Quarant’anni dalla morte di Giancarlo Siani
A quarant’anni dalla morte, di Giancarlo Siani, mentre fervono iniziative varie, conferenze, intitolazioni di scuole al suo nome, documentari e quant’altro, vogliamo dare anche noi un piccolo contributo commemorativo, riportiamo qui di seguito, su questo periodico, che allora veniva pubblicato a stampa, un articolo, scritto nel settembre del 2010, nel venticinquesimo anniversario della sua barbara uccisione. Avremmo potuto scannerizzarlo, ma la lettura sarebbe risultata più difficile. Lo riprendiamo, invece, integralmente, dall’archivio del nostro pc, per i lettori di oggi, con la stessa commozione di quei lontani anni.
Ricordando Giancarlo Siani
Nel venticinquesimo anniversario della morte
di Marisa Pumpo Pica
Eravamo in classe, come sempre, in un lontano mattino del settembre del 1985. Arriva trafelata un’alunna, in ritardo sull’orario d’ingresso a scuola. Alla nostra richiesta di spiegazioni sul suo ritardo, che celava un velato rimprovero, una risposta agghiacciante nella sua drammaticità: “Hanno ucciso ieri sera un giovane cronista de “Il Mattino”, qui, al Vomero, in Piazza Leonardo, proprio dove abito io. Questa mattina c’era una gran confusione di auto e di persone. Mi sono attardata e di questo le chiedo scusa. Volevo saperne di più.”
Voleva saperne di più la nostra giovane alunna, come vorrebbero saperne di più, ancora oggi, ogni volta, i tanti giovani delle scuole napoletane, nelle quali tiene desta la memoria di Giancarlo Siani, il fratello Paolo, con Geppino Fiorenza, responsabile di “Libera” Campania, con don Ciotti, presidente nazionale della stessa Associazione, con don ToninoPalmese, unitamente ai tanti giornalisti de “Il Mattino”, a scrittori e registi, impegnati a testimoniare il coraggio e la passione del giovane cronista, crivellato di colpi nella sua Mehari, sotto casa, mentre rientrava, alle 21 di quel terribile 23 settembre. Fu ucciso perché era riuscito a ricostruire, “pur nei ristretti spazi che gli venivano concessi, gli scenari di camorra, gli equilibri di potere”, mettendo in luce “le articolazioni tra camorra, imprenditoria e politica”, come ha scritto recentemente Roberto Saviano, l’autore di “Gomorra”, sulle pagine dello “Speciale Il Mattino”, nelle quali si è voluto ricordare il venticinquesimo anniversario della morte di Giancarlo Siani. Tante le manifestazioni per la ricorrenza, tanti gli incontri, le presentazioni di libri e di filmati, ivi inclusa la cerimonia di consegna del “Premio Siani”, giunto alla VII edizione, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, svoltasi presso la sede de “Il Mattino, in Via Chiatamone.
Un giovane, Giancarlo Siani, “ucciso per il talento, condannato dalla città feroce. Napoli impari dalla sua forza”. È il titolo dell’articolo di Roberto Saviano, un altro coraggioso giovane del nostro Sud, che ci ha insegnato, come Giancarlo, “il coraggio della verità”.
“Il coraggio della verità” è, ancora, il titolo del magistrale pezzo di Pietro Gargano, comparso sulle stesse pagine dello “Speciale”, nelle quali egli, nel ricostruire il caso Siani, nel ricordare “la sua bravura nel lavoro di tutti i giorni, fatta di investigazione attenta e capillare”, aggiunge: “Resta la lezione per noi giornalisti, l’eredità morale di un giovane cronista caduto sul lavoro.”
Anche noi vorremmo che i giovani collaboratori della cordata redazionale de “Il Vomerese”, divenuto per alcuni di loro palestra di giornalismo, non ignorassero questa eredità e tenessero sempre presente, nella mente e nel cuore, il “talento” di Giancarlo, un talento fatto di serietà e di impegno, di capacità investigativa, di ricostruzione nuda dei fatti, senza fronzoli né retorica, così come li andava scoprendo, mentre cercava di sciogliere “l’intreccio oscuro di interessi e di alleanze”.
Il giornalismo non è letteratura, nemmeno quando ad essa qualche volta attinge.
È sguardo attento, gettato, anche di traverso, sulla vita.
Pensavamo a Giancarlo Siani quando apprendemmo la notizia di un altro omicidio feroce, quello di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, anch’egli crivellato di colpi nel cuore della notte, a pochi passi dalla sua abitazione. Un delitto di chiaro stampo camorristico.
Pagava, anche quest’uomo, per il suo coraggio, per la sua volontà di preservare la sua terra, il porto di Acciaroli, da varie forme di “contaminazioni”, di difenderla dall’assalto di predatori senza scrupoli. Lavori, appalti e finanziamenti sono quasi certamente la chiave del delitto, ma saranno poi i giudici a fare chiarezza sul caso.
Eravamo nel Cilento in quei giorni, nella nostra casa al mare, e pensavamo a che cosa era questa terra cinquanta, ma anche venticinque anni fa, al tempo dell’omicidio Siani. Allora, in quei luoghi si usciva di casa, lasciando l’uscio aperto e delitti così efferati erano lontani da ogni più fervida immaginazione.
Si commuove Paolo Siani, quando pensa al fratello Giancarlo, alla spensieratezza dei suoi giovani anni, alle sue canzoni preferite, quando assiste alla proiezione di film, come “Fortapàsc”, di Marco Risi, o “E io ti seguo”, di Maurizio Fiume o quando si presentano libri, romanzi, dvd e perfino fumetti e graphic novel su Giancarlo.
E come potrebbe essere diversamente?
Anche noi ci commuoviamo dinanzi a questi tragici eventi, ma speriamo, al tempo stesso, che queste vite spezzate tragicamente possano essere, alla fine, quella luce capace di trasformare questo nostro Sud e le sue genti. Vogliamo credere con convinzione che queste vittime innocenti della criminalità possano darci la forza per andare “al di là della notte”, superare il buio delle miserie e delle iniquità umane, liberandoci dal fango e dalle collusioni, di quegli anni e dei nostri, di ieri e di oggi.
Settembre 2025

