Tra luci e ombre
di Gilda Rezzuti
No, non potevo restare indifferente, non potevo continuare a camminare fingendo di non aver visto niente.
Girovagavo una mattina allegramente, non nella Napoli dimenticata dei bassifondi, né in quella imputridita delle periferie e dei racconti, ma nella mia bella Napoli dai mille colori, in una delle zone più chic e d’élite, nei luoghi dei colori vivaci, del variopinto arcobaleno luminoso di firme e autori. Ecco, a un certo punto, viene catturata la mia attenzione da una forma indefinita, in un angolo, in un cantuccio: osservo una macchia scura che si muove lentamente, lercia, indistinta, priva di contorni, confusa tra la gente distratta e assente.
Cautamente mi sono avvicinata. Era un’anziana donna, solcata in viso, senza più un sorriso. Sul volto marchiato, visibili erano tutti i segni di una vita affranta, sì, di un triste passato. In maniera convulsa, rovistava in mezzo al tanfo di un cassonetto, svuotava come un automa buste di spazzatura, alla ricerca. forse, chissà, di un po’ di salvezza. Lei non chiedeva elemosina con un cartello in mano. Sul suo volto leggevo che aveva superato anche quello. Non credeva più nel miracolo di un dio, né nella compassione ipocrita della gente. Non sembrava più un essere umano, era forse diventata una bestia impaurita senza più un’identità. Negata gli era stata pure quella. Tristemente presente, in un mondo che, da tali forme di umanità, alla larga se ne sta. Continuavo lungo il mio percorso, ad avanzare in modo incerto, pensando che nella nostra società civile e solidale non è così che dovrebbe funzionare, quando, poi, ad un certo punto, ho sentito una strana forza che mi impediva di proseguire il mio cammino. Io non potevo passare avanti indifferente e continuare, tranquillamente, per la mia strada, pensando agli impegni della giornata. No, non dopo averla incontrata. Non sapendo ancora cosa fare, con passi incerti, ho camminato per un po’, con la testa girata all’indietro. Continuavo ad osservarla, mentre intorno sentivo il frastuono della città e di tanta gente indaffarata, che sempre di corsa spesso non sa neppure dov’è che vada. Dopo essermi allontanata parecchio, non scorgevo più la sua sagoma piegata. A quel punto mi sono fermata. Ho affrontato una lotta di pensieri, ma una voce interiore, più forte delle altre, mi ha guidata. Indietro, a passo deciso, sono tornata e in suo soccorso, senza alcuna esitazione, sono andata.
Dicembre 2025

