Pensieri ad alta voce
di Marisa Pumpo Pica
Per Papa Francesco
La speranza non delude
La notizia della morte del nostro caro Papa Francesco, ascoltata alla radio, in quella mattina del 21 aprile, mi commosse profondamente, mentre un nodo mi serrava la gola. Subito dopo arrivarono le notifiche dalle varie chat. Su quella che condivido come socia dell’Anpi (Sezione collinare “Aedo Violante”), su cui la Presidente, Luna Pisa, dava anche lei il triste annuncio, mi riuscì di scrivere soltanto questo: “Grande dolore. Non ci sono parole per descrivere il vuoto che avvertiamo tutti, nella Chiesa e nel mondo.” Sull’altra chat, degli amici della stessa Anpi (“Questo è il fiore del Partigiano”) fiorivano intanto i commenti di sorpresa e cordoglio. Anche qui annotai brevemente: “Non ci sono parole per questo grande dolore. Il Papa ci lascia tutti più soli e sconcertati. Ma dobbiamo credere nelle sue parole e nel suo ineguagliabile insegnamento: “La speranza non delude.”
Lo sgomento fu grande, per me come per tutti. E tuttavia, per un Papa come lui, che ha meritato articoli, pagine e pagine di giornali, ore ed ore di radio e di televisione, che ha visto accorrere ai suoi funerali i potenti, come i poveri e gli ultimi, di tutto il mondo, quelle poche parole non potevano bastare. Ed ecco allora l’idea di dedicare a Lui, l’uomo simbolo della semplicità e dell’umiltà, un piccolo omaggio e non parlare d’altro, se non di Lui, sulle pagine di questo nostro giornale, come un ideale colloquio tra pochi amici e collaboratori de Il Vomerese. Naturalmente, per ovvi motivi, non tutti, ma solo alcuni di questi commenti potrete leggerli qui, sulle diverse colonne di questo nostro periodico. E a queste poche, sincere e commosse riflessioni, cerco di aggiungere anche io i miei Pensieri ad alta voce che, mai come ora, sono pensieri vaganti, che vanno avanti per flash ed immagini.
Francesco, il Papa dell’umiltà.
Fu tale, fin dall’inizio, quando, nel momento solenne dell’elezione, si presentò al pubblico in modo sorprendente, con quel suo fare dimesso e quel linguaggio accattivante, come uno di noi, uno fra noi: “Fratelli e sorelle buonasera, voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma e sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo... Ma siamo qui.”
E dalla fine del mondo, Jorge Mario Bergoglio, si è avvicinato a tutti, senza distinzione di sesso, razza, censo, religione. Questo pellegrino di pace, con quel nome da lui scelto, Francesco, che era già tutto un programma, tutta una missione, ha voluto, fin dagli inizi, portare una ventata d’aria nuova nella Chiesa. Questo mondo - e con esso la Chiesa - voleva rivoluzionarlo, rivoltarlo come un calzino. E ci è riuscito. Almeno in parte. Da Gesuita a Francescano, aveva già cambiato se stesso, prima ancora di provare a cambiare gli altri, a rinnovare la fede e la Chiesa. Con il suo operato incisivo ci ha insegnato che la Chiesa non è una fortezza, ma un ospedale da campo, come ha ricordato il nostro Arcivescovo, Don Mimmo Battaglia. E dunque richiede sforzi e sacrifici, da affrontare quotidianamente, con semplicità.
Semplicità, modestia, umiltà sono state le cifre della sua vita e del suo pontificato. Semplicità nel rifiuto di abitare nel palazzo apostolico per rifugiarsi in Santa Marta, modestia nell’abbigliamento, nella rinuncia agli orpelli, umiltà nei gesti, nei modi, negli incontri, nel comportamento. É la semplicità del pastore che sente l’odore delle sue pecore e le guida con amore e protezione. E tanto calore, ma anche colore, nelle parole, sia nel rapportarsi agli altri, come in quel suo modo di raccontare il Vangelo, sull’orma di Gesù, quando parlava agli apostoli. Un linguaggio, il suo, dal timbro fortemente evangelico perché, pur nella semplicità, era da interpretare, proprio come vanno interpretati i Vangeli. Con il cuore, con la fede, con l'Amore.
