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Miti napoletani di oggi.86

IN TEMPO DI COVID-19

 

di Sergio Zazzera

 
 

La premessa è sempre quella della reiterazione del rito che produce il mito; e questa volta l’applicazione del principio è fatta al tempo del Covid-19, nuova manifestazione della locuzione medioevale tempore pestis.

Il rito (anzi, i riti): Lungomare (e non soltanto) invaso da pedoni, molti dei quali privi di mascherina e non distanziati; ristoranti, bar e baretti affollati da avventori, anche qui senza l’osservanza delle distanze e senza l’uso della mascherina (come si può sorbire il caffè con la mascherina? = ogni scusa è buona); occupazione delle scuole per protestare contro la d.a.d. (una volta tanto, un acronimo non anglofilo, corrispondente a “didattica a distanza”).

Il mito: l’intenzione più evidente è quella di esorcizzare la pandemia; un’esorcizzazione da “Trionfo di Bacco e Arianna” di lorenziana memoria («chi vuol esser lieto, sia», anche se, questa volta, del “doman” si può dire che vi siano elevatissime probabilità di “certezza”). Una considerazione, in particolare, va fatta, però, a proposito della protesta degli studenti, i quali per decenni hanno occupato le scuole con i pretesti più diversi, con la reale finalità di ostacolare le attività didattiche: ebbene, ora, in maniera quanto mai singolare, protestano per ottenere il contrario.

Come che sia, tutti questi comportamenti non fanno altro che aggravare la situazione sanitaria, già di per sé tutt’altro che leggera; e il nucleo essenziale del mito è proprio questo.

(Marzo 2021)

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