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Ci lascia anche Brigitte Bardot di Luigi Rezzuti   Brigitte Bardot è nata a Parigi il 28 settembre 1934 ed è morta il 28 dicembre 2025 all’età di 91...
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23 Settembre 2025 ore 18,00  presso Il Clubino Via Luca Giordano, 73 - Napoli  
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Non c’è tre senza quattro di Luigi Rezzuti   I quattro scudetti vinti dal Napoli sono stati quelli del 1987 (io c’ero), 1990 (io c’ero), 2023 (io...
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I CAMPI FLEGREI TREMANO   di Luigi Rezzuti   Negli ultimi mesi le scosse di bradisismo sono in aumento e preoccupano la popolazione residente....
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DAD? Non solo una sigla!   di Elvira Pica   A partire dal mese di marzo e per effetto della chiusura delle scuole, con la conseguente sospensione...
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Per Luigi Rezzuti   di Mariacarla Rubinacci     Amico carissimo, il viaggio che hai intrapreso ti porta verso orizzonti eterni, toccherai e vedrai...
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La desertificazione industriale

 

di Romano Rizzo

 

Uno dei più gravi pericoli del nostro tempo è costituito, a parere di molti studiosi, da un fenomeno quasi sconosciuto in passato o meglio poco diffuso quale è la desertificazione industriale che interessa precipuamente paesi anche abbastanza evoluti, come il nostro, e determinaSSSto in primo luogo dagli effetti collaterali della liberalizzazione e della tanto decantata globalizzazione.

In Campania e nei paesi del Sud, ma in particolare nel Napoletano, ne abbiamo già visto i nefasti effetti con la progressiva chiusura, delocalizzazione o varie vicissitudini di industrie come Ilva, Cirio, Resia, Manifatture Cotoniere meridionali e via via tante altre con conseguente aumento della disoccupazione, diminuzione dei posti di lavoro per i giovani che, se possono, cercano altrove quelle opportune sistemazioni che non riescono più a trovare nei nostri paesi. Questo fenomeno, anche se ancora poco avvertito e forse sottovalutato, è in realtà imposto dalle stesse leggi dell’ Economia che suggerisce o meglio impone ad un imprenditore di posizionare la propria impresa nei luoghi in cui può trarre i massimi profitti con i costi più contenuti e cioè laddove minori sono i costi di approvvigionamento delle materie prime, delle energie occorrenti per la produzione  e più contenuto sia il costo della manodopera da impiegare. E’ facile immaginare che alcune di tali condizioni si ritrovino nei paesi più poveri, nelle nazioni emergenti che sono quelle che stanno beneficiando e continueranno a beneficiare di tale inarrestabile processo che, di contro, procura un progressivo ed inarrestabile depauperamento delle risorse in paesi più evoluti come il nostro.

Non vi è chi non veda che, col tempo, l’Italia rischia di subire una desertificazione industriale completa che ci renderebbe succubi di altri mercati per l’approvvigionamento di tutte quelle produzioni dismesse e traslocate in altri lidi. In termini più espliciti, la nostra situazione si avvicinerebbe sempre più a quella di quei paesi che noi ora definiamo del terzo mondo.

Occorrerebbero degli interventi mirati a contenere o ridurre l’esodo delle nostre imprese verso altri luoghi, offrendo alle imprese che restano nel nostro paese agevolazioni fiscali e/o bonus che riducano i costi della energia, delle materie prime e della manodopera in modo tale da rendere competitive le condizioni da noi offerte alle imprese rispetto a quelle di cui potrebbero godere altrove. Sarà oltremodo difficile operare in tale senso, ma, ad esempio, per quanto concerne l’approvvigionamento di materiali disponibili solo su particolari mercati, come il litio, accentrandone l’acquisto da parte dell’Unione europea per i quantitativi occorrenti alle varie nazioni sarebbe facile riuscire ad ottenere delle notevolissime economie di scala…

Credo che altre  azioni possano essere tentate con premi, vantaggi per chi è disposto ad impegnarsi nella difesa della industria nazionale tutelandola con brevetti, marchi etc.

Sono costretto a rilevare, però, che, fino ad oggi, non si comprende, per una sottovalutazione del fenomeno o per altre ragioni, che sfuggono alla nostra comprensione, perché nulla sia stato effettuato dall’Italia per tentare di combatterlo, di ridurne i rischi o, quanto meno, di ritardarne gli effetti. Ci resta solo da sperare che in un domani vicino quanto mai ci sia qualcuno che faccia sentire la sua voce in maniera molto più autorevole della mia in modo tale da riuscire a vincere la attuale apatica indifferenza e colpevole inerzia.

(Gennaio 2025)

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