Leggiamo sempre meno
di Giuseppe Esposito
Stando ad una interessante indagine, negli ultimi venti anni lo spazio dedicato alla lettura sarebbe calato notevolmente. Il dato preoccupa anche perché si tratta di un calo costante e duraturo. In questa valutazione ci sono, poi, aspetti sociali che non vanno sottovalutati. I cali più marcati nell’ assuefazione alla lettura si sono avuti tra le persone con un reddito o un livello di istruzione più basso e tra coloro che vivono in aree rurali, rispetto a quelle metropolitane, evidenziando disparità sempre più profonde nell’accesso e nelle abitudini. Anche se le donne tendono a leggere di più, rispetto ai maschi, c’è ancora molto da fare. Secondo quanto riporta la ricerca, che ha solamente scattato un’istantanea sul fenomeno lettura, senza indagarne le cause, diversi potrebbero essere gli elementi che entrano in gioco in questa tendenza. Sicuramente impattano i media digitali, nella loro costante ed estrema diffusione. Secondo gli esperti, infatti, conta molto il fatto di essere sempre collegati, con difficoltà a ritagliarsi spazi per se stessi, oltre ad un accesso non propriamente diffuso ad ambiti di conoscenza e di scambio sociale. Da queste osservazioni nasce la necessità di studiare interventi in grado di rallentare, se non invertire, la tendenza che porta a leggere sempre meno. Leggere con i bambini è una delle strade più promettenti e non solo per favorire il linguaggio e l’alfabetizzazione, ma anche per rinforzare il benessere emotivo e l’empatia. Papà, mamma e nonni che leggono regolarmente un libro ad un bambino in età prescolare favoriscono la formazione del cosiddetto “pensiero narrativo”. Cosa significa? Stiamo vivendo in un mondo in cui, fin da piccoli, si sviluppa il pensiero logico e razionale che nasce dall’osservazionedi elementi concreti, mentre rischiamo di perdere la dimensione fantastica. Leggendo storie di fantasia ad un bambino si favorisce la sua creatività e lo si aiuta nel percorso scolastico, perché proprio il pensiero narrativo rende più agevole il processo di lettura. In genere i genitori hanno più tempo la sera. E se è vero che il bambino può essere meno attento nel momento in cui deve andare a letto, è altrettanto innegabile che un bel racconto aiuta il piccolo ad addormentarsi con un pensiero positivo. Questo, ovviamente, non significa che la lettura come strumento di sviluppo psicologico e di formazione vada riservata esclusivamente alle ore serali. Al contrario, ogni momento è buono, perchè ognuno, bambino, giovane o adulto, prenda in mano un libro.

