Libri da leggere
di Luigi Alviggi
GLI ANNI
di Annie Ernaux
“La vita dopo la maturità è una scala in salita che si perde nella nebbia”.
Una singolare rassegna di immagini, vive oggi come ieri, ripescate nella memoria del tempo andato e ora interpretate in modo diverso quasi che il tempo trascorso le avesse indorate di un colore assente al momento del loro accadere. Fuggite banalmente insieme con le mille altre di un giorno diverso da quelli soliti per poter essere ben ricordato ma ora, imbellite dalla sapienza cumulata nell’intervallo, rivissute in un’aura diversa tanto da apparire più incisive e importanti di quando accaddero…
Questo lavoro della grande scrittrice francese (Lillebonne, 1940), vincitrice del Premio Strega Europeo nel 2016 e del Premio Nobel per la Letteratura nel 2022 (oltre a molti altri), è una pregevole e interessantissima rassegna della storia di un popolo e dei ricordi di una vita - trascorsa per la massima parte guardando con attenzione quanto accadeva intorno anche senza avervi una parte specifica – per flash di memoria.
Ricordi minuti di fatti, di situazioni, di tendenze, di eventi minori ma anche di evoluzioni collettive (il cosiddetto progresso!) che - senza che il soggetto se ne accorga dando al singolo passo rilievo speciale - rappresentano la complessa struttura di un’esistenza vista nell’interezza, nel suo evolversi, nello stratificarsi su sostegni più o meno solidi ma che la rendono un continuum che racconta il sé e al quale non potremmo rinunciare, anche volendo, perché impossibile essere altri da se stessi. Coprono dagli anni 50 del secolo scorso sin quasi ad oggi. La narrazione del passare di un’esistenza che tocca a tutti diversa e, in corsa ininterrotta più o meno lunga, colpisce ciascuno in modo speciale, esclusivo, differente da quelle circostanti, siano parenti stretti o solo individui incontrati per caso o per scopo in un qualunque giorno. Un vero e proprio rivivere la propria vita, sorprendendosi per qualche aspetto diverso al momento non evidenziato.
Un libro molto originale – un popolo che si fa voce! - attraente per il vivacizzare modi e tempi comuni alla gran mole di ricordi che si allinea, crescendo giorno dopo giorno, fino a costituire la struttura primaria di ogni esistenza per poi (inevitabilmente!) cessare con la fine dell’ultimo giorno. I ricordi hanno un potere rievocante molto maggiore delle foto, peraltro allora rare, anzi sono addirittura travolgenti perchè arricchiti dalle parole descrittive che, con i tanti particolari, li vivacizzano facendoli assumere tratti superiori allo stesso sopravvivere nella mente…
“Svaniranno tutte in un colpo solo come sono svanite a milioni le immagini che erano dietro la fronte dei nonni morti da mezzo secolo, dei genitori morti anch'essi. Immagini in cui comparivamo anche noi, bambine, tra altri esseri scomparsi prima ancora che nascessimo, nella stessa maniera in cui ricordiamo i nostri figli piccoli assieme ai loro nonni già morti, ai nostri compagni di scuola. E così un giorno saremo nei ricordi dei figli in mezzo a nipoti e a persone che non sono ancora nate.”
“Uomini e donne emergevano nella narrazione, talvolta nominati solo in base al loro grado di parentela, «padre», «nonno», «bisnonna», ridotti a un'unica peculiarità caratteriale, a un singolo aneddoto comico o tragico, all'influenza spagnola, l'embolo o il calcio di un cavallo che se li erano portati via - bambini che non avevano raggiunto la nostra età, una schiera di personaggi che non avremmo mai conosciuto. Si dispiegavano i fili di una trama famigliare aggrovigliatasi nell'arco di molti anni, difficile da sbrogliare, almeno fino a quando, in un tempo più vicino a noi, non ci era possibile cominciare a distinguere chi era «di famiglia» per un legame di sangue da chi «non ci era niente».”
“Tutto si cancellerà in un secondo. Il dizionario costruito termine dopo termine dalla culla all'ultimo giaciglio si estinguerà. Sarà il silenzio, e nessuna parola per dirlo. Dalla bocca aperta non uscirà nulla. Né io né me. La lingua continuerà a mettere il mondo in parole. Nelle conversazioni attorno a una tavolata in festa saremo soltanto un nome, sempre più senza volto, finché scompariremo nella massa anonima di una generazione lontana.”
