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IL TIFOSO NAPOLETANO

 

di Luigi Rezzuti

 

Il tifoso napoletano è diventato da un po' di tempo vago, evasivo, reticente. Una volta, più dei problemi della città, e discussioni, immancabilmente, rotolavano sul pallone. La valutazione di un gesto tecnico, la discussione di un modulo, il diverbio su un rigore. Ora, invece, niente. Quando si arriva al momento di parlare di calcio, sembra quasi che si mettano a fischiettare. In città armai è una moda, più sono appassionati e tifosi, e meno parlano di calcio. Si tratta con tutta evidenza di una ondata popolare e di massa di scaramanzia. La parola inventata da Gabriele D’Annunzio durante l’impresa di Fiume, e che allude a un triangolino tricolore, non può essere nemmeno pronunciata, pena clamorose manifestazioni di scongiuri. Ma io la interpreto invece come una forma di maturazione, di modernizzazione e di crescita del tifoso napoletano. Invece di una facile esaltazione, che un tempo avrebbe portato in piazza un’intera citta per un exploit con il Liverpool o per il primato in un girone Champions, ora una sobria e vibrante attesa. Finalmente si mette in primo piano il risultato, e non la festa: lo stile dei vincenti. Abbiamo più volte sostenuto che il Napoli calcio sotto la guida di De Laurentiis è diventato una delle cose migliori della città. Ha assunto i caratteri dell’impresa, ha scommesso sul rigore dei conti e sull’efficienza del management, e sulla chiarezza dei rapporti con i calciatori. Alla lunga questa “rivoluzione” non poteva che produrre anche risultati sportivi. Che infatti produce da anni, avendo portato il Napoli stabilmente nell’élite del calcio italiano, e ormai anche di quello europeo. Ciò nonostante il presidente è stato a lungo oggetto di contestazione da quella parte della tifoseria che, credendo ancora nei miracoli, del resto impossibili senza San Diego, gli imputava campagne acquisti micragnose e al risparmio, che avrebbero perciò precluso agli azzurri il vero grande, unico traguardo: quella parola che comincia con la “s” e finisce in “o”.

E invece proprio nell’anno in cui queste contestazioni erano state più vibranti, per la partenza di Insigne e Koulibaly, una società ben gestita ha saputo tirar fuori dal cilindro del mercato internazionale calciatori anche migliori, e a costi decisamente inferiori. E ha dato così vita a un team che se la può giocare fino all’ultimo, e anzi c’è da chiedersi chi altri se la possa giocare con lui fino all’ultimo. La maturazione dei tifosi è al tempo stesso una condizione e la prova di questo cambiamento. Siccome stavolta si avverte da parte di tutti che il sogno è realizzabile, si preferisce finalmente il risultato alla festa, e si riserva quest’ultima per il risultato. Come avviene nelle piazze abituate a vincere, dove nessun successo parziale può sostituire l’obiettivo finale. Così, come tante volte da noi auspicato, il cambiamento del Calcio Napoli sta producendo un cambiamento dell’intera Napoli. La semestrale del Napoli si è chiusa con la vittoria sull’Udinese e con un bilancio in attivo straordinario, impreziosito da undici vittorie di fila e ancor più dalla sensazione degli avversari di trovarsi di fronte a una squadra “ingiocabile”. È tutto così magnifico che sembra un vero peccato fermarsi proprio ora, fino al 4 gennaio. Ma d’altra parte in questa lunga pausa, che comprende Natale e Capodanno, possiamo sempre occuparci di calcio con i Mondiali di Calcio 2022, purtroppo senza la partecipazione della Nazionale Italiana.

(Dicembre 2022)

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