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La Floridiana durante la seconda guerra mondiale

 

di Antonio La Gala

 

Molte città europee nel corso della seconda guerra mondiale sono state ferite dai bombardamenti, da occupazioni straniere, combattimenti, che dove più e dove meno vi si sono svolti. Chiese, musei, luoghi d'interesse storico ed artistico, opere d'arte, vi sono state ferite, talvolta distrutte,  

 Napoli non è stata da meno. Basti pensare solo a Santa Chiara.

Limitandoci alle vicissitudini occorse al piccolo mondo vomerese, abbiamo ricostruito le vicende vissute dalla Villa Floridiana, un gioiello d'impronta neoclassica e di livello regale, che impreziosisce la collina vomerese dagli inizi dell'Ottocento.

La posizione relativamente decentrata del Vomero rispetto ai teatri dei combattimenti degli anni Quaranta consentirono alla Floridiana una relativa tranquillità, almeno fino agli eventi del settembre 1943 che videro il quartiere al centro delle Quattro Giornate.

Subito dopo l'8 settembre, precisamente il giorno 10, i viali e la palazzina della Floridiana vennero occupati dai Tedeschi e divennero sede di acquartieramenti delle loro truppe. Ricorrono in molte testimonianze sulle Quattro Giornate il ricordo delle sortite dalla Floridiana di soldati e veicoli militari dei Tedeschi per azioni contro gli insorti.

Nei primi giorni di ottobre, gli Alleati, appena entrati, requisirono subito la Villa, assieme, come d’abitudine, alla requisizione per se stessi dei migliori edifici del quartiere.

L'occupazione della Floridiana da parte degli Alleati si protrasse dall'inizio di ottobre 1943 fino al 2 maggio 1945 e nella palazzina residenziale della villa si alternarono alloggiamenti di truppe, uffici e, per lunghi periodi anche ospedali militari; uno di essi da maggio ad ottobre del 1944 ospitava oltre 500 malati mentali.

Racconta Bruno Molajoli, il Sovrintendente alle Gallerie di quel periodo, nel suo libro "Musei napoletani attraverso la guerra", del 1948: "E' difficile immaginare le condizioni nelle quali fu progressivamente ridotto un edificio che all'originaria nitidezza neoclassica aggiungeva il pregio di una particolare cura di manutenzione; per la quale il visitatore era invitato a calzare strane pantofole, per non offuscare la lucentezza dei pavimenti verniciati! Mentre nel parco circostante venivano recise piante antiche e rare, e fatto scempio di prati, di viali, nelle sale della palazzina adorne di stucchi e di dorature, furono installate batterie di docce, di lavandini di cucine e di consequenziali servizi; sulle pareti rivestite di seta furono allineati fili elettrici, canne fumarie e condutture d'ogni specie, che trapassarono pavimenti e soffitti dipinti; e alle finestre furono infisse robuste inferriate".

Questa testimonianza del Molajoli non meraviglia, se si pensa, solo per fare un esempio, con quanta disinvoltura gli Alleati nello stesso periodo polverizzavano l'abbazia di Montecassino, oppure, per restare in ambito vomerese, e sempre a titolo di esempio, come a poche decine di metri dalla Floridiana, nella Villa Palazzolo-Haas, per far entrare i loro automezzi buttavano giù le ampie vetrate tardo liberty che vi si trovavano nell'androne.

Torniamo alla Floridiana: per fortuna le opere d'arte e gli oggetti del museo che si trovavano nella palazzina si sono salvate, perché quelle più pregiate erano state preventivamente trasferite a scopo precauzionale, soprattutto per difenderle dai bombardamenti, in località lontane da Napoli e le altre, ben imballate, erano state spostate nei sotterranei della villa. Queste ultime però si salvarono a stento perché nei primi giorni dell'occupazione alleata il generale americano che si era insediato nell'edificio, volle far controllare, una per una, le ottantadue casse che contenevano le ceramiche, per il sospetto che i Tedeschi vi avessero nascosto esplosivi a effetto ritardato.

La Floridiana era stata oggetto di pericolosa attenzione a fini bellici anche prima di Tedeschi e degli Alleati, in occasione delle iniziative del Regime che aveva sciaguratamente scatenato quella guerra. Dopo aver ridotto la gente alla fame, per mangiare fu lanciata un'iniziativa che la retorica di quegli anni definiva "la battaglia del grano per la Patria"

Nell’estate 1941 il Podestà partenopeo stabiliva “di porre a colture i terreni di proprietà del Comune e destinati a costruzioni ora rinviate”. Fra queste al Vomero erano compresealcune importanti zone dell’Arenella”. Divennero campi di grano le terre di S. Chiara (cioè parte delle zone non costruite attorno a Piazza Medaglie d’Oro), i giardini di Via Ruoppolo. Inoltre, nel programma di trasformazione dei pubblici giardini in orti di guerra”, era previsto anche “di mettere a colture larghi appezzamenti del magnifico Parco della Floridiana”. Come dire friarielli e cavoli in Floridiana.

Oggi, ad oltre 80 anni dai giorni delle occupazioni militari straniere, la Floridiana sta subendo altre ferite nel corso di un'altra invasione, nella quale gli invasori stavolta non sono stranieri, ma indigeni, autoctoni, non "militari", ma, "civili", vocabolo improprio, visto che stiamo parlando di

frequentatori, non propriamente “civili”, che, con ampia libertà d'azione, vandalizzano la Villa, come mostra l'immagine che accompagna questo articolo.

(Novembre 2024)

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