Il fluire del tempo viene concretizzato in questa serie di ricordi, fotogrammi fugaci del film della sua (come della nostra) vita, e non si può non sottolineare che si tratta di un percorso unico. Nessuno potrà mai superarci nei ricordi dell’unica, irripetibile, e sempre straordinaria, vita vissuta da ciascuno di noi!
“Ci si meravigliava delle invenzioni che in un istante cancellavano secoli di gesti e sforzi, inaugurando un tempo in cui, come si diceva, non si avrebbe più avuto niente da fare. Le si denigrava: la lavatrice era accusata di sciupare la biancheria, la televisione di far male agli occhi e di far andare a letto a ore impossibili. Si badava a ciò che possedevano i vicini, li si invidiava se avevano comprato qualche simbolo di progresso che ne potesse determinare la superiorità sociale. In città, i giovanotti ostentavano le loro Vespe e volteggiavano attorno alle signorine. Dritti e fieri sui loro sellini, aspettavano di portarsene via una che, con il foulard annodato sotto il mento, li abbracciasse da dietro per non cadere. Quando li guardavamo allontanarsi scoppiettando in fondo alla strada avremmo voluto crescere di tre anni in un colpo solo.”
“I ragazzi erano fieri di partire per il militare, in divisa li trovavamo belli. La sera della visita di idoneità facevano il giro di tutti i bar per festeggiare la gloria di essere riconosciuti come veri uomini. Prima del servizio di leva erano ancora dei ragazzetti che non valevano nulla sul mercato del lavoro o del matrimonio. Dopo, potevano avere moglie e figli. L'uniforme con cui passeggiavano per il quartiere durante le licenze li ammantava di patriottica bellezza, di un sacrificio potenziale. Su di loro aleggiava ancora l'ombra dei combattenti vincitori, dei G.I. americani. La tela ruvida della divisa, sfiorata nell'atto di alzarci sulle punte per baciarli, dava una sostanza materiale alla frattura assoluta che separava il mondo degli uomini da quello delle donne. Nel guardarli provavamo un sentimento di eroismo.”
E poi, in primissimo piano, l’eterno problema di ogni generazione femminile, sempre in bilico nel sogno immutato di divenire belle, di essere ambite, di trovare l’uomo che le sappia apprezzare e le venererà facendole ascendere verso quel trono da ciascuna sognato, la più delicata e bella “illusione” di quel periodo felice (se non di tutta la vita!) di passaggio dalla fanciullezza all’età adulta dei sogni sempre facili a cadere. Creduta diversa rispetto alle fanciulle della generazione precedente ma in realtà sempre uguale per le giovinette di una stessa età! Un tratto di vita femminile che niente e nessuno potrà mai sottrarre perché intessuto dei primi ricordi fanciulleschi, dei primi confronti con coetanee che - simili per tanti versi ma certo mai identiche! – rappresentano il primo sogno, irripetibile, di ciascuna esistenza in sboccio…
“Non parla con i ragazzi, ci pensa tutto il tempo. Vorrebbe avere il diritto di mettersi il rossetto, le calze da donna, i tacchi alti, i calzini la fanno vergognare, li toglie appena esce di casa per mostrare che già appartiene alla categoria delle ragazze e che può essere seguita per strada. Con questo preciso scopo la domenica mattina dopo la messa va a «fare le vasche» in città in compagnia di due o tre amiche del suo stesso ambiente «semplice», badando bene a non trasgredire la rigorosa legge materna a proposito dell'ora («se ti dico di tornare alla tal ora torni alla tal ora, non un minuto dopo»). Compensa il generico divieto di uscire con la lettura dei romanzi d'appendice pubblicati sui giornali, I signori di Mogador, Affinché nessuno muoia, Mia cugina Rachele, La cittadella. Si astrae immaginandosi storie e incontri che sfociano in orgasmi serali sotto le lenzuola. Si sogna puttana e al contempo ammira la bionda della foto, così come altre compagne di scuola più grandi che la rimandano al suo corpo ancora invischiato in un bozzolo informe. Vorrebbe essere loro.”
Il mutare del mondo intorno che, a volte, assume i tratti di una rincorsa verso qualcosa di migliore che tutti - senza incertezze né dubbi – si illudono magico, e tale da incendiare menti e renderle orgogliose per la fortuna di vivere un tempo nel quale ogni giorno sembra preludere al successivo ancora più entusiasmante. In esso cento cose nuove saranno ad attendere il singolo senza il bisogno di ingraziarsi alcuno! No, solo l’essere lieto di vivere in un tempo che tutti trascina, non si sa bene verso dove, ma comunque in un’esistenza in cui il giorno successivo sarà – certamente! - migliore di quello che lo ha preceduto…
“Nell'immediato, il desiderio più pressante era quello di possedere un giradischi e almeno qualche vinile, oggetti cari di cui si poteva godere in compagnia o in solitudine, all'infinito, fino a non poterne più, oggetti che facevano entrare di diritto nella tribù giovanile dei più evoluti, dei liceali benestanti, quelli che indossavano i montgomery, che chiamavano i genitori «i miei vecchi» e dicevano bye per dire arrivederci.”
