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ELOGIO DI “SE’ STESSO”

 

di Sergio Zazzera

 

Non tema il lettore: non si tratta di un episodio di narcisismo. Non è di me stesso che intendo parlare, bensì della locuzione della lingua italiana, virgolettata nel titolo.


Quello stesso maestro delle elementari, che ho già ricordato a proposito dell’apostrofo alla fine del rigo (marzo 2023), avrebbe sottolineato in blu anche il “sé stesso” scritto con l’accento sul pronome. E non si sarebbe neppure fermato lì, perché si sarebbe affannato a spiegarvi che il rischio di confusione tra il “se” congiunzione e il “sé” pronome non si correrebbe, in questo caso, perché l’aggettivo “stesso” che segue quest’ultimo chiarirebbe le idee a chi legge.

Ebbene, nulla di più errato, per quanto suggestivo; e ricorro a un esempio, con la precisazione che la forma plurale è “sé stessi”. Ma vengo all’esempio: “dico che, se stessi uscendo, dovresti ricordarti di prendere le chiavi”, e qui il “se” è congiunzione. Ora, provate a scrivere il pronome senza l’accento e ditemi se non vi troverete di fronte alla stessa forma grafica, più che idonea a generare confusione.

E, poiché io non sono nessuno, linguisticamente parlando, consentitemi di ricordare che Franco Fochi, che non è l’ultimo arrivato, nel suo L’italiano facile (del 1964, ma continuamente ristampato), dopo avere ritenuta ammissibile la forma non accentata, scrive: «tuttavia consigliamo di conservare l’accento… evitando così l’eccezione e, con essa, la complicazione».

Dunque, per quanto assolto “per insufficienza di prove”, il vostro maestro si metta pure l’anima in pace: “sé” è sempre “sé stesso”, anche nella locuzione “sé stesso”.

(Aprile 2023)

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