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Il cavallino rampante negli stemmi napoletani

 

di Antonio La Gala

L’immagine di un cavallino rampante ricorre come emblema della città di Napoli, della (ex) provincia, della squadra di calcio, di associazioni e di tant’altro ancora.

Perché?

Fino alle riforme amministrative di inizio Ottocento che divisero Napoli in quartieri, la città si articolava in otto “sedili”, o “seggi”, (simili alle nostre circoscrizioni/municipalità), ognuno rappresentato da nobili “eletti” fra gli aristocratici che abitavano in quel quartiere.

Il sedile di ogni zona aveva un suo stemma. Un sedile rappresentato da un non nobile, l’Eletto del Popolo, aveva come emblema una semplice “P”.

Gli stemmi con cavalli erano due, quello del sedile Capuano (un cavallo bianco) e quello di Nilo, detto anche di Nido (un cavallino nero rampante).

Il sedile di Nilo/Nido era al centro del decumano centrale, nel cuore della parte più antica di Napoli; la sua centralità e antichità gli fecero assumere grande importanza nelle vicende amministrative della città, circostanza che propiziò l’estensione del suo stemma (il cavallino rampante) a tutta la città.

Oggi gli stemmi degli otto sedili sono affissi sulla facciata d’entrata del museo dell’opera di S. Lorenzo Maggiore, nell’ex convento, dove si riuniva il parlamentino cittadino dei rappresentanti dei sedili.

Ogni sedile aveva come sede fisica un edificio a pianta quadrata; di essi oggi resta solo qualche briciola, qualche denominazione topografica o qualche lapide.

A titolo di esempio diciamo qualcosa sul Sedile di Porto.

La sua esistenza oggi è ricordata dal nome della strada che da Mezzocannone (una strada che nei secoli scorsi scendeva fino al porto) oggi porta a piazza della Borsa.

Dalle parti dell’incontro fra Mezzocannone e via Sedile di Porto su un muro è visibile un curioso bassorilievo: un uomo villoso con un coltello in mano, che era il simbolo di quel Sedile

Il personaggio peloso, veniva chiamato dal popolo, Nicolò ‘o pesce, o anche Colapesce, una figura fra l’umano e il marino, protagonista di una leggenda che lo descriveva capace di vivere nel fondo del mare da cui portava in superficie tesori favolosi.

L’antico edificio del Sedile di Porto, oggi demolito, si trovava alla confluenza di via Medina, via Monteoliveto e via Guglielmo Sanfelice.

Sulla parte sinistra dell’edificio del Sedile si vedeva il suo stemma: la figura villosa.

Dopo l’abolizione dei Sedili ai primi dell’Ottocento, l’edificio fu destinato per alcuni anni ad una specie di Borsa dell’epoca, per essere poi venduto nel 1845 e successivamente sostituito da nuove costruzioni, fra cui lo storico albergo Genève, anch’esso oggi demolito.

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