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Ricordi di Napoli di Giustino Fortunato

 

di Antonio La Gala

 

Giustino Fortunato, poco più che ventenne, volle scoprire personalmente alcuni dei luoghi della Campania che i viaggiatori europei, specialmente gli intellettuali dei decenni precedenti, andavano visitando in occasione del Gran Tour in Italia, di cui Napoli e i suoi dintorni erano tappe obbligate.

Giustino Fortunato, nel 1870, quando intraprese il suo piccolo Tour campano, era già un uomo di solida cultura, conoscitore del mondo classico, della filosofia, era già in grado di stabilire riferimenti filologici, già conosceva i luoghi che si accingeva a scoprire, attraverso le sue letture e i diari di viaggio di Madame de Staël, Goethe, Alessandro Dumas ed altri.

Il giovane Fortunato raccolse poi i ricordi e le impressioni colte in alcuni giorni di liete e piacevolissime passeggiate, di gite a piedi fatte nei dintorni di Napoli con amici.

Il racconto si apre con le gite a piedi nei Campi Flegrei, iniziando con l’ascesa sulla collina dei Camaldoli, per poter osservare con un solo colpo d’occhio “la riviera bellissima che si stende da Posillipo a Cuma”.

Poi, in compagnia di ricordi latini, virgiliani, storici, il Fortunato esplora la collina di Posillipo, attraversa la Grotta di Pozzuoli, esplora la costa flegrea, Pozzuoli, Cuma, il lago d’Averno.

Visita anche le “città sepolte”.

A Pompei si accorge che molti visitatori restano delusi perché “credono di visitare una città della grandezza e magnificenza di Roma”, indotti a quest’aspettativa dai “vari dipinti dai vivi colori e dalle grandi proporzioni” con cui Pompei veniva rappresentata, e trovano invece “non altro che nude muraglie in gran parte dell’altezza di pochi metri. Ripartono con la certezza di essere stati ingannati dalle loro aspettative”.

Ci siamo soffermati su questa annotazione per far notare che le pagine del Fortunato che stiamo commentando rispecchiano l’approccio di Fortunato alla visita dei luoghi, del tutto libero da condizionamenti culturali e pregiudizi, rivelano sincerità e partecipazione emotiva a ciò che va scoprendo.

Il viaggio prosegue in Valle Caudina, a Paestum, attraverso le Badie dell’agro nocerino.


Lo spirito di riscoperta del tutto personale dei luoghi visitati, al di là di quanto la cultura già gli fa conoscere, accompagnerà il Fortunato nella sua attività di meridionalista, nel guardare il Sud sospendendo giudizi e pregiudizi, nel guardare oltre le apparenze, ricostruire i paesaggi storici, osservare natura e uomini, registrare, raccontare, poiché, come dice lo stesso Fortunato “la vita fortunosa del suo popolo si rileva solo a chi sul posto interroghi amorosamente il passato”.

(Gennaio 2022)

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