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IL TEATRO A NAPOLI   a cura di Luigi Rezzuti   Napoli è una città che trova svariati modi di esprimersi, dalla poesia alla musica, dal teatro al...
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Una giornata particolare   di Antonio La Gala     “Una giornata particolare” è il titolo di un film di Ettore Scola che racconta una giornata,...
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LA FESTA DI CARNEVALE   di Luigi Rezzuti   La festa di Carnevale è una festa dalle radici profonde, di liberazione e spensieratezza, che attraversa...
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SPOSI ZAZZERA-TOZZI   Il Vomerese formula cordiali auguri agli sposi Carlo Zazzera – figlio del nostro capo servizio Sergio – e Luciana Tozzi, il cui...
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HADDA  FERNI’  STA  PANDEMIA   di Luigi Rezzuti   Appena potrò, metterò le scarpe più comode che ho e farò tanti di quei chilometri a piedi che...
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Chiesa della Madonna Assunta in via San Giacomo dei Capri    di Antonio La Gala   Nel 1962 le suore Passioniste che erano allocate nelle stanzette...
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Il cavallino rampante negli stemmi napoletani   di Antonio La Gala L’immagine di un cavallino rampante ricorre come emblema della città di Napoli,...
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UN RICORDO INDIMENTICABILE   di Luigi Rezzuti   Questo non è un racconto d’amore, ma solo un ricordo che porterò per sempre nel mio cuore. Avevo 18...
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LA CANZONE NAPOLETANA     (Luglio 2023)
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LA FRITTATA   di Luigi Rezzuti   Da ragazzo Arturo abitava in una traversa del Corso Garibaldi che congiungeva il corso con il Borgo di Sant’Antonio...
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Scuola e società

Le mamme che chattano … che invenzione!

di Maria Rosa Lanza

 

Ormai è diventata una scena fissa: appena un bambino inizia qualcosa di nuovo, catechismo, calcetto, scuola, ecco!… subito nasce il gruppo WhatsApp delle mamme. E lì succede di tutto. Ci si dà una mano, ci si passa informazioni utili… ma spesso finisce che si parla anche di cose che, forse, i bambini potrebbero benissimo gestire da soli. Ce n’è per ogni attività: palestre, catechismo, sport.

E poi, il più “impegnativo” è il gruppo della classe. Lì si discute di molto, si pianifica, a volte si critica pure la scuola, come se i genitori sapessero sempre più e meglio degli insegnanti. Tutto con le migliori intenzioni, per carità, “è per il loro bene”, “così sono più tranquilli”. Ma... il risultato? Bambini che si sentono sempre osservati, guidati, corretti. Io lo vedo tutti i giorni. I miei alunni me lo raccontano. La chat delle mamme è sempre aperta e attiva, pronta a creare problemi, spesso inutili, senza considerare che i bambini sono quelli che frequentano la scuola e hanno interagito direttamente con le insegnanti, non con  le mamme. E così, invece di lasciare spazio a loro, ai protagonisti, perché possano affrontare le loro esperienze e imparare dai propri errori, gli adulti intervengono continuamente, guidando e correggendo ad ogni passo. E alla fine i bambini crescono, pensando di non potersi permettere errori. L’errore diventa qualcosa da nascondere, non un’occasione per imparare. Invece, lo sappiamo, solo provando, cadendo, rialzandosi, si diventa autonomi. Se ogni piccolo successo viene subito celebrato nel gruppo, il messaggio che passa è che conta più l’applauso che l’impegno. E allora le cose più semplici, come ricordare di dovere svolgere un compito, mettere a posto i quaderni e il materiale scolastico, diventano faccende “da adulti”. Ma se questi bambini non provano mai la frustrazione di sbagliare, come impareranno a fidarsi di se stessi? Il rischio è che   crescano convinti che il mondo non  perdonerà loro  neanche una caduta. E, invece, cadere serve, eccome! Lasciamo che si “arrangino” un po', da soli. Per noi adulti non è facile fare un passo indietro, ma è l’unico modo per regalare loro quello che serve davvero: la libertà di imparare a crescere.

Ottobre 2025

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