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In ricordo di Giulio Mendozza   di Marisa Pumpo Pica   E’ venuto a mancare all’affetto dei suoi cari il professor Giulio Mendozza, uomo di grande...
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Risanamento fine Ottocento e conservazione delle memorie storiche.   di Antonio La Gala   Gli imponenti interventi edilizi, attuati a fine Ottocento...
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E’ arrivato l’autunno   di Luigi Rezzuti   L’autunno è la stagione che ci accompagna verso l’inverno. Ufficialmente inizia con l’Equinozio...
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E' ARRIVATA L’ESTATE   di Luigi  Rezzuti   Finita la scuola, è arrivata l’estate ed anche il giorno in cui Elsa e Lina rivedono il mare. Finalmente,...
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"FREEDOM"   Santa Lucia  San Gennaro in stato di riposo dopo il recente replay del miracolo di settembre sembra l’allenatore celeste che opera i...
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L’autonomia differenziata   di Romano Rizzo   La proposta di legge sulla Autonomia Differenziata, presentata dal leghista Calderoli, criticata da...
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Nascita della stazione di Napoli Centrale   di Antonio La Gala   Tutti i napoletani, quelli meno giovani, per esperienza diretta, gli altri,...
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  Le donne spagnole che hanno lasciato un segno nella storia di Napoli   Incontro con Yvonne Carbonaro per la Giornata Mondiale del Libro   Martedì...
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            Dalla paura al coraggio

Come la scuola può diventare un luogo sicuro

di Maria Rosa Lanza

 

Tutto cominciò quando G., nel mezzo di un incontro con le Forze dell’Ordine – uno di quei momenti di formazione sulla legalità, organizzati per le classi quinte della primaria – trovò il coraggio di raccontare. Con voce incerta davanti a compagni e adulti, rivelò un abuso. A farlo soffrire era stato un vicino di casa, una persona che lui stesso chiamava “zio”. In tanti anni di insegnamento, mi sono trovata davanti a molte situazioni difficili, ma quella confessione mi fece gelare il sangue. In pochi secondi, la quotidianità di una mattina di scuola si era trasformata in qualcosa di profondamente diverso. La storia poi, prese la strada della giustizia, come è giusto che sia stato. Da quel momento, in noi insegnanti nacque una domanda che non ci ha più lasciato: come possiamo aiutare i bambini a conoscersi, proteggersi e capire i limiti dell’affetto? In quella scuola già da un po' si praticavano attività di rilassamento, giochi di ruolo, circle time, ma da quel momento, insieme a un gruppo di colleghe, decidemmo di iniziare dei laboratori di educazione all’affettività con i nostri alunni. Creammo, in maniera sistematica, dei veri e propri momenti di dialogo e di ascolto: gettammo le basi per imparare a dare un nome alle emozioni, a rispettare il prossimo nelle sue differenze, a riconoscere ciò che piace e ciò che fa male, a capire che il corpo è qualcosa di prezioso, che merita rispetto da parte nostra e degli altri. Con il passare dei mesi, quei laboratori diventarono un piccolo luogo sicuro dentro la scuola, dove i bambini cominciarono a parlare con maggiore libertà, ma anche i silenzi diventarono significativi perché sapevano di accoglienza e di accettazione. Non so se si possa già parlare di educazione sessuale, ma so che tutto dovrebbe cominciare molto presto: parlare di rispetto e/o di affettività, sin da piccoli, è importante, anzi necessario. Aiuta i bambini a conoscersi un po' alla volta, a capire chi sono e a guardare gli altri senza paura, con curiosità e gentilezza. Gentilezza, intesa come riconoscimento del valore dell’altro. Essere gentili significa imparare a non ferire con le parole, a non giudicare e a riconoscere la dignità della persona che abbiamo dinanzi. Solo così, crescendo, gli alunni potranno affrontare con serenità e consapevolezza anche argomenti più delicati, come l’identità di genere, l’autostima e il rispetto di sé. La scuola dovrebbe essere proprio questo: un luogo dove si cresce come persone e non solo dove si imparano nozioni. Oggi, ogni volta che entro in classe, porto con me la convinzione che educare all’affettività non significa proteggere. Significa dare ai bambini gli strumenti per conoscersi, per dire no alla violenza, per chiedere aiuto. A volte penso a G., che oggi è un adulto ed ha una famiglia. Penso a quella mattina in cui trovò la forza di parlare, e a tutti i bambini che, grazie a lui, hanno imparato che non sono soli. Penso anche a quelli che non hanno avuto la possibilità di esprimersi ed aprirsi, che hanno portato dentro un dolore silenzioso, diventato con gli anni un peso difficile da sciogliere. Talvolta anche un momento di ascolto, un piccolo gesto di fiducia o un intervento educativo al momento giusto, può cambiare, anche senza che se ne renda conto, la vita di una persona.

Novembre 2025

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