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Pensieri ad alta voce di Marisa Pumpo Pica   Ci hanno lasciato   Ci hanno lasciato... per rimanere… Sempre vivi... nel ricordo e nei nostri cuori....
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Pensieri ad alta voce di Marisa Pumpo Pica   Dietro il velo delle parole… Senso e abbandono   “Le parole sono pietre. Sono proiettili”, ebbea dire...
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La Floridiana durante la seconda guerra mondiale   di Antonio La Gala   Molte città europee nel corso della seconda guerra mondiale sono state...
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Calciomercato a costo zero di Luigi Rezzuti   IL calciomercato invernale è iniziato il 2 gennaio e chiude il 2 febbraio 2026. È chiamato il...
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Chiesa della Madonna del Buon Consiglio di via Girolamo Santacroce   di Antonio La Gala   La Chiesa parrocchiale della Madonna del Buon Consiglio...
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Spigolature   di Luciano Scateni   “Soy Giorgia, soy mujer…alalà”   La Treccani, Corte Suprema che tutela la ricchezza della lingua italiana, a...
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L’eremo dei Camaldoli    di Antonio La Gala   Nel Medio Evo la configurazione territoriale delle alture vomeresi, per l’esistenza di punti...
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LA SCACCHIERA DI AUSCHWITZ, di John Donoghue   di Luigi Alviggi   Al centro della narrazione c’è il Campo di Sterminio di Auschwitz, cittadina...
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Perché si chiama così?   di Antonio La Gala     Può capitare di domandarci, magari dopo anni che ci passiamo, perché quella strada si chiama...
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FLOR de CANELA – La nostalgia di un paradiso perduto. Il Venezuela di Yvonne Carbonaro       Il 17 aprile, presso la Libreria IoCiSto, cuore pulsante...
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IL TEMPIO DEL SAPERE

 

di Gilda Rezzuti 

 

Marco frequentava il primo anno di scuola superiore. L’edificio scolastico, dopo il terremoto dell’Ottanta in Irpinia, subì dei danni importanti, anche se fu dichiarato, comunque, agibile da parte dei tecni. Presentava evidenti lesioni che, come arterie, si distendevano ramificate sulle pareti e sul soffitto. L’intonaco veniva via come pelle d’uovo.

L’impianto di riscaldamento era guasto e, durante l’inverno, si faceva lezione imbacuccati. Gli alunni prestavano poca attenzione in aula, ognuno assorto nel suo mondo di sogni e di conflitti. L’interesse maggiore era per l’altro sesso, nascevano i primi turbamenti. Un’altra passione era organizzare scioperi, spesso non per difendere un’ideologia politica o sociale, ma solo per sottrarsi a qualche giorno di lezione. Gli insegnanti erano personaggi stravaganti, nettamente deludenti, rispetto al loro ruolo. A lavoro tutti scostanti e distratti, scarsamente empatici e diseducativi. L’insegnante di matematica era sempre concentrato sulla lettura del suo quotidiano, fino al suono della campanella, mentre quello di lettere, severo e antidemocratico, era un omone con scarsa memoria, che confondeva volti e nomi, non accettava nessun confronto e puniva chiunque non la pensasse come lui. Infine, la professoressa di storia dell’arte, un po’ attempata, non distingueva uno scarabocchio da un Kandinskij e sosteneva che Picasso fosse un futurista.

Il preside della scuola, soprannominato dagli alunni “fantasma”, per le sue assenze, era un noto architetto, che dedicava più tempo ai suoi interessi professionali che al  ruolo ufficiale che rivestiva. Per fortuna c’era Leo, il bidello, uomo di vera cultura, si potrebbe dire, con la capacità di trasmettere lezioni di vita e, soprattutto, in possesso della rara virtù di saper ascoltare. Era il mentore e il consigliere, l’essenziale, per gli adolescenti, in quella realtà inutile.

Marco notò che, in questo luogo, nessuno era al posto giusto e ben presto capì come sarebbe stata ingiusta la vita. Il ragazzo, timido ma molto profondo, disapprovava la scuola pubblica ritenendola un’istituzione superata, che necessitava di una riforma immediata e capillare, non sopportava di essere indottrinato al pensiero comune. Avrebbe preferito frequentare un rinnovato centro di cultura, in grado di stimolare l’analisi e il pensiero critico. Era un giovane dalle mille curiosità che amava leggere e si chiedeva sempre il senso delle cose. Un giorno durante un viaggio, trovò un libro sul sedile di un treno, la sua attenzione ne fu catturata, qualcuno lo aveva dimenticato. Timidamente se ne impadronì, lesse il titolo: “Les fleurs du mal” di Charles Baudelaire. Rimase affascinato dalla lettura di quei versi crudi, le dense parole di quelle poesie gli scossero l’anima e iniziò a trovare risposte ai suoi tanti perché, anche se lontano e fuori dal “tempio del sapere”.

(Ottobre 2024)

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