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SANITA’ Eppur si muove…   di Loredana Pica   Eppur si muove… qualcosa a Napoli, una città spesso in bilico tra lentezze burocratiche e una tendenziale...
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Cetara al simposio internazionale in Giappone   di Claudia Bonasi     Cetara partecipa, da protagonista, in Giappone, al simposio internazionale “La...
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Le lettere di Sua Maestà   di Antonio La Gala   La corrispondenza che Ferdinando I Borbone  indirizzava alla seconda moglie, Lucia Migliaccio,...
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  Miti napoletani di oggi. 55 IL NUOVO SIMBOLISMO NATALIZIO   di Sergio Zazzera   Sono molte, al mondo, le città che anelano a “toccare il cielo”:...
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Miti napoletani di oggi. 54 IL "DASPO URBANO"   di Sergio Zazzera   In attuazione della Convenzione Europea di Strasburgo del 19 agosto 1985, al...
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Parlanno ’e poesia 5   di Romano Rizzo   EPIFANIO ROSSETTI è stato, senza dubbio, una delle figure preminenti della poesia napoletana...
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Infanzia di Giambattista Vico   di Antonio La Gala   In passato si credeva che Giambattista Vico fosse nato nella piazza dei Girolamini e lì, nel...
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Spigolature   di Luciano Scateni   Succede che razzoli male chi predica bene Ma da che dissacrante pulpito il re Mida dei comici arringa il popolo...
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STORIE DI CERAMICA     (Giugno 2018)
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Discutibili sentenze arbitrali   di Luigi Rezzuti   Ad appena otto giorni dal termine del campionato, il Napoli subisce una sonora sconfitta da...
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“Pagine” di Vincenzo Aulitto e Francesco Lucrezi

 

 

Mercoledì 13 dicembre 2017 alle ore 17 presso Movimento Aperto, via Duomo  290/c Napoli si inaugura la mostra  “Pagine”, doppia personale di Vincenzo Aulitto e di Francesco Lucrezi. Resterà aperta fino all’ 8 gennaio 2018: lunedì e martedì ore 17-19, venerdì ore 10.30-12.30  e su appuntamento.

In mostra lavori, di varie dimensioni e di varie tecniche, eseguiti di recente e per l’occasione: un dialogo che si sviluppa sul tema del libro tra due artisti, ciascuno con un profilo ben definito.


Costanzo Ioni  introduce le opere di Vincenzo Aulitto  mentre si intitola : L’essenzialità della pratica artistica “ il testo che Dario Giugliano dedica a Francesco Lucrezi.

Vincenzo Aulitto, che vive e lavora a Pozzuoli incentra la sua ricerca artistica sul rapporto uomo-ambiente in un coinvolgimento dei sensi e degli elementi primordiali; ultimamente si sta interessando alla simbiosi arte/orto. “C’è il libro, ed è il ventre squarciato da un’energia profonda di cui assorbe gli umori in una patina variegata mescolata con pietre sulfuree, e ci sono le scorie, schegge e frammenti trascinati da un’onda fluida, che si inabissa e riemerge. E’ in questo fluire che si può cogliere una sorta di metamorfosi, gli oggetti trasfigurano e schizzano nello spazio, diventano scrigno di sabbie vulcaniche o foglie verdi, in un divenire che è fisico, materico, come nel pieno di un’eruzione, ma al tempo stesso prefigurano una più radicale trasformazione che si colloca in una dimensione imprevista, turgida e polisemica.” Scrive così Costanzo Ioni

Francesco Lucrezi, da anni impegnato fra l’altro, in una interpretazione visiva delle Sacre Scritture, in questo caso parte dall’illustrazione di un bel racconto di Carla Isernia, che aveva narrato la storia di due donne, anzi di una che vede il suo dramma anche alla luce dell’altra , fantasmatica  presenza ,evocata sullo sfondo dell’Archivio dei Banchi di Napoli.

