Vacanza a Ponza
di Luigi Rezzuti
Finalmente erano arrivate le agognate vacanze. Il caldo, quell’estate, era stato particolarmente opprimente, la cappa di calore umido aveva avvolto la città. La nebbia di vapore che si levava dalle acque del mare, al tramonto trasformavano ogni giorno quel sonnolento rito serale in uno sfumare di tinte color pastello. Dal grigio celeste del pomeriggio al rosso pallido degli ultimi raggi del crepuscolo. La città era sembrata diversa quell’anno, dal clima torrido più consono ad una città tropicale che ad una tranquilla metropoli mediterranea. Avevo lavorato tanto, fino agli ultimi giorni di luglio. Mi piaceva il lavoro che facevo. Anche se mi stancava parecchio, mi dava la possibilità di conoscere molte persone. Quell’estate avevo organizzato, con alcuni amici, di andare a Ponza per una settimana. Insieme a questi amici avevamo affittato una bella barca con sei posti letto ed uno skipper. Come si dice se lo skipper è una femmina? Lo skipper o la skipper? Tutti amavano il mare, ma nessuno era in grado di condurre una barca, avevamo quindi noleggiato una gran bella barca con il supporto di un timoniere. A tutti piaceva la vita da barca e non era la prima volta che facevamo la vacanza insieme. Una volta l’anno usavamo fare delle belle crociere nel Mediterraneo, escursioni di 5/6 giorni, fermandoci la sera nei porti. A volte ci spingevamo fino all’isola d’Elba, oppure fino in Sardegna o in Corsica. Questi miei amici erano benestanti, non avevano grandi impegni di lavoro, per cui erano liberi di navigare tutto l’anno. Io, invece, lavoravo molto e cercavo di ritagliarmi qualche piccolo angolo di tranquillità insieme a loro, non appena potevo. La crociera mi rilassava molto, la compagnia degli amici e la bellezza dei mari che attraversavamo, insieme alla lettura di un buon libro, mi rendevano la vacanza molto rilassante. Arrivai ad Anzio, dopo un estenuante viaggio in treno. Il caldo era opprimente. La brezza che arrivava dal mare riusciva soltanto a mitigarlo un pochino. L’appuntamento con i miei amici era stato fissato alle quattro del pomeriggio al molo di partenza del traghetto per Ponza, quando, all’ultimo minuto, mi arrivò una telefonata: il loro aereo era rimasto bloccato da un guasto, la riparazione avrebbe richiesto un po' di tempo e non sarebbero riusciti a raggiungermi in tempo. Che cosa potevo fare tutta la serata da solo a Ponza? E poi mica potevo dormire sulla barca solo con lo (la) skipper. Rimasi un po' indeciso sul da farsi, ma il traghetto stava per partire e io non avevo nessun albergo prenotato ad Anzio. Era la fine di luglio, sicuramente tutte le camere d’albergo sarebbero state occupate, per cui decisi di imbarcarmi. Arrivai al porto di Ponza stravolto dal caldo e dalla fatica, accompagnato da una strana inquietudine per via della situazione che si sarebbe prospettata. Trovai subito la barca e vidi a bordo lo (la) skipper. Era una donna di circa trent’anni, alta, capelli scuri e corti, occhi castani. Il naso era un po' grosso ma in armonia con il resto del viso, che non era affatto male. Le sue mani erano affusolate, ma la loro stretta era forte e sicura. Dimostrava meno anni di quanti ne avesse veramente, ma la sua vera età la scoprii solo dopo, quando diventammo amici… Si chiamava Giovanna, si era laureata in ingegneria nautica o qualcosa del genere e, dopo tanti anni passati in giro per il mondo, aveva deciso di cambiare vita e si era trasferita a Ponza per lavorare come skipper su barche da diporto. Mi sembrava una donna navigata, tanto che la preoccupazione di dover dormire con lei, a bordo sulla barca per una notte, svani senza che nemmeno me ne accorgessi. Mi accolse con un sorriso cordiale che mi aiutò a sciogliermi dall’imbarazzo. Le spiegai che gli amici erano rimasti bloccati e avevano dovuto ritardare la partenza e, quindi, sarebbero arrivati soltanto la mattina seguente, anzi nel pomeriggio. Giovanna rispose che non c’era alcun problema. Aveva preparato la barca per fare una piccola uscita serale, al fine di farmi ammirare Ponza illuminata dalle luci del tramonto. Poi, forse per non