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CURIOSITÀ   di Alfredo Imperatore   La dea Maia La dea Maia, nella mitologia greca, era la più bella di tutte le Pleiadi, figlia di Atlante e di...
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Pensieri ad alta voce   di Marisa Pumpo Pica   Festival di Sanremo 2020 Due parole. Due... sul Festival di Sanremo, ma ce ne vorrebbero tante per...
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 LA NAVE CHE AFFONDO’ IN UN MARE DI STRACCI   di Luigi Rezzuti   Quella lettera sembrava le bruciasse le dita. Assuntina, una popolana napoletana...
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GUERRA ALLO SCARRAFONE   dI Luigi Rezzuti   Abito al Vomero, un quartiere “in”, il quartiere dello shopping,  che molti raggiungono da tutte le parti...
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Consigli in pillole Dolore cervicale  A cura di Osvaldo Vico   “Ho la cervicale” è l’espressione tipica di chi lamenta il classico dolore al collo....
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SPIGOLATURE   di Luciano Scateni   L’invito. Rai 3 “Generazione Bellezza” Sarebbe interessante affidare al responso dei sondaggi il quesito: “Quanti...
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Per non dimenticare   L’intervista ritrovata   di Giovanni Paonessa     Non è mai cortese autocitarsi. Ma spero che abbiate la pazienza di...
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CONSIGLI PER PREVENIRE L’INFLUENZA STAGIONALE   di Annamaria Riccio    L’influenza stagionale ha importanti conseguenze in primis sulle famiglie con...
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Scuola e società

Le mamme che chattano … che invenzione!

di Maria Rosa Lanza

 

Ormai è diventata una scena fissa: appena un bambino inizia qualcosa di nuovo, catechismo, calcetto, scuola, ecco!… subito nasce il gruppo WhatsApp delle mamme. E lì succede di tutto. Ci si dà una mano, ci si passa informazioni utili… ma spesso finisce che si parla anche di cose che, forse, i bambini potrebbero benissimo gestire da soli. Ce n’è per ogni attività: palestre, catechismo, sport.

E poi, il più “impegnativo” è il gruppo della classe. Lì si discute di molto, si pianifica, a volte si critica pure la scuola, come se i genitori sapessero sempre più e meglio degli insegnanti. Tutto con le migliori intenzioni, per carità, “è per il loro bene”, “così sono più tranquilli”. Ma... il risultato? Bambini che si sentono sempre osservati, guidati, corretti. Io lo vedo tutti i giorni. I miei alunni me lo raccontano. La chat delle mamme è sempre aperta e attiva, pronta a creare problemi, spesso inutili, senza considerare che i bambini sono quelli che frequentano la scuola e hanno interagito direttamente con le insegnanti, non con  le mamme. E così, invece di lasciare spazio a loro, ai protagonisti, perché possano affrontare le loro esperienze e imparare dai propri errori, gli adulti intervengono continuamente, guidando e correggendo ad ogni passo. E alla fine i bambini crescono, pensando di non potersi permettere errori. L’errore diventa qualcosa da nascondere, non un’occasione per imparare. Invece, lo sappiamo, solo provando, cadendo, rialzandosi, si diventa autonomi. Se ogni piccolo successo viene subito celebrato nel gruppo, il messaggio che passa è che conta più l’applauso che l’impegno. E allora le cose più semplici, come ricordare di dovere svolgere un compito, mettere a posto i quaderni e il materiale scolastico, diventano faccende “da adulti”. Ma se questi bambini non provano mai la frustrazione di sbagliare, come impareranno a fidarsi di se stessi? Il rischio è che   crescano convinti che il mondo non  perdonerà loro  neanche una caduta. E, invece, cadere serve, eccome! Lasciamo che si “arrangino” un po', da soli. Per noi adulti non è facile fare un passo indietro, ma è l’unico modo per regalare loro quello che serve davvero: la libertà di imparare a crescere.

Ottobre 2025

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