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VITA DA CONTADINI

 

di Luigi Rezzuti

 

All’alba, prima che sorgesse il sole, Aurelio e Assunta facevano colazione con il latte e del pane raffermo, poi si recavano in campagna a lavorare la terra per renderla fertile, ma questo richiedeva tanta fatica.

All’epoca i contadini erano costretti a seguire gli ordini del padrone della fattoria gestendo le stalle con gli animali: alcune mucche, un cavallo, un asino e per chi aveva la possibilità economica anche un maiale, che in inverno veniva ucciso.

Il cavallo e l’asino servivano per trasportare il materiale della campagna: l’erba, il fieno e la legna per il camino.

A quell’epoca non esisteva la stufa per riscaldare la casa.

Alla sera il capo famiglia e la moglie entravano ella stalla, davano da mangiare e da bere alle mucche, poi le mungevano e così ricavavano il prezioso latte che veniva usato per la colazione del mattino.

Le mucche di buona qualità rendevano molto latte, che Assunta utilizzava per fare delle caciotte fresche.

C’erano anche le galline che si nutrivano con il granoturco e che si lasciavano libere nella campagna a beccare nel terreno.

Quando le galline facevano tante uova, Assunta le vendeva al commerciante di pollame che girava nei cortili del paese.

Nei mesi di luglio e agosto poneva al centro del cortile un mastello pieno d’acqua per essere scaldata al sole, alla sera dopo una giornata di lavoro il marito tornava dalla campagna e con quell’acqua, scaldata al sole, si lavava.

La moglie del contadino non era in possesso di soldi, quando doveva fare la spesa nei negozi alimentari non pagava, il negoziante apriva un libretto e scriveva la spesa che aveva acquistato e l’importo dovuto, poi il sabato pomeriggio passava il marito a saldare il conto.

All’epoca i contadini tracciavano il solco con la vanga e spesso dopo un duro lavoro così faticosa si sentivano così stanche che cercavano di riposare sotto un albero di gelso e si addormentavano.

Quando si svegliavano avevano il rimorso di aver perso tempo prezioso.

A San Martino (11 novembre) si doveva pagare l’affitto al padrone della casa e della campagna.

Era un giorno difficile perché non sempre Aurelio era riuscito a racimolare l’intera somma.

Il rpimo giorno della settimana c’era sempre trambusto perché Assunta faceva il bucato ponendo òa biancheria sporca in un mastello e la copriva con un panno bianco su cui versava della cenere e un po' di lisciva, poi rovesciava sopra l’acqua calda e la lasciava tutto a bagno per parecchio tempo.

Al tramontar del sole Aurelio ed Assunta tornavano dalla campagna e si preparavano per la cena: carciofi e patate e un pezzo di formaggio accompagnato da un buon bicchiere di vino rosso.

Dopo aver cenato ad Assunta le spettava il meritato riposo, ma prima di dormire recitava il rosario come voleva la tradizione familiare; solo al termine del rosario ci si faceva il saluto della buona notte.

Nella camera da letto c’era un portacatino e una brocca con l’acqua che si usava alla mattina per lavarsi.

All’epoca Aurelio e Assunta vivevano nella cascina privi di elettricità, si illuminavano con una lampada a petrolio, e per l’acqua potabile avevano a disposizione un pozzo nei pressi della cascina.

Invece, per abbeverare le bestie, nella campagna c’erano gli stagni alimentati da acqua piovana, che servivano Anche per innaffiare l’orto.

Col passare degli anni arrivò l’elettricità, era nata la vita moderna e poco alla volta Aurelio e Assunta dovettero   aggiornarsi allo sviluppo tecnologico.

(Maggio 2022)

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