mettermi in imbarazzo, mi disse che avrebbe cenato fuori e che sarebbe tornata solo a tarda notte. Lei aveva un bel viso, un sorriso affascinante ed intelligente, aveva un bel corpo, begli occhi e gambe lunghe, io ero un bel ragazzo, facevo un po' di attività fisica per tenermi in forma, quando avevo tempo. Prima di uscire dal porto mi offrì un calice di vino bianco che mi pizzicò il naso facendomi sorridere. Ero contento. E pensai che non c’era nulla di male a godermi la serata in barca senza gli amici. Iniziai a leggere un libro (una raccolta di racconti francesi di fine ‘800). Era una collana di storie ambientate nella Parigi libertina dell’epoca. Giovanna era occupata a governare la barca e a preparare un secondo aperitivo. Ero tranquillo e libero di lanciarle qualche occhiata. La calma e la sicurezza di quella giovane donna mi attiravano. Non era una che parlava tanto, ma faceva ugualmente sentire la sua presenza con il suo portamento e la sua professionalità. Finalmente potevo godere del romanticismo di quella serata estiva, nel cuore del Mediterraneo, che mi liberava da tutte le preoccupazioni che quotidianamente mi assillavano quando ero al lavoro. Appena fuori dal porto, capii perché Ulisse fosse rimasto ammaliato dalla bellezza dell’isola e dalle sapienti arti magiche della Dea Circe. Il sole al tramonto illuminava la bianca scogliera, fra cui aveva nuotato Ulisse, e le case dei pescatori. La brezza lambiva la barca e gonfiava il fiocco e la randa. Giovanna non aveva issato lo spinnaker, sicuramente voleva procedere con calma per lasciarmi godere appieno di quella bellezza. Che spettacolo! - pensai - peccato per i miei amici! Prima che calasse l’oscurità, rientrammo a Ponza. Era ormai buio, uscii a fare quattro passi, trovai un ristorantino e mangiai spaghetti ai frutti di mare e poi, visto che il porto la sera era deserto, decisi di tornare sulla barca. Andai in cuccetta, feci una doccia e ripresi a leggere sorseggiando un calice di vino bianco, fresco di frigo. Chiusi la porta della cuccetta e mi tolsi l’accappatoio. Il caldo e il vino mi fecero presto cadere in uno stato di lieve sonnolenza. Ero disteso sul lettino con la calda luce di una lampada che illuminava il libro. Il calore soffuso della lampada, la mia pelle senza abbronzatura, pallida come la luna, risaltava ancora di più. Finii l’ultimo sorso di vino, il vetro del bicchiere ancora freddo lo misi a contatto con la pelle. Non era freddissimo, ma il fresco del contatto mi diede una piacevole sensazione. Posai il bicchiere e mi alzai per andare a cercare la vaschetta del ghiaccio nel frigorifero. Non mi vestii perché tanto sapevo che Giovanna era fuori e io ero da solo sulla barca. Fortunatamente ne trovai due, le presi e corsi a letto impaziente di passarmele sulla pelle. il vino ed il caldo avevano scatenato in me una strana agitazione... Tornato in cabina dimenticai di chiudere la porta a chiave, anzi, mi resi conto più tardi che l’avevo lasciata socchiusa. Mi distesi sul letto a sognare, non pensavo più a leggere il libro, ma solo alle dolci sensazioni che la fantasia mi lasciava prefigurare. Avevo una sete terribile, andai in cambusa a cercare una bottiglia di acqua dal frigorifero, ma non pensai di rivestirmi, visto che ero solo. Indugiai qualche minuto in cambusa quando mi accorsi che qualcuno era li e mi stava guardando. Mi voltai di scatto e trasalii, Giovanna era in un angolo, un po' in ombra che mi osservava con i suoi grandi occhi scuri. Ci guardammo, ci sorridemmo e la invitai a bere un calice di vino fresco, appena preso dal frigo. Era ormai notte fonda, Giovanna mi raccontò cosa aveva mangiato quella sera. Chiacchierammo per un po', ci raccontammo di noi. Parola dopo parola, i nostri discorsi caddero sulla nostra vita sentimentale e, parola dopo parola, ci ritrovammo a letto... Fu una indimenticabile notte d’estate e ringrazio, ancora oggi, la compagnia aerea per il ritardo della partenza dei miei amici. Nel tardo pomeriggio giunsero i miei compagni, ma non furono loro a farmi godere della indimenticabile vacanza. Ci aveva pensato lo (la) skipper Giovanna.

