NEWS

UNA VACANZA SULLA NEVE   di Luigi Rezzuti   Non so se avete visto il film “Fantozzi” quando il ragionier Ugo intraprende un viaggio in automobile con...
continua...
‘O PAESE ‘E MASTU RAFELE   di Sergio Zazzera   Nel 1869 Antonio Petito diede alle stampe il testo di un suo lavoro teatrale, intitolato So Masto...
continua...
Spigolature   di Luciano Scateni   Habemus papam e che papa!   L’intero pianeta dell’informazione si è giustamente appropriato di un evento...
continua...
La rivoluzione nella televisione pubblica   di Luigi Rezzuti   Nel corso degli anni, nella televisione pubblica, sono avvenuti tanti cambiamenti  di...
continua...
Il “Parco Marcolini”   di Antonio La Gala   La vasta area vomerese attorno alle attuali vie Luigia Sanfelice, Toma e Palizzi, in passato veniva...
continua...
Siamo degli sconfitti           di Mariacarla Rubinacci    I “favolosi anni Sessanta” coprono un arco storico abbastanza ampio che comprende...
continua...
Per la dipartita di Marta Rezzuti   di Marisa Pumpo Pica   È venuta a mancare all'affetto dei suoi cari Marta Rezzuti, sorella di Luigi, direttore...
continua...
Napoli Inter Il commento di un tifoso La resa dei conti. Senza più appelli, sovrapponendo emozioni, ansie, paure e desideri. É stato il momento dello...
continua...
UNA TRANQUILLA GIORNATA   di Luigi Rezzuti   La Pasqua è ormai passata da qualche mese. Sono seduto davanti al computer e cerco di scrivere un...
continua...
 INAUGURATA LA SEZIONE ANPI “AEDO VIOLANTE”   Siamo lieti di pubblicare il discorso di Giancarlo Violante, in occasione dell’inaugurazione della sezione...
continua...

IL TEATRO

EMOZIONIAMOCI

 

di Gilda Rezzuti

 

Esistono due modi di fare o studiare teatro, uno è imparare a fingere, immedesimarsi in un personaggio, memorizzare un copione, interpretare un ruolo, esercitarsi a recitare una parte, utilizzando metaforicamente “ la maschera”, al solo fine di portare sul palco una recita ordinata.

L’altro, invece è esattamente il contrario, ha delle caratteristiche e tecniche molto diverse. Lo si può paragonare ad un laboratorio emozionale, dove avviene una messa in scena, risultato di un processo di sperimentazioni, che non sono prettamente teatrali. Si chiama, appunto, teatro sperimentale e non comprende nessuna spiegazione particolare, ma rappresenta un’opportunità di cambiamento, una scoperta di sé stessi. Attraverso un costante e profondo lavoro introspettivo, si porta in superficie il personale e meraviglioso universo umano, che appartiene a ciascun individuo. Tramite questa esperienza si dà libertà all’espressione. In questo genere di teatro si sviluppa l’improvvisazione, la capacità narrativa, la creatività, la forza rappresentativa, attraverso la contaminazione di nuovi linguaggi e visioni. In uno spazio neutro di autenticità, si lasciano cadere la maschera, i giudizi, le insicurezze, per permettere una trasformazione, poiché nessuna spiegazione, nozione, ragionamento o insegnamento potranno mai determinare la conquista di una soggettiva consapevolezza, che genera cambiamento, come tale esperienza pratica vissuta.

In questo luogo di pensiero-azione, non si insegna a recitare ma ad essere autentici, si liberano energie, si vivono esperienze, si elaborano sentimenti, emozioni, ricordi, ci si esercita all’ascolto empatico, alla creatività, diventando reattivi, responsabili di quello che accade sulla scena. E’ un approccio innovativo, dove ciascuno diventa lo sceneggiatore-autore del proprio sentire, attraverso lo sviluppo di potenzialità inimmaginabili, in un teatro sempre vivo. In questo modo non ci saranno ripetizioni, ma sempre nuove creazioni, non prefissate o decise, ma spontanee, che di volta in volta risulteranno vive e mutevoli.

Nel gioco teatrale si sperimenta l’abbandono della rigidità delle regole e degli automatismi, per far straripare energie indipendenti, in aree mai ispezionate, per dare valore all’essere nella sua pienezza e non nell’apparenza, nella costante ricerca di libertà, per chi non teme le novità ma ne risulta affascinato.

L’improvvisazione teatrale è un vero e proprio gioco di ruolo, un ingranaggio collettivo di azioni e reazioni per le quali occorre, soprattutto, armonizzare i vari elementi in scena. Questa modalità aiuta, chi la segue, a riconoscere la propria identità e il proprio valore, a recuperare consapevolezza, abbandonando il proprio convenzionale copione di vita per scriverne e interpretarne uno esclusivo, senza filtri. L’intreccio di vari elementi permette di creare uno spettacolo originale, facendo vivere l’arte in tutte le sue sfumature, per donare e vivere emozioni.

È una modalità, ricca di versatili sfaccettature creative e ben si racchiude nell’idea di presenza attiva, fatta di scambio, gioco, contatto, legame, ricerca, esperienza e apprendimento, un insieme, che si fa insieme. Questa idea di partecipazione apre ad infiniti percorsi, che si legano in maniera indefinita alle più profonde emozioni, al sentire di ognuno, partendo dalla propria personale storia e interiorità.

Intraprendere insieme un percorso seducente, trasformativo, interattivo, dalle tante potenzialità e dai finali non scritti, che si sviluppano e si modificano, rappresenta un’esperienza unica, fa uscire fuori dagli spazi comunemente etichettati, tramite l’interconnessione tra le varie forme d’arte, consente, a chi inizia questo viaggio, di esprimersi e immergersi in un mondo inesplorato. Un nuovo disegno progettuale che dona una percezione emotiva, densa di significato.

La partecipazione ludica e interattiva, in definitiva, come abbiamo tentato di dimostrare, guida il processo e la realizzazione di un nuovo modo di intendere il teatro.

Aprile 2025

 

 

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen