Miti napoletani di oggi.71
MASANIELLO/-LLI
di Sergio Zazzera
Correva l’anno 1647 quando Tommaso Aniello d’Amalfi, detto “Masaniello”, pescatore del Lavinaio, si pose alla guida di un popolo vascio esasperato dalle gabelle che il viceré imponeva sugli alimenti, beni di consumo indiscutibilmente primario . La rivolta si protrasse, attraverso tre fasi, fino ai due anni successivi, e la storiografia dell’ultimo mezzo secolo ha dimostrato che il giovane pescatore era stato soltanto lo strumento di una sollevazione voluta, in realtà, dalla classe dei “togati”, primo fra tutti il sacerdote Giulio Genoino . Il finale è noto a tutti: Masaniello, divenuto scomodo, fu eliminato, né sorte migliore toccò a coloro che gli succedettero.

Sento già i commenti dei lettori: sì, tutto bene, ma questa è storia, non è mito, ed è storia moderna, non contemporanea. Già, ma quella teoria dei “corsi e ricorsi storici”, enunciata da Giambattista Vico, è tuttora valida, e il numero dei “Masanielli” di oggi – che sono (quelli sì) un mito – è in crescita, un po’ dovunque, e Napoli non fa per nulla eccezione (anzi…). Forse, allora, varrà la pena che costoro stiano un po’ attenti.
(Aprile 2019)