In fondo potremmo concludere affermando che, parlando della donna in questi termini, si sta parlando , volutamente o meno, sotto metafora della condizione dell’arte, all’interno dell’universo del sapere occidentale, universo ben rappresentato da un’ambientazione come quella delle sale di una biblioteca, in cui il femminile si presenta, si manifesta, per rivendicare quel  ruolo primario che le spetta. E, del resto, tutto questo è ben chiaro allo stesso Francesco Lucrezi, il quale tanta parte di sé, delle sue energie, dedica alla pratica artistica, mai considerandola un accessorio della sua esistenza.” Scrive Dario Giugliano.

(Dicembre 2017)

NAPOLETANA - Arte turca al CAM

 


Dal 18 novembre 2017 alle ore 18.00 presso il museo CAM si terrà Napoletana, a cura di Kani Kaya, mostra di 37 artisti turchi. L’evento del museo di Casoria si presenta come un interessantissimo spaccato di arte contemporanea dalla Turchia, uno sguardo alla produzione reale, allo sviluppo in itinere di immagini e di idee, mai mostrate con tale ampio spettro in Italia. Pittura, fotografia e scultura da artisti (tra cui un folto gruppo di donne) che appaiono da un lato influenzati da una forte componente figurativa dall’altro dalla tendenza ad un astrattismo di matrice orientaleggiante. In occasione dell’inaugurazione sarà possibile confrontarsi con molti degli artisti che presenzieranno alla serata. La mostra sarà visitabile negli orari usuali del museo fino al 27 novembre.

(Novembre 2017)

Dario Rezzuti, un pittore schivo e solitario

 


Dario Rezzuti è naro a Napoli nel 1957. Vive e lavora a Tito (PZ). Discende da una famiglia di artisti. Figlio d’arte, si è diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Potenza, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Interrompendo gli studi, per motivi personali, ha però continuato a studiare da autodidatta, approfondendo il periodo delle avanguardie del ‘900, in particolar modo il dadaismo ed il surrealismo. Affascinato dalla genialità di Duchamp, Picasso, Carrà, Dalì, De Chirico, si è dedicato alla ricerca dell’aspetto onirico dell’immagine come ponte tra l’inconscio e la realtà, usando spesso il paradosso estetico come provocazione per una riflessione sui temi a lui cari, quali l’ambiente, la ricerca, i dubbi dell’uomo.

La sua produzione trentennale va dal figurativo al concettuale, passando per il dadaismo, il surrealismo, il naif, in una continua ricerca di rinnovamento ed originalità, che contenesse il tutto nel suo mondo dell’assurdo.


Artista atipico, fuori da ogni schema precostituito, ama sperimentare sempre nuove tecniche e materiali, miscelando le varie discipline, con fantasia ed originalità.

Avvicinandosi alle correnti concettuali post-moderne, ha trovato la sintesi tra la realtà e l’immaginario, in un articolarsi di simbologie metafisiche, che conferisce alle sue opere un alone fiabesco, e talvolta volutamente grottesco.

Il suo desiderio di rinnovamento lo spinge verso scoperte sempre nuove. Distaccandosi dalle tematiche accademiche, dalle discipline pittoriche tradizionali, cerca altri spazi creativi, in cui trasmettere emozioni e sensazioni che, muovendo dal microcosmo dell’io, vanno al macrocosmo dell’essere. (dall’ombelico, all’universo), personalizzando la realtà vera o verosimile, in un succedersi di visioni oniriche. Le suggestioni cromatiche, morfologiche, simboliche, celano un mondo nascosto, che ha origini visionarie, in cui tutto è possibile.

Pittore, scultore, poeta e scrittore, spazia attraverso le diverse discipline, nel tentativo di dare corpo ai pensieri più reconditi, dare corpo alle emozioni, idealizzando un universo fantastico, nel quale ricostruire altre storie diverse e nuovi mondi possibili.

Nell’ultimo periodo (dal 2000 in poi) la sua ricerca è stata proiettata verso la conquista della tridimensionalità pittorica.


Con l’invenzione delle bacheche quali spazi interpretativi, ha originato una nuova formula di espressione artistica, che sintetizza pittura, sculture e assemblaggio in un’unica visione, che diventa l’estensione del quadro tradizionale verso una dimensione più piena, quasi come pezzi di vita e di storie, inscatolate sotto vetro.

