La parrocchia dell'Immacolata all'Arenella
Di Antonio La Gala
La parrocchia dell'Immacolata all'Arenella è sorta in conseguenza della forte crescita urbanistica e demografica avvenute a metà Novecento in quel quartiere.
Negli anni Cinquanta gran parte dell’ampia zona attorno a Piazza dell’Immacolata e attorno a Piazza Medaglie d’Oro, quando vi cominciarono a sorgere i primi fabbricati che hanno trasformato il luogo in un’area densamente abitata, era in prevalenza zona agricola.
I numerosi nuovi residenti di quell’area, saliti nei primi anni del secondo Novecento, ebbero una loro chiesa di riferimento, a metà degli anni Sessanta, grazie all’attività di un frate francescano.
L'idea di fondare sulla collina vomerese una nuova chiesa tenuta dai Francescani nacque all'interno del complesso conventuale di San Gennariello, quando, nel 1949, nel quadro del riassetto delle comunità dei Frati Minori Conventuali della Provincia Religiosa di Napoli, fu incrementato il numero dei frati della comunità della Piccola Pompei per soddisfare le esigenze spirituali di fedeli sempre più numerosi.
Alcuni frati sentirono subito il disagio di non poter soddisfare queste esigenze in un tempio che non riusciva nemmeno più a contenere i fedeli che accorrevano alle funzioni. Uno dei nuovi religiosi, frate Egidio Imperato, intraprese allora l'iniziativa di costruire al Vomero un nuovo complesso francescano (una chiesa e un convento), e cominciò a raccogliere offerte.
L'individuazione del sito dove costruire il nuovo complesso non fu immediata.
Dapprima fu individuato un terreno dietro lo stadio, in vico Acitillo, idea scartata a contratto solo da firmare; poi si prese in considerazione un altro terreno dietro la Basilica di San Gennaro; infine fu deciso di acquistare dal Comune i 1.800 metri quadrati del pendio compreso fra Salita Arenella e Piazza Immacolata, piazza allora intitolata alla medaglia d’Oro Luigi Caldieri, e ancora prima dedicata all’artista rinascimentale Giorgio Vasari.
Il contratto fra Comune e Provincia religiosa dei frati fu firmato nel febbraio 1952. Per evidenziare la presa di possesso del suolo, al centro dell'area da edificare fu sistemata una Croce.
Dopo aver deciso di dedicare la futura chiesa all'Immacolata e aver ottenuto, nel febbraio 1953 l'approvazione di un primo progetto, e dopo eseguito con i primi soldi un sommario sterro dell'area fra la Salita Arenella e la piazza, il 28 maggio 1955 si vide un primo risultato: il Cardinale Marcello Mimmi pose la prima pietra del tempio. Madrina della cerimonia fu la signora Angelina Laura, moglie dell'allora sindaco Achille Lauro.
Il 26 dicembre 1956 i frati presero possesso della nuova sede, allora costituito da un primo piccolo complesso, formato da una chiesina in salita Arenella, e da un miniconvento di quattro stanze.
Intanto mentre si continuavano a raccogliere fondi per costruire la chiesa e un convento più grande, sorse un problema: il terreno acquistato dai frati confinava con un terreno della Società del Risanamento destinato ad abitazioni; se il Risanamento vi avesse costruito un fabbricato prima dei frati, esteso fino al confine fra i terreni, i frati avrebbero dovuto fare arretrare la chiesa e quindi realizzarla di dimensioni ridotte. Intervenne una fedele che regalò ai frati una somma sufficiente per iniziare subito la costruzione della chiesa, prima del Risanamento, chiedendo in cambio solo di essere assistita dai frati per il resto della sua vita.
I nuovi lavori iniziarono nell'aprile 1958 e proseguirono con l'aiuto dei fedeli. La benedizione della chiesa e l’apertura al culto avvenne il 4 luglio 1964.
La discesa di Via Fra Nuvolo che separa il complesso religioso dai fabbricati abitativi, fu generosamente realizzata dalla Società del Risanamento. Su Via Nuvolo il complesso ospita un auditorium-teatro e una scuola materna. Fra Nuvolo era un frate architetto che nel Seicento costruì importanti chiese, fra cui quella della Sanità, di San Sebastiano, di Santa Maria di Costantinopoli, di San Carlo all’Arena e il campanile del Carmine.
Frate Egidio si dette da fare anche per avere la nuova denominazione della piazza e sistemarvi al centro una statua della Vergine, su una colonna di granito grigio ricavata dalla demolizione della vecchia stazione ferroviaria di piazza Garibaldi, che in quegli anni veniva abbattuta.
Vicino all’ingresso della chiesa c’è un’edicola dedicata alla Madonna di Lourdes.
Stilisticamente la chiesa è stata progettata, seguendo i modi dell’edilizia religiosa del secondo dopoguerra, con strutture portanti lineari, in evidenza, e improntando l’interno a una spoglia semplicità francescana, un tempio poco adorno.
Negli ultimi anni, l’arricchimento cromatico con vetrate policrome, la colorazione che evidenzia pilastri e travi, e il progressivo arricchimento dell’arredo sacro, ha attenuato l’atmosfera di semplicità francescana con cui il tempio era nato e ha reso l’interno più ridente.
Nelle corte cappelle laterali, tre per lato, gli altarini sono sovrastati da dipinti moderni, cinque trittici e un polittico, alcuni opera del frate Stefano Macario, l’autore del quadro della Madonna di Pompei in San Gennariello. La piccola tela della Madonna delle Grazie, posta a destra dell’ingresso, è opera settecentesca e dono di una pia fedele. La statua della Vergine al centro dell’abside, come nelle altre chiese francescane, è affiancata dalle statue di S. Francesco e S. Antonio, poste in nicchie ai lati dell’abside, Le sculture sono della bottega napoletana di Antonio Lebro.
Nel 1985 è stato inaugurato l’organo e negli anni Novanta le finestre sono state abbellite da vetrate policrome dell’artista Del Frate. Le vetrate maggiori che corrono ai lati dell’aula, in alto, raffigurano le beatitudini espresse nei Vangeli; quelle che corrono in basso, nelle cappelle laterali, sopra i dipinti, illustrano il cantico delle creature di San Francesco, mentre le vetrate dell’abside si rifanno ad alcune espressioni del Vangelo.
All’ingresso una lapide ricorda Padre Egidio, il fondatore del complesso conventuale e primo parroco della chiesa, dal 1965 al 1970.
Dicembre 2025