Il Papa della tenerezza
Tutto questo gli ha permesso di diventare il Papa della gente e delle genti, il Papa degli ultimi e per gli ultimi, il Papa che ai sofferenti, agli scartatidi ieri, di oggi, di sempre, sapeva rivolgersi con affetto, con tenerezza, con semplicità. Un Papa tenero, negli incontri con gli anziani e con gli ammalati, che fa la lavanda dei piedi ai carcerati, che abbraccia una coppia in lacrime, che ha appena perduto una figlia, che non si stanca di accarezzare con tanta dolcezza i bambini. Era il fratello, il padre, il nonno di tutti noi ed ogni suo gesto era improntato alla semplicità e al calore umano, come il suo linguaggio.
Ma quelle parole semplici diventavano spesso lapidarie, come sentenze. E lui stesso diventava pietra d’inciampo per alcuni, come è stato opportunamente sottolineato.
Un papa scomodo
Pietra d’inciampo, per chi non voleva capire, pietra d’inciampo nel suo non essere catalogabile, nell’essere talvolta controcorrente. La semplicità nasceva da una grande spiritualità che gli ha permesso di diventare un leader religioso, in grado di far sentire sempre la sua voce sui difficili scenari geopolitici. Non era solo semplicità, dunque, era forza d’animo, capacità di battersi per le giuste cause, per la difesa della pace e per evitare gli ulteriori rischi di una guerra mondiale, che egli, più degli altri, aveva paventato, per averla intravista nei tanti focolai di guerra, accesi qua e là. É stato tra i primi a sospettarla e a temerla.
Un Papa non catalogabile non merita, oggi, l’ipocrisia di taluni governanti che gli hanno tributato omaggio ai funerali, ma dimenticano di non aver dato ascolto ai suoi insegnamenti e alla sua incessante richiesta di giustizia sociale e di pace, andata a vuoto.
Il Papa della Pace
Lui, uomo di Pace, pellegrino di solidarietà e di riconciliazione, per ironia della sorte, ha dovuto vedere, durante i dodici anni del suo pontificato tante guerre per le quali non si dava pace. E continuava ad invocarla, questa pace, a pregare per i popoli in guerra, per le loro sofferenze, “per la martoriata Ucraina”, a ripetere, senza mai stancarsi di farlo: “La guerra è sempre una sconfitta.”I conflitti sono stati la croce del suo Pontificato, una spina nella carne. Forse nessun altro Pontefice ha dovuto combattere come lui, con forza indomabile, contro tanti venti di guerra.
Un Papa per il sociale
Il suo ministero, fondato sulla solidarietà, sull’impegno sociale, oltre che religioso, fa di lui un Papa speciale, come tutti abbiamo sempre riconosciuto, che ha cercato di unire coscienze, popoli, religioni, pur nel rispetto delle differenze. Egli ha saputo toccare le corde più profonde dei nostri cuori, varcando le frontiere delle più diverse spiritualità e professioni di fede, diventando il Papa dei credenti e degli atei. Il suo è stato uno sguardo sempre attento alle periferie del mondo, non solo sul piano geografico, ma anche e soprattutto sul piano esistenziale. L’enciclica Fratelli tutti ne è una testimonianza.
Forse non è un caso se i suoi funerali, dove sono accorsi i potenti del mondo, sono diventati un evento geopolitico, che potrebbe anche essere il preludio di una situazione internazionale nuova, tale da segnare la fine dei conflitti fra i popoli e il loro avviarsi verso un mondo riappacificato.