Potrebbero essere definite come scatole d’esistenza, in cui sono fissate presenze simboliche, discrete e silenziose, in uno spazio temporale utopistico, proiettate nel moto di un atto evolutivo che fa presagire il suo logico sviluppo successivo.

L’artista, schivo per pudore e di indole pigra, ha partecipato in poche occasioni a concorsi, premi e collettive, preferendo il lavoro silenzioso dell’artigiano alla ribalta dei salotti pseudo-intellettuali. Quale vetrina espositiva ha sceòto il proprio intimo sentire.

Solo di rado, in occasioni particolari, ha presentato mostre personali, patrocinate dal Comune della città di Potenza, e della Regione Basilicata, con eccellenti critiche e un ottimo riscontro di visitatori.

Ha esposto anche in prestigiose gallerie romane, con eccellenti critiche e recensioni.

(Giugno 2017)

AL PAN DI NAPOLI LE “OMBRE” DI ARMANDO DE STEFANO

 


Dal 19 maggio al 25 giugno, una mostra curata da Mimma Sardella.

Armando De Stefano omaggia Jorge Luis Borges, con una mostra ospitata al Palazzo delle Arti di Napoli.

“Ombre”, titolo dell’esposizione, si compone di un corpus di circa trenta tele dove è chiara l’ispirazione a Jorge Luis Borges.

Dell’autore argentino Armando De Stefano confessa di aver letto tutto.

Scrive Mario Franco nel saggio in catalogo: “le coincidenze tra la poesia di Borges e la pittura di De Stefano non sono formali. Entrambi pensano all’”esistenza” come a un cerchio che dal visibile porta verso l’invisibile, dalla concretezza alla sua ombra, che è anche ricordo, immagine, sogno, in un gioco di prossimità e lontananza. Borges diventa per De Stefano il suo vate; lo affascina la sua scrittura, ancor più la filosofia che la permea, fino ad aderire, con la sua personale poetica di artista, alla visione di un mondo inafferrabile – da cui il titolo Ombre - dipingendo veri e propri topos pittorici densi di effetti, come immedesimandosi nel vissuto del poeta, affetto da una grave malattia che progressivamente lo portava alla cecità”.

La mostra si compone, oltre che del ciclo Ombre, di altri due cicli : “Porta di Stabia”, dedicato ad Amedeo Maiuri, archeologo e docente indimenticabile, e “La terra infetta”, sei acrilici, dedicati al mondo che distruggiamo.

(Maggio 2017)

GIUSEPPE ANTONELLO LEONE

 


Giuseppe Antonello Leone, pittore scultore ceramista e poeta, è nato il 6 luglio 1917 a Pratola Serra ed è morto a Napoli il 26 giugno 2016. Inizia in Irpinia la sua formazione scolastica e intellettuale. Allievo di Settimio Lauriello, ottiene il diploma di maestro d’arte per la ceramica nel 1936. Prosegue la sua formazione a Napoli dove si diploma in pittura nel 1940 all’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Mino Maccari, Pietro Gaudenzi, Eugenio Scorzelli. Frequenta il corso di decorazione pittorica con Emilio Notte e Alessandro Monteleone. Partecipa alla XXII Biennale di Venezia segnalandosi al terzo posto. Espone a Zurigo nella Mostra di scultori italiani contemporanei, presentato con nota critica di Antonio Maraini.

In un periodo storico, ricco di fermenti culturali, sociali e politici, Giuseppe Antonello Leone affianca alla sua straordinaria capacità artistica, l’impegno civile. È compagno di uomini come Rocco Scotellaro, Manlio Rossi Doria, Carlo Levi, Tommaso Pedio, Maria Padula, “forte” pittrice lucana, che divenne sua moglie, nell’impegno per l’alfabetizzazione e nella lotta per il riscatto del Sud. Dirige vari Istituti statali d’Arte (Potenza, Sessa Aurunca, San Leucio, Napoli). Collabora a mostre ed eventi culturali di livello nazionale e internazionale; riceve numerosi riconoscimenti ed è autore di significative opere pubbliche.

(Maggio 2017)

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