Ma forse l’aspetto più sorprendente di alcuni ricordi, in genere dispersi da gran tempo, è quello di far ricomparire immutati volti scomparsi da anni, che pure hanno camminato con noi per lungo tempo per poi perdersi in diramazioni frequenti lungo le strade del vivere. D’improvviso, eccoli venirci incontro, vivi dentro come un tempo, interrompendo nel modo più inatteso il lungo esilio intercorso. Ragioni di lavoro, affetti trovati altrove, traslochi su grandi distanze che non permettono più quelle comparse ripetute dettate da anni in comune: frequentazione di stessi luoghi, essere colleghi negli impegni di lavoro o compagni di hobby, hanno troncato di netto catene pensate più resistenti dell’acciaio eppure crollate in pezzi in istanti, oltre ogni convinzione... Memorie inattese squarciano d’improvviso le nebbie di anni, se non di decenni, dal passato remoto, ed eccoli ricomparire identici nelle fattezze mentre, possiamo esserne certi, incontrandoli per un caso imprevisto, non ci sarebbe capitato nemmeno di riconoscerli. Una delle sorprese sorprendenti e inspiegabili della singola vita!
“Sulla musichetta del Ponte sul fiume Kwai sentivamo che stava per iniziare la più bella estate della nostra vita. Aver passato la maturità ci conferiva d'un tratto una dignità sociale, come se non avessimo tradito la fiducia che la comunità degli adulti aveva riposto in noi. I genitori si dividevano le persone da avvisare per far sì che nessuno tra parenti e amici restasse all'oscuro della grandiosa notizia. C'era sempre qualcuno pronto a scherzarci su, «ora che sei matura, beato chi ti coglie!».”
Innegabile - da questi tanti ricordi di atteggiamenti e mode di un tempo non remoto, varianti oggi a ritmi vieppiù accelerati – il derivare di un obbligo imposto ai pensieri giovanili, sempre in ebollizione per aggiornarsi nel minor tempo possibile, di adeguarsi rapidi in risposta alle troppe mutazioni sociali in ogni campo… e, purtroppo, tanto spesso malefiche per il soggetto accogliente!
È inevitabile aprirsi ai nuovi tempi che bussano incombenti, con sempre maggior ardire, alle porte della ragione. Queste, serrate un tempo a doppia mandata, oggi sono divenute di apertura più scorrevole a nostra insaputa. Le novità accedono più facilmente che all’epoca di padri o nonni, arrivando a stupire financo il soggetto che – dipendesse da lui – sceglierebbe cambiamenti meno celeri in modo da non provocarsi dentro sconvolgimenti non facili a smaltirsi…
“Il susseguirsi sempre più rapido degli oggetti faceva indietreggiare il passato. Le persone non si chiedevano più a cosa servissero le cose, avevano semplicemente voglia di possederle e soffrivano di non guadagnare abbastanza per potersele permettere subito. Si abituavano a staccare assegni, scoprivano le «agevolazioni di pagamento», i prestiti della Sofinco. Erano a proprio agio con le novità, fieri di usare l’aspirapolvere o un asciugacapelli elettrico.”
In ogni campo le novità paiono voler soppiantare le credenze che da sempre avevano avuto valore. Come se il progredire della modernità, delle nuove invenzioni, dei progressi acquisiti in ogni campo, dei “nuovi” rimedi alle disgrazie più antiche cui l’uomo è stato periodicamente soggetto, volessero addirittura sconvolgere la storia del passato, quasi fossimo diventati abitanti di un altro pianeta venuti a popolare le strade terrestri dell’oggi o, ancor peggio, del domani! È lo svilirsi delle religioni progressivamente indebolite come un qualcosa di poco utile e poco spendibile nel mondo nuovo dell’oggi…
“La popolarità del nuovo papa polacco non cambiava le cose. Era l'eroe politico della libertà occidentale, un Lech Wałesa su scala mondiale. Il suo accento dell'Est, la sua veste bianca, i suoi «non abbiate paura» e il suo modo di baciare la terra scendendo dall'aereo facevano parte dello show come le provocazioni di Madonna durante i concerti.”
