita si spalanca a sconvolgere il passato e a far impazzire l’uomo che pensa a una allucinazione.

Tanto François quanto lo psichiatra, che Pierre consultava regolarmente, rimangono stupefatti. Adesso il problema di Pierre è cambiato: deve augurarsi che la donna ricordi il passato o che rimanga con lui? Ed ecco ancora la donna ammalarsi gravemente e Pierre passare notti e giorni accanto al suo letto per vincere anche questa battaglia. Marie si salverà e dal malanno sbucherà quasi la donna normale di un tempo che nessuno dei nuovi amici ha conosciuto.

La graduale presa di coscienza porterà nella donna il dischiudersi di un mondo nuovo, già vissuto eppure da riapprendere come appartenente a una diversa persona, con difficoltà di riadattamento nell’abito mentale perduto nella nebbia della lunga incoscienza. E di sicuro non terminano le sorprese per il lettore.

Lo stile è semplice, minutamente descrittivo, in un certo senso ricalca quelli che devono essere stati i giorni di Gazdanov. Notevole la rappresentazione dei sentimenti e delle emozioni nei tre personaggi, seguiti con attenzione in ogni fase. Un libro senz’altro piacevole a leggersi.

                           

Gaito Gazdanov : Ritrovarsi a Parigi

traduzione di Manuela Diez

FAZI,  2016 – pp.  160 - €  15,00

(Ottobre 2016)

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