Un Papa ambientalista
Non possono essere ignorati, tra l’altro, i suoi appelli per la difesa dell’ambiente, con i quali ha richiamato l’uomo al rispetto della natura, contro ogni forma di inquinamento. L’enciclica Laudato si’ potremmo definirla un’Enciclica ecologica e sociale in cui si auspica una conversione ecologica, attraverso un rinnovato rapporto uomo-natura-società. La sua vocazione ecologica, peraltro, era già contenuta nella scelta del nome Francesco. Chi più del fraticello di Assisi ha amato ed esaltato il Creato in tutte le sue forme ed espressioni e nel rapporto con l’uomo? La Terra è in sofferenza, ripeteva, e chi paga è la povera gente. Gli ultimi della società e del mondo. Di qui l’appello a tutti per la sostenibilità ambientale. “Se non sai guardare con amore il Creato non saprai guardare nemmeno le persone. Seminare la terra significa seminare l’amore.”
Il Papa e i giovani
La tenerezza che mostrava per i bambini si riversava anche sugli adolescenti e sui giovani. A loro sempre il suo pensiero e i suoi insegnamenti: Fate chiasso, vivete con gioia, sorridete, il sorriso è vita. Non fatevi rubare la speranza. E ai giovani egli affidava il compito di curare l’ambiente, lottare contro la violenza ed il bullismo, spendersi per la pace nel mondo, senza mai dimenticare di dare voce a chi voce non ha...
La grande lezione del silenzio
Era anche un Papa che non amava il chiacchiericcio, inutile e sovrabbondante, al quale talvolta ci si abbandona e ci ricordava spesso come fosse anche importante, di tanto in tanto, fare ricorso al silenzio, cogliere le voci del nostro cuore, rimanere in ascolto di noi stessi, in raccoglimento, soprattutto nel momento del dolore o, comunque, nelle circostanze difficili: Non gettate sempre tutto fuori. Ci sono situazioni, in cui il silenzio conta e rappresenta tanto nella nostra vita. Ci permette l’incontro col Signore. Anche una preghiera, detta magari mentalmente, può ricongiungerci a Dio… Dire sempre tutto, gettare sempre tutto fuori, parlare, parlare, correre, essere sempre in movimento e in affanno dietro le cose, dietro le persone, dietro i fatti è nella “normalità” della nostra vita di oggi. Ma qualche volta occorre anche fermarsi, cogliere il silenzio dentro noi stessi, apprezzarlo e capirne il valore. Équanto ha più volte raccomandato Papa Francesco.
Questi e tanti altri suoi insegnamenti sono e rimarranno chiusi nei nostri cuori e, per chi crede, come ha giustamente detto il cardinale Giovan Battista Re, “Quella del Papa non è una morte ma una rinascita in cielo, un ritorno al Padre celeste, perché tutto passa, ma l’Amore no. La sua è stata una vita compiuta che meritava davvero di essere vissuta”.
Certamente lascia un vuoto incredibile nella Chiesa e nei cuori un Papa come questo, missionario e visionario, che ha vissuto il pontificato non come strumento di potere, ma come servizio alla Chiesa e ai fedeli. Un Papa che si è sempre avvicinato alla gente e che questa vicinanza l’ha cercata, pur nella sofferenza degli ultimi tempi. L’ha voluta ad ogni costo, perfino nel giorno che ha preceduto la sua morte, quando, dal loggiato di San Pietro, ha voluto dare a tutti noi gli auguri di una Buona Pasqua. E il giorno dopo quel saluto e quell’augurio, non c’era più.
Pressante rimane, a questo punto, l’interrogativo: chi ci sarà dopo di lui e come saprà guidare la Chiesa? L’ultima parola spetta ora al Conclave perché accada quanto gli stessi cardinali hanno auspicato, ovvero che lo Spirito Santo possa illuminarli nello scegliere l’uomo giusto a raccogliere la difficile eredità di Papa Bergoglio.
Grande è l’attesa…
Aprile 2025