L’analisi dei tanti cambiamenti, da sempre esistiti ma certo oggi molto accelerati, spinge la gran parte delle persone a mutarsi dentro, non si capisce bene in che modo e a che scopo, ma certo è impossibile, del tutto vergognoso per chiunque, restare ancorato ad abitudini e tendenze ormai destinate a scomparire…
“Passavamo al lettore DVD, alla macchina fotografica digitale, all'MP3, all'ADSL, allo schermo piatto, non smettevamo mai di passare a qualcos'altro. Smettere di farlo significava accettare di invecchiare. E più l'usura del tempo segnava la pelle, logorava impercettibilmente il corpo, più il mondo ci reidratava con novità incessanti. Il nostro disfacimento e il cammino del mondo procedevano in direzioni opposte.”
“E non invecchiavamo. Nessuna delle cose che avevamo attorno durava abbastanza per diventare vecchia, sostituita in fretta e furia dal modello più recente. La memoria non aveva il tempo di associare gli oggetti a delle fasi dell'esistenza.”
“Di tutte le novità il «telefono cellulare» era la più miracolosa, la più sconcertante. Non avremmo mai immaginato che un giorno ci saremmo trovati a passeggiare con un telefono in tasca e a fare chiamate in qualunque posto e in qualunque momento.”
Sono i giorni di un popolo del XX (e XXI) secolo che scorrono sotto la lente d’ingrandimento dell’analisi per mostrarsi, intatti e immutati nella totalità, come un campione di milioni di esseri di mentalità unidirezionale applicata con cento singoli espedienti… 300 pagine scritte di getto, senza divisione alcuna, scandite solo dal ritmo dei giorni, mesi, anni, che corrono rapidi come acqua di un fiume, senza alterazioni né ritardi, preoccupati dal solo rispetto imposto da quel che tutto scandisce: il fluire inarrestabile del tempo!
“I fatti, la realtà materiale e immateriale giungevano a noi sotto forma di cifre e percentuali, i disoccupati, le vendite di auto e di libri, le probabilità di cancro e di morte, le opinioni «favorevoli» e «contrarie». (…) La crisi, concetto oscuro e senza forma, era diventata l'origine e la spiegazione di tutto, la certezza del male assoluto. Non avremmo saputo dire quando fosse avvenuta quella convergenza unanime di interpretazione del mondo.”
Una memoria formidabile, la citazione di decine di personaggi storici, di film, di esponenti di primo piano nella vita culturale e politica francese, una sorta di “Enciclopedia del Tutto” che passa in rassegna, presentando o richiamando in memoria tantissimi volti di politici, attori, contestatori, faccendieri, banchieri, possidenti, che hanno tessuto il contesto sociale della nazione francese in quei decenni. Quello che emerge infine – primario! - da questo “tour de force” è un’Autrice estremamente attenta non solo alle vicende proprie di crescita e di modifica negli atteggiamenti sociali e culturali, ma anche una cittadina molto accorta ai tanti cambiamenti che si stanno verificando nella nazione, quindi un soggetto estremamente aperto verso l’esterno e desideroso al sommo grado di immergersi nella struttura degli eventi per capirne meglio origine, sviluppi e conseguenze, e valutarne gli effetti causati sia nell’immediato che nel prosieguo della storia nazionale.
Un libro da leggere con attenzione, una rimpatriata su anni vissuti senza mai rifletterci sopra a dovere, anche se la nazione non è la nostra ma c’è al fondo una comunanza di sentire e di atteggiamenti davanti a grandi disgrazie o a grandi eventi che ci aiuta – certamente un bene– a sentirci cittadini del mondo!
È lo scenario ideale di chi osserva magistralmente il presente e, vivendolo, può con estrema obiettività, prevederne o comunque attenderne le influenze che, inevitabili, cadranno sui cittadini nel prosieguo del tempo. Una storia della nazione volgarizzata a beneficio di qualsivoglia lettore perché ne tragga il massimo possibile sia a livello personale che a quello dei congiunti che vivono con lui i giorni nel correre della propria vita.
La conoscenza, e ancor meglio la comprensione, di quanto è stato sono di per sé il miglior mezzo per ridurre all’essenziale gli accadimenti di un percorso e prevenirne deviazioni…
“…il futuro è il prossimo uomo che la farà sognare, comprare dei vestiti nuovi, attendere, una lettera, una telefonata, un messaggio in segreteria.”
“Il telecomando aveva accorciato la durata della noia.”
“Il 1968 era il primo anno del mondo.”
Annie ERNAUX: GLI ANNI
Traduzione: Lorenzo Flabbi
L’Orma, 2015 – pp. 300, € 16,00

