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Pensieri ad alta voce

di Marisa Pumpo Pica

 

La notorietà

 

La notorietà…Che cosa è? Come la si raggiunge? Quali sono le origini, i fondamenti, i requisiti (o meglio i retroscena) che la supportano?

Sono, queste, solo alcune delle domande che, a volte, ci poniamo dinanzi a questo tema. Oggi più che mai, considerati i casi vistosi di estrema e quasi ossessiva notorietà, esibita da molti. E da alcuni, in particolare.

Bella parola, la notorietà!

Ma che cosa è? Ci chiediamo perplessi. Un distintivo da appuntarsi sul petto?

Per cominciare, diciamo subito che riteniamo discutibile, il parametro con il quale, oggi, l’essere umano si accredita la notorietà come indiscusso patrimonio personale, da custodire gelosamente in quella banca, dallo sportello sempre aperto, gestito h/24, dal grande carrozzone dei Social.

Un tempo o, ancora meglio, ai nostri tempi... (lasciatecelo dire, cari lettori, l’età ce lo consente e, proprio per questo, possiamo dirlo, senza acredine, ma con garbato e nostalgico realismo)… ai nostri tempi si era soliti affermare, nei confronti di chi la meritava e davvero l’aveva conquistata: “é persona nota ed apprezzabile.” E qui i due aggettivi qualificativi, si sostenevano l’un l’altro, ma era quell’apprezzabile, che rappresentava il supporto necessario a sostenere il sostantivo, ovverola persona. Era quell’apprezzabile che conferiva un senso ed un valore autentico, alla persona e alla notorietà, qualificando, dunque, entrambi i termini.

 

L’impulso ossessivo della notorietà, suggestivo e discriminante

 

Oggi, grazie ai Social tutti pensano di aver raggiunto la notorietà, ma c’è da chiedersi: quanti possono dire di aver raggiunto una notorietà, che non sia quella che hanno impunemente attribuito a se stessi? Quanti, fra le persone che conosciamo, più vicine a noi o più lontane, possono dirsi veramente seri ed apprezzabili, affidabili nel lavoro, negli impegni o anche soltanto nelle promesse (spesso fatte e mai mantenute)? Molti, pochi o quasi nessuno?

In passato, per gli antichi, la Fama era una divinità, che si fermava su sovrani e guerrieri, con il suo alone magico, per conferire gloria ed onori e farli entrare, a loro volta, nella cerchia delle divinità e degli eroi. Ci pensavano il Teatro e i Giochi olimpici.

Poi, ad assegnare la gloria, sono subentrati Stampa, Radio, Televisione. E qui le cose sono già un po’ cambiate ed è stato sempre più difficile intravvedere la verità e riuscire a distinguere tra bravura e clientelismo.

Oggi, ci pensano i Social e all’alone divino della Fama si è sostituita la Suggestione, anch’essa magica, che pure sembra avere qualcosa di divino e di soprannaturale, a meno che non volessimo, ma noi lo vogliamo, considerarla surreale e, ancor più, frutto di forze demoniache, che fanno vivere all’uomo l’ossessione della notorietà, fino a creare dispute, conflitti e barriere. A tal punto che essa diventa una discriminante, che nulla ha a che vedere con capacità, intelligenza, cultura o quant’altro. Alla qualità subentrano quantità e numero, cuoricini, faccine, pugno e braccia in alto e tanti mi piace… E chi ne ha, più ne metta... Sono i follower, come i folletti dispettosi delle antiche favole, a decretarla e a benedirla questa notorietà, salvo, poi, anche a bandirla, decretandone la Fine. Scusate, ma qui il gioco di parole era d’obbligo.

 

Il circolo vizioso

 

Ed ecco il circolo vizioso. L’accalcarsi sui Social, la frequenza del comparire e dell’imporsi, con storie, foto, video ed ogni mezzo che il digitale mette a disposizione, creano la suggestione della notorietà, per chi riesce a farla valere, e la notorietà raggiunta, a sua volta, genera ulteriore suggestione su chi ne subisce il fascino.

E tuttavia non si può negare che suggestione e circolo vizioso determinano, molto spesso, una inaccettabile discriminazione.

Grazie ai Social, però, pur tra suggestione e discriminazione, alla fine siamo felici e contenti, perché ci sentiamo tutti noti, anche se non tutti sempre apprezzabili. Ci facciamo conoscere. Vogliamo farci conoscere. E diventiamo tutti attori e protagonisti, pur se non siamo mai entrati in un teatro, né abbiamo mai calcato un palcoscenico, per annusarne la polvere ed avvertirne il brivido.

 

Dal sinolo la risposta

 

Vediamo, però, di giungere ad una qualche conclusione, che possa essere una risposta al quesito iniziale.

Ogni cosa, ce lo spiegava Aristotele, è un sinolo (synolon), un composto di materia e forma. Bene. Chiediamoci, allora, come agli inizi del nostro discorso, che cosa è veramente la notorietà, di che cosa si compone. È forma o contenuto? Quale il suo substrato, l’origine e il fondamento?

A questo punto, ripensando ad Aristotele, le risposte dovrebbero essere tutte implicite.

Ci sembra, infatti, che chi fa il suo balzo verso la notorietà, attraverso i Social, non abbia, solo per questo, tutti i requisiti che lo rendono tale da essere considerato apprezzabile. Dovrebbe esserlo per quello di cui il suo io si sostanzia. Il presenzialismo, da solo, non può dare la notorietà. Quale è il “contenuto” della notorietà? Quale è la “materia” al di là della “forma”? La forma qui è rappresentata, nel caso dei Social, dal numero dei follower, dalla prevaricazione di chi si impone con la forza o con espedienti vari, da un presenzialismo, insomma, che nulla ha a che vedere con la notorietà.

E questo è il punto fondamentale. C’è un essere umano, che, stando alla lezione aristotelica, dovrebbe essere costituito da una forma e da un contenuto. C’è una forma, ma dove è il contenuto? Dove sono la ricchezza spirituale, l’empatìa e la generosità verso il prossimo, la capacità del dibattito e del confronto?

Ritornando, invece, al frastuono assordante e allo scintillio accecante dei Social, ci sentiamo di ricordare che un po' di silenzio, in tanto frastuono, qualche ombra in tanto luccichio, faranno pur bene al cuore, per consentirgli di ritrovarsi, e a tutti noi di riconoscere noi stessi... Di riprovare a godere delle piccole cose di pessimo gusto… di gozzaniana memoria, a stupirci per un filo d’erba su di un prato, per un cielo azzurro, uno spicchio di luna, un tramonto dorato, se per caso ci accorgiamo ancora che esistono, che ci sono, per noi, quali doni preziosi, offerti da Madre Natura...

Ottobre 2025

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