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Miti napoletani di oggi.89 “THE PASSENGER”   di Sergio Zazzera   Vi fu un tempo in cui il concetto di “Guida” evocava immediatamente il Baedeker –...
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Chiesa della Madonna Assunta in via San Giacomo dei Capri    di Antonio La Gala   Nel 1962 le suore Passioniste che erano allocate nelle stanzette...
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Miti napoletani di oggi.96 IL TEATRO SAN CARLO   di Sergio Zazzera   So già che più di qualcuno si starà domandando come possa costituire un mito...
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In treno di Simona Albano   Mentre scendevo le scale del sottopassaggio della stazione centrale di Napoli, trascinando il mio borsone di tela, un caldo...
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CALCIOMERCATO ESTIVO   di Luigi Rezzuti   Ci siamo! Il calciomercato estivo di serie A 2023-2024 si è ufficialmente chiuso. Ogni club di A ha cercato...
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L’architetto Adolfo Avena   di Antonio La Gala   Adolfo Avena è fra i protagonisti del mondo architettonico napoletano fra gli ultimi decenni...
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La violenza sulle donne   di Luigi Rezzuti   Il 25 novembre scorso, come ogni anno, si è celebrata la Giornata Internazionale per l’eliminazione...
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Genny Esposito l’americano   di Alfredo Imperatore   Nel 1920, Genny Esposito, era venuto dall’America in Italia con un grosso conto in banca, portava...
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La chiesa di Santa Maria Antesecula in via Fontana   di Antonio La Gala     Nel Cinquecento i frati Minimi di San Francesco di Paola al Vomero...
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  Libri da Leggere di Luigi Alviggi   Il giardiniere e la morte di Georgi Gospodinov traduzione: Giuseppe Dell’Agata Voland, 2025 – pp. 195 - €...
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Tra sogno e realtà

Capacità o volontà?

 

di Gilda Rezzuti

 

Sulla natura umana ingiusta, ipocrita e contraddittoria, si potrebbero scrivere fiumi di parole. Spesso si predica in un modo e si agisce esattamente nel modo opposto. Ormai siamo come iceberg alla deriva, senza una visione chiara né una direzione precisa. Navighiamo in mari tempestosi, che contribuiamo, spesso con le nostre scelte, ad agitare, invece di calmarli. Questo, naturalmente, è un modo traslato per descrivere la realtà che caratterizza sempre di più l’umanità. Oggi, soprattutto i potenti, a capo dei cosiddetti paesi sviluppati, dovrebbero mostrare una maggiore coerenza tra quello che affermano e quello che di fatto operano. Purtroppo, però, malgrado i tanti buoni propositi e gli incontri diplomatici tra chi ha la facoltà di decidere le sorti dell’umanità, nulla risulta essere valido ed esaustivo, soprattutto in questo universo. Infatti, anche a livello di politica mondiale, non combaciano quasi mai gli intenti, con le azioni, eppure sono questi gli uomini di responsabilità, nelle cui mani si racchiudono i destini di altri, la cui sola colpa involontaria è rappresentata dal fatto di essere nati nella parte sbagliata del mondo. Sono tanti, interi popoli della terra, quelli che vivono o per meglio dire sopravvivono in territori svantaggiati e depressi. In questa nostra epoca, che presume di aver raggiunto un soddisfacente grado di evoluzione, dovremmo essere, almeno in teoria, tutti abitanti di un unico villaggio globale. Si è lottato a lungo, per cercare di abbattere barriere mentali e confini territoriali e molti si sono impegnati, malgrado le tante resistenze, affinché, tutte le razze, un giorno, fossero considerate uguali e a tutti gli uomini fossero garantiti i diritti essenziali e fondamentali. Si sarebbe dovuto optare sul serio su un modello di società universale più giusta ed equilibrata e realizzare un mondo, capace di assicurare a tutti almeno il necessario, per salvaguardare la dignità e il valore umano. Probabilmente qualcuno potrebbe obiettare che questa è solo pura utopia. Certamente, è assolutamente logico pensare che, a causa di alcuni elementi, che prendono spesso il sopravvento, come il proprio ego, la vanità, la sete di potere, la voglia esasperata di dominio e questa umana natura imperfetta, non si potranno mai risolvere tutti i problemi che affliggono l’umanità. Probabilmente ci vorrebbero un’intelligenza e un ordine superiore, ma è altrettanto logico credere, che politiche di ripartizioni più eque, a favore dei tanti e non più di pochi, potrebbero equilibrare le condizioni sociali, culturali ed economiche dei popoli. Molto spesso ci troviamo a fare sterili commemorazioni, nelle quali si fa riferimento alla storia, alla memoria, a tutto quello che avremmo dovuto imparare dalle terribili esperienze passate. Stragi, fame, guerre, genocidi, prevaricazioni, soprusi, ingiustizie, violenze, tutto questo, in una società civile, avrebbe dovuto insegnare alle attuali generazioni e ai potenti del mondo, modi idonei a sconfiggere le atrocità perpetrate da sempre, gli uni contro gli altri. Un tempo si parlava di barbarie! Tenendo presente tutto ciò, parlare oggi di civiltà, nell’era di internet e delle grandi conquiste, dovrebbe voler dire essere capaci di negoziare, mediare, riflettere, per acquisire una nuova generale visione, una volontà di pensiero e di azione univoca, essenziale per fondare, sulla terra, un durevole equilibrio pacifico e universale.

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